Da ottobre dieci profughi lavoreranno al servizio della Città di Asti, come operai alle manutenzioni dei lavori pubblici, senza oneri per il Comune. Si tratta di una iniziativa organizzata nel progetto Sprar, che vede quaranta rifugiati in attesa di asilo politico inseriti nella nostra Città. I fondi Sprar sono infatti risorse che la Comunità Europea ha destinato allo Stato italiano per l’accoglienza delle persone in fuga da stati in guerra. “Anziché dare semplicemente vitto e alloggio o contributi a fondo perduto, il Piam, che gestisce i quaranta profughi presenti ad Asti – spiegano il sindaco Fabrizio Brignolo e l’assessore ai Servizi Sociali Piero Vercelli – ha studiato un sistema che prevede l’impiego di queste persone in lavori di pubblica utilità: in questo modo l’accoglienza che il nostro paese sta riservando a queste persone viene ricambiata con servizi in favore del Comune e quindi dei cittadini astigiani”. Come ha spiegato l’assessore ai lavori pubblici Bianchino, i dieci profughi di diverse nazionalità verranno impiegati alle aree verdi, alle manutenzioni stradali e alle manutenzioni della segnaletica stradale: in questo modo possono imparare un lavoro e rendersi utili alla cittadinanza. Riceveranno 400 euro al mese, che sono parte dei fondi complessivi stanziati dal Ministero. “Questa politica è coerente con la riorganizzazione che stanno attuando i nostri servizi sociali – continuano sindaco e assessore – per cui anziché dare contributi a fondo perduto alle persone in difficoltà preferiamo chiedere come corrispettivo dei lavori di pubblica utilità: in questo modo le persone non perdono la dimestichezza col lavoro e quindi è più facile il reinserimento sociale, e rendono un servizio ai cittadini”. Sindaco e assessori ricordano che sono già in servizio presso i lavori pubblici della città di Asti tre detenuti che lavorano come volontari e altri tre prenderanno servizio nei prossimi giorni: sei persone che senza retribuzione pagano una parte del loro debito verso la società operando nei cantieri del Comune di Asti.
Ad Asti i profughi diventano “cantonieri” per il Comune
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