La Regione Piemonte scende in campo contro il gioco d’azzardo. La prima mossa sarà la stesura, prevista dall’art.7 della legge finanziaria 2014, del piano triennale socio-sanitario per il contrasto, la prevenzione e la riduzione del rischio della dipendenza dal gioco d’azzardo patologico, nonché per il trattamento terapeutico ed il recupero sociale dei soggetti affetti da tale sindrome. “In Piemonte – rilevano il presidente della Regione, Sergio Chiamparino, e l’assessore alla Sanità, Antonio Saitta – la spesa per il gioco supera i 5 miliardi di euro e purtroppo negli ultimi anni i pazienti affetti in forma grave da gioco d’azzardo patologico sono più che quadruplicati. Riteniamo sia un dovere morale intervenire su questo settore che rovina centinaia di famiglie e comporta peraltro costi crescenti a carico della sanità pubblica”. “A breve il nostro piano sarà pronto” annuncia Saitta, che intende coinvolgere non solo gli enti locali e le istituzioni scolastiche del Piemonte, ma il vasto mondo del volontariato, le associazioni antimafia, le parrocchie, senza dimenticare le banche e gli istituti di credito: “Nostri interlocutori dovranno essere prioritariamente i commercianti, perché la normativa regionale approvata prevede che dal 1° gennaio 2015 per tre anni l’aliquota Irap sia ridotta dello 0,92% per gli esercizi che provvederanno volontariamente alla completa disinstallazione degli apparecchi da gioco e nello stesso tempo che aumenti dello 0,92% a carico di quegli esercizi nei quali le micidiali macchinette resteranno installate”. Chiamparino intende anche “sollecitare i sindaci del Piemonte ad assumere decisioni sull’insediamento dei locali dove si gioca, per evitare che siano presenti intorno a luoghi sensibili, come le scuole”. Se in Italia la stima dei giocatori d’azzardo patologici varia dallo 0,5% al 2,2% (dati Ministero della Salute), in Piemonte i casi conclamati e quindi presi in carico dai servizi che in ogni Asl e Aso si occupano delle dipendenze sono stati lo scorso anno 1.256, in prevalenza uomini, età media di 47,9 anni con una media di soggetti a rischio che in Piemonte è più alta di quella nazionale. “Se pensiamo che mediamente un paziente in carico ai SerD costa oltre 2.000 euro l’anno con un costo stimato che non tiene conto di eventuali costi aggiuntivi per ricoveri in strutture residenziali specialistiche – aggiunge Saitta – e che in un anno i nuovi utenti sono stati 578, ci rendiamo conto di quanto sia urgente intervenire per impedire il più possibile il diffondersi del fenomeno, aggravato certamente anche dalla crisi economica”. Tutte le Asl del Piemonte hanno servizi per il trattamento del GAP all’interno dei Dipartimenti di Patologia delle Dipendenze, la maggior parte come servizi strutturati specificatamente, un parte minore come gruppi di operatori che si interessano dell’area specifica. Gli ambulatori che offrono un servizio GAP sono 38, mentre le equipe di lavoro 33. Complessivamente il personale pubblico dedicato al GAP ammonta a 207 operatori (quasi tutti a tempo parziale), di cui 40 medici, 62 psicologi, 45 educatori, 22 infermieri, 29 assistenti sociali. Un dato di cui tenere conto è anche quello legato al coinvolgimento giovanile: oltre il 40% dei giovani tra i 14 e i 19 anni dichiara di aver provato a giocare almeno una volta. Sull’educazione e la prevenzione al gioco d’azzardo la Regione nel recente passato si era attivata con una campagna rivolta alle scuole ed aveva coinvolto 8.000 studenti.
Il Piemonte contro il gioco d’azzardo patologico
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