Il Comitato Vitivinicolo Nazionale ha dato il via libera venerdì scorso alla modifica del disciplinare che regola la produzione del Brachetto d’Acqui docg , cioè della versione non dolce del vino e dello spumante a base di uve brachetto. Un progetto che il Consorzio di Tutela del Brachetto, guidato da Paolo Ricagno, aveva presentato tempo fa e che ora diventa realtà, anche se si dovrà attendere la prossima vendemmia per vedere le prime bottiglie di Brachetto d’Acqui docg dry. Un progetto che affonda le sue radici nella storia del vitigno e del vino Brachetto. Già agli inizi del ‘900, infatti, alcune testimonianze raccolte nella zona di Strevi, caratterizzata dalla diffusa presenza di piccoli produttori, riportavano la presenza massiccia di una delle produzioni vinicole tradizionali quale quella del Brachetto, ma nella versione “secco”. Nei paesi dell’Alto Monferrato il Brachetto secco veniva servito fresco insieme ai piatti della tradizione popolare, acciughe al verde, salumi e formaggi. Nonostante a quei tempi le tecniche di pastorizzazione non fossero ancora conosciute e applicate, le piccole Cantine avevano sempre investito nel Brachetto secco, un vino fermo adatto a tutto pasto. Tra le Case vinicole che vinificavano Brachetto nella tipologia semisecca c’erano le Cantine Spinola. L’enologo Rapetti, una autorità in tema di Brachetto Secco lo consigliava addirittura in abbinamento con lo stoccafisso. Un’altra testimonianza storica che certifica la vinificazione del Brachetto Secco è l’oste Carlo Lazzeri dell’Enoteca Regionale di Acqui “Terme e Vino”. «Intorno agli Anni Ottanta – racconta Lazzeri – sbicchieravo Brachetto Secco delle Cantine Spinola soprattutto come aperitivo, molto apprezzato grazie al suo gusto non troppo dolce e leggero. In quegli anni il Brachetto Secco era selezionato anche nei concorsi enologici ad Acqui Terme». Soddisfazione per l’approvazione della variazione al disciplinare che consente la produzione di Brachetto d’Acqui non dolce, è stata espressa dal presidente del Consorzio, Paolo Ricagno che ha commentato così il via libera del Comitato Vitivinicolo Nazionale: «È il riconoscimento a un progetto su cui puntiamo da tempo e che interessa alle aziende del comparto. Essere riusciti ad ampliare la gamma dei prodotti a base di uve brachetto apre certamente nuove opportunità di crescita per una filiera che non merita la crisi in cui si dibatte da troppi anni. Il Brachetto d’Acqui o Acqui non dolce – ha aggiunto Ricagno -, insieme alle altre tipologie dolci, ha tutte le caratteristiche per dare impulso al settore. Le Case spumantiere ci credono e noi del Consorzio con loro faremo tutto il possibile per avviare al meglio questo progetto». Si riconosce anche il ruolo decisivo svolto dalla Regione Piemonte che ha seguito e supportato tutto l’iter per questa nuova tipologia.
Via libera all’Acqui Dry Docg, il Brachetto spumante in versione non dolce che si rifà alla storia del vino rosso aromatico piemontese
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