“Se i genitori non sono intelligenti, lo devono essere i giudici e lo Stato”. E’ questo in sintesi il pensiero dell’”Associazione papà separati” che mercoledì mattina ha aderito alla mobilitazione nazionale, organizzando un “sit in” davanti al tribunale di Asti per chiedere che la legge sull’affido condiviso venga applicato realmente e non solo sulla carta. “I padri separati non possono essere genitori di serie B, che vedono i figli solamente se la madre lo concede nonostante le decisioni dei giudici – spiega Franco Careglio, presidente dell’associazione -. Vogliamo passare con i nostri figli lo stesso tempo delle madri, vogliamo combattere contro il monopolio della genitorialità. Vogliamo avere gli stessi diritti ma anche gli stessi doveri sia sul piano educativo che economico”. Un appello accorato, che si traduce in concreto sia con iniziative come quella di mercoledì sia con incontri e consulenze ad altri padri, ma anche nonni, compagne di genitori separati, che possono rivolgersi all’associazione che da qualche settimana ha una nuova sede. La Fondazione Goria ha, infatti, messo a disposizione una stanza nella sua sede in via Carducci 43. “In un anno abbiamo raccolto 250 telefonate da padri astigiani che non riescono a far valere il proprio diritto di vedere i figli – continua -. Un diritto che ha come unico interesse il benessere dei minori”. Per i papà separati serve una figura di mediazione che faccia comunicare i genitori laddove i rapporti siano deteriorati. Non si parla di assistenti sociali, che hanno un ruolo ben diverso, ma di qualcuno che riesca ad agevolare i rapporti, spesso difficili, evitando così di ricorrere ai giudici per superare ogni questione. Un altro punto su cui i padri separati sono molti attenti è quello legato alla sottrazione dei minori. “Con le leggi italiane la madre può portare con sé il figlio ovunque, senza metterne a conoscenza il padre che così per lontananza e spese di viaggio rischia di non vedere il figlio per mesi – continuano i papà-. Chiediamo quindi che si limiti il raggio di spostamento a un massimo di 20 chilometri”. Senza parlare poi del mero aspetto economico. Nel percorso per arrivare all’applicazione dell’affido condiviso si arrivano a spendere anche 15 mila euro, fra ricorsi e altre carte denaro che grava su persone che spesso sono state costrette a lasciare la casa dove vivevano e che si arrangiano come possono in un momento socio economico non certo facile. Come Carlo, padre di due bambini, che vive nella cantina della casa dove abitano i due figli e la ex moglie e nonostante questa vicinanza non li vede da 6 mesi. O come quella di papà Gaetano che in solo mese è stato costretto a denunciare una ventina di volte l’ex moglie perché, nonostante ne avesse pieno diritto, gli ha negato di vedere i figli negli orari concordati. O ancora come quella di Gigi che ha vissuto i due lati della separazione, riuscendo a mantenere un ottimo rapporto con Chiara, avuta dal primo matrimonio, una ragazza di 22 ani che ha scelto di spalleggiare il padre anche nella sua lotta per l’affido condiviso e, indossata la maglietta arancione dell’associazione, è scesa in piazza con lui; i problemi sono invece legati al secondo figlio, avuto dall’ex compagna che ora nega le visite sia a Gigi che a Chiara. Storie simile a tante altre raccolte dal 2011 ad oggi dall’associazione che è su Facebook , e su internet www.papaseparatiasti,it (info 388/954.4400).
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