E’ ambientato proprio tra le colline astigiane, in un borgo di fantasia dall’evocativo nome di Castelmorte, il primo giallo scritto dal giornalista astigiano Riccardo Santagati e pubblicato in queste settimane, “I delitti di Castelmorte”. Alla vigilia dei festeggiamenti per il millesimo anniversario del paese una serie di delitti funestano la tranquilla vita del paese: un’anziana maestra viene trovata senza vita e, poco dopo, anche il parroco della chiesa di San Sebastiano viene ucciso in sagrestia. Sui delitti indagano un cronista del Reporter Astigiano e una sua amica, appassionata di gialli e impiegata nell’unica agenzia funebre del piccolo centro. A tu per tu con l’autore abbiamo cercato di capire la genesi del romanzo. Come nasce la tua passione per i gialli e quella per la scrittura? “Ho sempre letto molti gialli, soprattutto quelli di scuola classica (Conan Doyle, Agatha Christie, S.S. Van Dine, Rex Stout, Ellery Queen). In particolare, Agatha Christie è quella che mi ha appassionato fin da quando ero ragazzo: non a caso dal 1997 gestisco uno dei siti internet italiani sulla scrittrice. Per quanto riguarda la scrittura credo che, da giornalista, mi venga naturale scrivere, molto più che cantare o dipingere, attività per cui sono a dir poco negato. Quindi ho unito le mie due grandi passioni perché avevo in mente una storia particolare che volevo raccontare agli astigiani”. Dove hai tratto l’ispirazione per la creazione del paese di Castelmorte d’Asti? “Ho scritto di cronaca nera per quasi dieci anni e per lavoro ho girato quasi tutti i paesi della nostra provincia. Sono molto simili tra loro, con il campanile della chiesa che spicca dal centro della piazza, il Municipio, il ristorante tipico locale e una comunità che, in generale, fa una vita tranquilla fino a quando un grave crimine, come può essere un delitto, spezza quell’armonia data sovente per scontata. Ho preso il meglio di alcuni di questi paesi mescolandolo fino a creare una cittadina che si affaccia sulla valle del Tanaro, non distante dal capoluogo, ma con una storia decisamente curiosa alle spalle. Il castello, che oggi integra il Municipio e che dà il nome alla cittadina, evoca inquietanti fatti di sangue e una pestilenza le cui tracce sono ancora presenti nella toponomastica del borgo. E’ comunque un centro abbastanza grande per avere un commissariato di polizia tutto suo”. L’Astigiano offre suggestioni noir? “Una volta non ci credevo ma mi sono dovuto ricredere. La suggestiva Baker Street di Sherlock Holmes, con la nebbia e i lampioni che emergono dall’oscurità, non è molto diversa da alcune atmosfere astigiane durante le notti autunnali. Nell’Astigiano, che sembra apparentemente tranquillo, ci sono state storie drammatiche di omicidi che avvengono anche in famiglie apparentemente normali. Se queste cose capitano nella realtà, possono benissimo succedere in un romanzo, pur con tutte le libertà del caso”. E’ possibile acquistare o ordinare la versione cartacea (18 €) alla libreria Il Pellicano di Asti (corso Alfieri 338), nelle librerie Feltrinelli (o sul sito www.lafeltrinelli.it) oppure direttamente sul portale http://ilmiolibro.kataweb.it. L’ebook (3,99 €) è scaricabile dai maggiori negozi on line (Amazon, iBook Apple, Kobo). Il testo completo dell’intervista sulla Gazzetta d’Asti in edicola da venerdì 1 agosto 2014. MN
Tre domande a… Riccardo Santagati
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