Dopo il grande interesse e la partecipazione della passata edizione e l’esperienza del “Cortile dei dubbiosi” iniziano dal 6 aprile (sul territorio astigiano ed in particolare in città) una serie di appuntamenti teatrali che vogliono approfondire la riflessione sulla “crisi” di valori che la nostra società in generale e il mondo cattolico in particolare, si trovano ad affrontare. Commenta Massimo Barbero del Teatro degli Acerbi: “I Camminatori di Domande continuano il loro viaggio. Non c’è un viaggio senza una meta a cui tendere. Una di queste è la speranza. I nostri Francesco (il Papa ed il Vescovo di Asti) ci esortano a non farcela rubare, in questo tempo di crisi, prima di tutto esistenziale, dell’uomo. Dopo le nuove domande e le condivisioni dei “cortili dei dubbiosi” proviamo nuovamente, attraverso il teatro, a cercare nuovi stimoli e riflessioni sulla tematica delle sfide della Fede e della cultura nel nostro tempo. Si dice che la notte è più scura appena prima dell’alba, aprendo gli occhi all’incanto proviamo a cercare il sole dentro al nostro cuore.” Tra le collaborazioni l’ Assessorato alla Cultura del Comune di Asti, la Biblioteca Astense e l’Ufficio Comunicazioni Sociali della Diocesi. L’iniziativa è realizzata grazie al contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Asti ed al sostegno di imprenditori privati, quali l’ Agenzia Cattolica Assicurazioni, la Farmacia Alla Torre Rossa Liprandi, l’impresa “Mascarino Fratelli srl” e la Casa di Riposo Mons.Marello di Asti, Unogas e Siccardi Impianti Elettrici di Cossombrato. Si comincia domenica 6 aprile alle 21 ad Asti al Piccolo Teatro Giraudi con lo spettacolo di casa degli alfieri, scritto e diretto da Luciano Nattino, “Francesco sulla strada, cantico blues tra Assisi e il mondo”. Commenta Nattino, parlando di questa creazione che ha iniziato il suo cammino tre estati fa Asti Teatro 33 ed è in questo periodo ancora in tournèe: “Francesco d’Assisi è un impulso costante che da anni ci insegue, si segnala a noi, ci segna. E questo lavoro di teatro e danza “intorno” a Francesco è un’ulteriore tappa di riflessione sull’attualità del suo messaggio, sulla necessità che abbiamo ancora di lui, per riparlare di futuro e di regole, di cammini e di gesti, e perché no? di economia e di rivoluzione. Come ha fatto lui, allontanandosi di pochi metri da casa ma cambiando tutto, chiudendo con il passato. Non lo trattiamo da biografi. Ci interessa il suo spirito vagabondo, vicino ai vangeli e ai passeri; ci interessa scoprire ancora una volta il cantore della piccolezza, l’asceta senza tristezza, innamorato di madonna Povertà. E per avvicinarci a lui abbiamo trasposto, senza forzature, la sua vicenda agli anni Sessanta del secolo scorso. Ciò non per alterare la sua lezione di vita, le sue (poche) parole, ma per restituire in modo più diretto l’importanza di Francesco per il mondo odierno. Per dire insomma, esplicitamente, che egli “è ancora qui, tra noi”, fisicamente, nel pensiero e nell’azione di tante persone che hanno oggi i suoi stessi principi e comportamenti. E che è alla nostra società che egli si rivolge; è il nostro mondo che egli piange e ama, minaccia e perdona. Riandare agli anni Sessanta serve anche a ricordarci che, nel periodo del “boom”, già si intravedevano i limiti di quello sviluppo che oggi ci appesantisce e ci angoscia (Pasolini dixit). Così i personaggi del nostro lavoro sono due uomini “on the road” di quegli anni e una donna esile e forte al loro fianco o nelle loro fantasticherie. Ma dire “personaggi” è già dire un’opinione sul mondo. I nostri infatti non hanno una precisa identità. Potrebbero essere dei musicisti erranti o dei profughi, dei “sans papiers”: degli individui eternamente in bilico, con tutto il precario di oggetti, gesti e sentimenti che portano con sé. Come Francesco che vestiva di niente, si nutriva di poco e parlava, accessibile a tutti, con la verità del corpo e della poesia, disdegnando i sapienti perché più vicini all’orgoglio. Così a noi piace lavorare su tracce e segni naïf, di danza e musica, di parole e mutismo, scortati da una fragile scenografia e dalle ballate sensitive di Sua Bobbità e di Cohen. Da “alfieri” infatti, da pezzi che corrono trasversalmente sulla scacchiera, continuiamo a frequentare il teatro al di là del teatro, delle sue consuetudini e ripetizioni. Anche in questo Francesco ci aiuta, lui, il più “orientale” dei santi europei, con il suo uso dei paradossi, del gesto senza spiegazioni. Lui, che sfiorando l’estremo, fa scrivere nel suo testamento: “Si guardino i frati dell’accettare quelle chiese o piccole abitazioni, o qualsiasi altra costruzione fabbricata per loro, le quali non si confacciano alla santa povertà che nella nostra regola abbiamo promesso di tenere, e vi abitino sempre come ospiti stranieri e pellegrini.” Ecco: “ospiti stranieri e pellegrini”, lo status dei nostri personaggi, creature che inventano se stesse in una situazione limite, di attesa e meraviglia, conservando la voglia di stupire, di stupirci.” Le fonti del testo sono Sisto Dalla Palma, Antonio Attisani e Christian Bobin; in scena Fabio Fassio, Mariapaola Pierini e Tommaso Massimo Rotella. La scenografia è di Maurizio Agostinetto, con una scelta di musiche da Bob Dylan e Leonard Cohen. L’ingresso è gratuito. Per informazioni e prenotazioni: Teatro degli Acerbi cell. 339/2532921 – info@teatrodegliacerbi.it – www.teatrodegliacerbi.it e su facebook e twitter @teatroacerbi
Ad Asti la seconda rassegna “Le sfide della Fede”
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