“Sono anni, che continuo a incrociare a vario titolo la ormai famosa Arazzeria Scassa. Indiscutibilmente, si tratta di un buon artigiano. Esattamente, come altri artigiani che fanno del ferro battuto un’opera d’arte, e per fortuna ne esistono ancora, o come i falegnami, maestri d’ascia nel vero senso della parola. Allora parliamo di arte. Ad Asti, esiste un museo a cielo aperto, mai pubblicizzato e purtroppo sconosciuto agli abitanti : il cimitero di viale D. Bianco. Forse troppo pochi sanno, che all’interno cimitero esistono vere e proprie eccellenze, che vanno dal ragno che intrappola la mosca in ferro battuto a mano e si può concludere con il mausoleo realizzato niente meno che dal Messina in persona. Sono molteplici le forme d’arte che vi sono rappresentate a vario titolo, frutto di ingegnosi artigiani, ottimi muratori e grandi architetti, che insieme rappresentano il triste passaggio dalla vita terrena a quella eterna, sublimandola a concetto artistico, creando bellezza anche nel momento più triste dell’esistenza di chi resta. A nessuno di essi, se escludiamo il Messina, che ha lasciato alla propria fondazione il compito di promuovere i giovani talenti che si cimentano nella scultura ed un piccolo museo in una chiesa sconsacrata a Milano, contenente le sue opere donate senza contropartita alcuna, a nessuno dei tanti artigiani “artisti” è mai venuto in mente, di proporre alla provincia di residenza prima ed al comune dopo, di dedicargli un museo. Figuriamoci un po’, se ad un falegname, venisse in mente di offrire al comune 50 tavoli e 200 sedie, e di chiedere in cambio, in uno stabile di immenso prestigio, adeguato locale per mantenere la sua attività produttiva, un alloggio costruito su misura per le proprie esigenze ( magari lavorando si è pure fatto male e così è portatore di handicap), uno show room dove esporre inginocchiatoi, panche e ovviamente i tavoli e le sedie, ed addirittura un museo personale in vita, magari a tempo determinato, così da vivere serenamente questi ultimi 25 anni di vita, senza mettere limiti alla provvidenza. Cosa ci aspetta dalle amministrazioni ? Equità verso tutti le attività produttive ? No, solo il falegname. Perché ? Perché il falegname usa ancora la pialla identica a quella dell’anno mille, la sega dell’ottocento e copia i mobili Luigi XV . Ovvero, esattamente l’arazzeria Scassa. Con l’aggravante dell’accollo da parte del comune di tutte le spese di gestione. E’ ovvio, che in questo scorcio di italica storia, così tribolato, non mi resta che unirmi al grido di dolore nel vedere che milioni di soldi nostri, se ne vanno per gli amici, in barba ad una città devastata nel decoro urbano e prima solo nelle classifiche della microcriminalità; a quei consiglieri che lottano per po’ di giustizia, come il puntuale lavoro fatto dalla consigliera Bosia o i combattivi Grillini ed anche a chi siede nei banchi dalla maggioranza, dico un grazie grosso così. A loro non mancherà il mio sostegno, anche legale, affinché un’amministrazione che trasloca un museo prima del consenso del consiglio comunale, impegnando una cifra folle dei cittadini aumentando tutte le tariffe esistenti e tagliando quei servizi che moralmente si è obbligati a fornire a chi è meno fortunato, come quelli di sostegno a gli studenti portatori di handicap, sia severamente punita della legge e con il voto dei cittadini ormai esausti dello stato attuale delle cose”. Biagio Riccio, presidente Confartigianato Asti
Arazzeria Scassa. La parola a Biagio Riccio
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