Che aria si respira nell’Astigiano? La risposta è contenuta nei dati raccolti da Arpa Piemonte grazie alle quattro stazioni di rilevamento, di cui una mobile, installate ad Asti e nel comune di Vinchio. Nel capoluogo provinciale i problemi legati allo sforamento giornaliero della concentrazione di Pm 10, sigla che identifica le particelle microscopiche di polvere e fumo cancerogene per l’uomo, sono già noti dopo l’allarme lanciato da Legambiente con il dossier “Mal’aria 2015”. In esso veniva sottolineato che Asti, assieme a Torino e Alessandria, nei primi mesi del 2015 ha già fatto registrare un giorno su due il superamento della soglia massima consentita di 50 microgrammi/m3. Illustrando i dati delle stazioni “Baussano” (di traffico, ossia che misura principalmente le emissioni inquinanti dei veicoli, posta nel cortile della scuola Baussano di corso Don Minzoni) e “D’Acquisto” (stazione di fondo, che rivela l’inquinamento integrato di diverse sorgenti), i tecnici di Arpa Piemonte Elena Scagliotti e Cristina Otta hanno sottolineato che in Asti, sebbene il trend sia in miglioramento dal 2009, persistono problemi legati allo sforamento giornaliero di Pm10 e ozono, in particolare – per l’ozono – nel mese di giugno, il più caldo del 2014. Bollino verde invece per le concentrazioni di biossido di zolfo (SO2), monossido di carbonio, benzene e benzo(a)pirene nel PM10. Situazione analoga per la stazione San Michele di Vinchio, dove è stato registrato un maggior numero di superamenti della soglia di informazione di ozono, causato dal posizionamento della centralina in zona più sopraelevata rispetto ai presidi astigiani. Interessante documentazione è stata prodotta anche con il lavoro “sul campo” del laboratorio mobile, che ha preso in esame i comuni di Coazzolo (sito rurale, lontano da insediamenti industriali), Mombercelli (su richiesta della stessa Amministrazione comunale) e Villafranca (attraversata da una fitta arteria stradale). Le campagne, durate circa 30 giorni ciascuna, hanno permesso di monitorare le particelle inquinanti prodotte dalle industrie di zona e i dati sono in linea rispetto a quanto rilevato già ad Asti. In particolare, confrontando le misurazioni di Villanova e San Damiano (quest’ultima oggetto di studi nei mesi precedenti) si evince che gli inquinanti sono principalmente presenti nelle zone adiacenti agli insediamenti industriali, segno che l’altezza dei camini di scarico è relativamente contenuta e non consente la dispersione ad ampio raggio delle microparticelle. L’Arpa sottolinea percentuali “significative” di biossido di azoto e Pm10 a Villanova mentre a San Damiano è da tenere sotto osservazione, oltre al Pm10, la concentrazione di benzene. L’incontro è stato anche un’occasione per i saluti di congedo del direttore della sezione astigiana di Arpa, Flavio Duretto, che presto abbandonerà la posizione dirigenziale per ricoprire un nuovo ruolo nella sede centrale. Nelle battute finali Valentina Cerigo (Servizio Ambiente della Provincia di Asti) ha illustrato gli indirizzi intrapresi dalla Regione e che troveranno luogo nel nuovo piano per la qualità dell’aria in fase di scrittura. Occhi puntati sul miglioramento della mobilità territoriale (con l’abbattimento del traffico veicolare privato supportando il trasporto pubblico e le piste ciclabili), maggiori controlli sulle emissioni delle attività produttive inquinanti e misure per il riscaldamento civile. Un progetto articolato che si arricchirà dei contributi pervenuti dai cittadini, ai quali è richiesto di compilare un questionario anonimo (disponibile fino al 31 agosto al seguente link: www.regione.piemonte.it/ambiente/aria/consultazione.htm) che aiuterà a valutare la percezione che il territorio ha rispetto a quanto fino ad ora è stato fatto dall’Amministrazione per contrastare l’inquinamento atmosferico e permetterà ai cittadini di collaborare attivamente alla redazione del testo definitivo che andrà in votazione. Fabio Ruffinengo
L’Arpa promuove l’aria dell’Astigiano ma gli occhi sono puntati su ozono e Pm10
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