Il Sindaco di Roma Virginia Raggi sta assistendo allo sprofondamento della sua città nell’immondizia mentre tutti, persino della stessa parte politica, le rifiutano un aiuto per risolvere la crisi. Improvvisamente e in controtendenza, l’amministrazione astigiana a trazione Pd offre generosamente i suoi impianti capaci in passato di aiutare Napoli ed oggi già impegnati con la città di Genova. Sulla disponibilità dimostrata ci sorgono ben tre perplessità: una di natura tecnica, una di carattere politico e l’ultima riguardante la comunicazione. Secondo il Catasto Rifiuti, il Comune di Roma, con i suoi quasi 3 milioni di abitanti e una produzione procapite di 388 kg annui di immondizia indifferenziata, produce annualmente 1,1 milioni di tonnellate di rifiuto urbano indifferenziato. Dai dati della Regione Piemonte si evince che la provincia di Asti, con i suoi 219.000 abitanti e una produzione pro capite di 158 kg annui di immondizia indifferenziata, produce annualmente 34.700 tonnellate di rifiuto urbano indifferenziato, non tutto pretrattato dagli impianti astigiani. Il solo Comune di Roma produce evidentemente una quantità di rifiuti ben superiore (32 volte!) a quella con cui ha normalmente ha a che fare l’intera Provincia di Asti. Nel 2015 sono arrivati ad Asti i rifiuti indifferenziati da Genova e anche per il 2016 gli accordi interregionali hanno previsto di proseguire il servizio di trattamento di altre 16.000 tonnellate provenienti dal capoluogo ligure che vengono poi avviate allo smaltimento finale in discariche fuori provincia di Asti perchè la capacità ricettiva della discarica di Cerro Tanaro è quasi completamente esaurita. Attualmente i rifiuti astigiani e quelli liguri comportano la saturazione delle 44.000 t/anno di cui all’autorizzazione dell’impianto di Trattamento Maccanico Biologico. Non sarebbe quindi possibile far entrare negli impianti astigiani neppure un chilo dell’immondizia romana. Risulterebbe complicato anche ampliare la potenzialità dell’impianto considerato la difficoltà degli iter burocratici e degli studi di impatto ambientale, oltre a verificare che gli impianti abbiano una maggior capacità tecnica e logistica rispetto a quella attualmente autorizzata. Ecco quindi la nostra perplessità di natura tecnica: come pensa il Sindaco di aiutare Roma con impianti già saturi con gli attuali livelli di trattamento dell’immondizia? Politicamente ci domandiamo come si possa proporre una seppur lodevole ma improbabile collaborazione a un’altra città quando le segnalazioni di cittadini, giornalisti e consiglieri comunali circa i rifiuti per le strade astigiane, che talvolta ricordano proprio quelli delle vie romane, suggerirebbero maggior attenzione in loco piuttosto che altrove, soprattutto per una città che si prefigge di diventare accogliente per i turisti. Per quanto riguarda l’aspetto comunicativo poi, un’Amministrazione a trazione Pd che, in solitaria, diffonde notizia di un’offerta d’aiuto di questo tipo, persino in contrasto con la sua stessa dirigenza locale che sui social network continua a dileggiare il Sindaco di Roma in merito alla situazione rifiuti, ci insinua il dubbio che si possa semplicemente trattare di una trovata pubblicitaria spesa in prossimità dell’imminente scadenza di mandato. I Consiglieri comunali di Asti Clemente Elis Aceto Massimo Scognamiglio
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