“A fine settembre, a Venaria, si è svolto il maxi-vertice dei ministri della Cultura europei presieduto da Dario Franceschini. In questo incontro, come in quello svoltosi a Firenze, in occasione del forum Unesco per la cultura, il ministro ha sottolineato che “gli investimenti nella cultura sono uno degli strumenti per uscire dalla crisi oltre che uno strumento con cui affrontare il dialogo, la conoscenza reciproca e la comprensione… Sono il veicolo più importante per agganciare la ripresa, per investire sulla crescita e creare nuova occupazione… la cultura non può essere valutata solo attraverso le leggi del mercato”. Parole cariche di significato e di speranza, che contrastano – purtroppo – con la realtà che sta vivendo l’Associazione Museo di Cisterna, che ha dovuto licenziare Annamaria Sacco e Annamaria Omedè, impiegate con un orario part time al Museo Arti e Mestieri di un tempo di Cisterna. Il commissariamento della Provincia di Asti del 2012 aveva causato la perdita del finanziamento che, insieme a quello del Comune di Cisterna, permetteva di coprire parte delle spese che l’Associazione sosteneva annualmente per pagare lo stipendio al personale incaricato dell’apertura settimanale della struttura. Nel 2013, l’intervento della Fondazione Cassa di Risparmio di Asti ha permesso di compensare parte del mancato finanziamento provinciale. Purtroppo nel 2014, anche se il Comune di Cisterna ha erogato il finanziamento degli anni precedenti, la somma non è più stata integrata da quella della Fondazione Cassa di Risparmio di Asti (che ha comunque donato all’Associazione la cifra di 2000 euro) e questo fatto ha portato il Consiglio dell’Associazione Museo a prendere la sofferta decisione. Il museo di Cisterna, fondato nel 1981 da un gruppo di volontari, nel corso di questi decenni è diventato il museo etnografico più importante del Piemonte. All’interno delle 21 stanze distribuite sui tre piani del castello sono illustrate 25 botteghe, attraverso gli oggetti e gli arredi che venivano utilizzati nel passato. Gli attrezzi sono stati raccolti, restaurati e sistemati dai volontari nelle stanze del castello. L’edificio, che ospita il museo, negli Anni Ottanta era fatiscente. L’abbandono negli Anni Sessanta da parte del Comune, che aveva costruito una nuova sede sia per gli uffici comunali che per la scuola elementare, aveva determinato il progressivo degrado della struttura. Quando i volontari della Pro Loco di Cisterna hanno iniziato a sistemare i primi oggetti nei locali della zecca, si sono ritrovati a dover provvedere anche alla sistemazione degli spazi. Nel corso di questi 33 anni i volontari della Pro Loco prima e dell’Associazione Museo poi (che ha sostituito la Pro Loco nella gestione del Museo nel 1991) si sono preoccupati di reperire i fondi, con i biglietti di ingresso al museo, attraverso la realizzazione di feste, cene, iniziative varie, per coprire la percentuale di finanziamento che doveva essere sostenuta ad integrazione dei contributi della Regione Piemonte. Grazie al lavoro instancabile dei volontari sono stati ristrutturati i vari spazi dell’edificio: i locali della zecca, le undici stanze dell’ultimo piano, le sei stanze espositive del piano nobile, il salone centrale, la sala oscura, la sala rossa, la sala consiliare, la torre – porta (sede degli uffici), la cucina, l’osteria, lo scalone di accesso al castello, il porticato e la facciata del castello, il giardino dei cipressi. All’impegno dell’Associazione si è affiancato quello dell’Amministrazione Comunale che ha provveduto a recuperare i bastioni, il tetto, l’intonaco esterno dell’edificio, la controsoffittatura dell’ultimo piano, la strada di accesso al castello. L’azione congiunta di Associazione e Comune, insieme a quella della Regione e dello Stato, hanno consentito di salvare un edificio storico e di recuperare gli oggetti della cultura materiale legata al mondo contadino. Alla fine degli Anni Novanta l’importanza della collezione ha portato la Provincia di Asti a distaccare al Museo del personale assunto con il progetto dei lavori socialmente utili, che ha permesso di aprire al pubblico il museo dal martedì al sabato, mantenendo l’orario domenicale a cura dei volontari dell’associazione. La presenza del personale provinciale ha consentito l’attivazione di laboratori didattici per le scuole, l’accoglienza non solo dei gruppi di turisti, ma anche di quelli occasionali che si recavano nella zona situata a cavallo tra Roero e Astigiano. Lo stesso personale, scaduto il termine dei progetti socialmente utili, è stato assunto dall’Associazione Museo grazie al contributo del Comune di Cisterna e della Provincia di Asti, che avevano stipulato un accordo decennale per il sostegno del progetto museale. La crisi che ha colpito l’Associazione Museo riporterà la stessa alla situazione di venti anni fa, quando il museo veniva aperto la domenica e su prenotazione. Senza la presenza di Annamaria Sacco e Annamaria Omedè, i volontari del Museo – con notevole impegno dal punto di vista organizzativo – potranno garantire solamente l’apertura domenicale e quella per le visite guidate prenotate e per le scolaresche; il territorio perderà l’unica struttura museale della Provincia di Asti aperta al pubblico durante la settimana. Triste epilogo di un progetto nato per salvare quei beni demoetnoatropologici la cui tutela e conservazione dovrebbero rappresentare la base su cui costruire il futuro del nostro territorio”. Associazione Museo di Cisterna
Il licenziamento del personale al Museo di Cisterna d’Asti
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