Università, vecchia Caserma, poi Santa Maria Nuova, deviazione per la statua di Alfieri, piazzetta Italia, poi il vecchio Ligure, Comune, San Paolo, fino alla stazione. E ritorno, risalendo per l’affresco all’inizio del vecchio ghetto, Sinagoga, Palazzo Mazzetti, Biblioteca, e ancora più avanti verso la chiesa di Santa Caterina. Poi piazza del Cavallo e Cattedrale. Più che un giro turistico, un giro alla caccia di Pokemon. Anche la nostra città, infatti, risulta totalmente immersa nella realtà virtuale (anche se il termine giusto è “aumentata”) di PokemonGo videogioco dal successo planetario, che sta coinvolgendo milioni di utenti. Esistono anche ad Asti e sono tra noi: si riconoscono dalla camminata assorta e spezzettata, lo sguardo fisso allo schermo del telefono, le improvvise giravolte, le occhiate complici al tacito riconoscimento di un altro giocatore, gli inspiegabili sorrisi. I Pokemon (crasi per “pocket monster”, piccoli mostri) sono un prodotto videoludico giapponese, e hanno radicato il loro successo nel cuore degli anni ’90, con la propulsione di una meccanica di gioco semplice e una grande esposizione televisiva, complice una fortunata serie di cartoni animati. Dopo più di decennio di sonnolenza, concesso anche a Omero, grazie alla tecnologia degli smartphone, la software house Niantic, tre anni fa, ha iniziato a lavorare a questo progetto. Il gioco è gratis, basta scaricare l’applicazione, ed è di una facilità disarmante: usando il gps del telefonino, utilizzando le mappe di Google, il software riconosce la posizione del giocatore e gli offre una cartina della città. Oltre al consueto ricamo di vie, piazze e incroci, Asti però si presenta piena di nuovi punti di interesse, invisibili agli occhi. Sono finestre virtuali di interazione con il gioco: le Palestre, piccoli agoni in cui far combattere o addestrare il proprio esercito di piccoli mostri, e i ben più numerosi Pokestop, prossimali a luoghi notevoli del mondo vero. Avvicinandosi fisicamente ad essi, l’utente può attingervi risorse che saranno utili per lo sviluppo dell’avventura. Sulla definizione di luogo notevole, occorre aprire un ampio ombrello semantico: lo sono i luoghi di culto (in città molti), i luoghi pubblici (dal Comune alla Posta, fino alle banche e al Mercato Coperto), i monumenti, certe piazze, alcune insegne, i giardini pubblici. “Un posto sicuro e pubblicamente accessibile, sia che fosse un’opera d’arte sia che fosse un importante elemento architettonico o una particolare attività locale”, questa la vulgata che John Hanke, Ceo della casa sviluppatrice del gioco, ha dichiarato. Se da una parte, qualsiasi istituzione o attività può far richiesta per essere tolta dalla lista (anche se, per ora, nessun inconsapevole custode di Pokestop o Palestra ha espresso il suo fastidio), dall’altra si aprono praterie per nuove formule di business. In un futuro molto prossimo, infatti, la Niantic ha deciso di aprire il dialogo sulla possibilità di inserire Pokestop sponsorizzati (ovviamente a pagamento per l’esercente), con una percentuale scalare di interesse per gli utenti. Un caso esemplare di triplo vantaggio: l’esercizio commerciale aumenta il traffico e la casa ritaglia un nuovo guadagno, per tacere dei giocatori.
Anche ad Asti il giro alla ricerca di PokemonGo
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