L’oro del Tanaro, ottenuto setacciando le sabbie nei pressi di Alba, è stato tra i richiami della quinta edizione di Hastagems, ospitata ieri per tutto il giorno nel chiostro di Palazzo del Michelerio. Aperto alle visite il Museo Paleontologico, mentre nell’ex chiesa del Gesù è continuato l’allestimento della mostra fotografica di Sergio Ardissone, “Testimoni – Un mondo che scompare”, che verrà inaugurata giovedì 26 aprile alle 18.
Pagliuzze e pepite d’oro, provenienti da una dozzina di fiumi piemontesi, hanno sollevato curiosità nei visitatori e sollecitato Edoardo Maina, torinese, che ha setacciato le sabbie dei corsi d’acqua per quarant’anni, a raccontare le sue avventure. Ora espone i frutti delle sue ricerche nelle mostre mercato come Hastagems, organizzata sotto l’egida del Parco Palentologico Astigiano.
La rassegna, dedicata a minerali, gemme, cristalli, pietre dure e fossili, ha fatto trovare agli occhi più attenti la giada (omphacite) delle Alpi del Monviso. Apprezzati il quarzo con corniola dell’India, la tormalina nera del Brasile, il dioptasio del Congo, l’azzurrite del Marocco e la celestina del Madagascar. Sempre attraenti i blocchi di ametista, mentre le pietre dure si sono fatte ammirare anche in anelli, bracciali e collane. Numerosi appassionati allo spazio sulla cristalloterapia, ricchi di fascino gli amuleti contro gli spiriti cattivi esposti dalla popolazione del Dogon (Mali) all’ingresso di casa. Molto varia anche la scelta di minerali delle Valli alpine piemontesi e valdostane, mentre l’astigiano Bruno Marello ha esposto 250 macrofotografie sui minerali delle cave di Pietra di Luserna.
Tra le curiosità, accanto ai pesci fossili del Brasile, i gusci di uova di struzzo del Sahara e le vertebre fossili di squalo.
Sempre nell’ambito di Hastagems, interesse ha suscitato lo spazio allestito dal Museo Paleontologico con propri reperti mai esposti ad Asti e presentati dal paleontologo Piero Damarco: gli icnofossili, tracce di organismi praticamente sconosciuti risalenti dai 60 ai 32 milioni di anni fa, e i molluschi fossili (3 milioni di anni) rinvenuti nella Riserva naturale di Valle Botto e nell’area del Tanaro. Molto osservato anche il pezzo di tronco, ritrovato anni fa a Bruno, finito nel mare Padano e completamente mangiato dalle teredini, i temibili molluschi responsabili, fino agli inizi dell’Ottocento, della perforazione degli scavi delle navi in legno.
Il 25 aprile il Museo Paleontologico resterà chiuso
Dal 26 gli spazi del Michelerio saranno riaperti alle scuole e alle visite individuali e di gruppo guidate. Giovedì 26 sarà anche inaugurata, alle 18, la mostra del fotografo astigiano Sergio Ardissone “Testimoni – Un mondo che scompare”. Orario di visita fino al 17 giugno: martedì – venerdì 15-19; sabato, domenica e festivi 10-13; 15-19. Ingresso libero (lunedì chiuso).
Il 29 aprile torna “Tracce vicine di mari lontani”
Nuovo appuntamento, domenica 29 aprile, con “Tracce vicine di mari lontani”, l’iniziativa ideata dal Parco Paleontologico Astigiano in particolare per le famiglie.
Appuntamento alle 10 al Museo dei fossili (Palazzo del Michelerio, corso Alfieri 381) per la visita guidata. Seguiranno i laboratori didattici per bambini. Alle 14, dopo il pranzo libero a cura dei partecipanti, escursione guidata nella Riserva naturale di Valle Botto con visita all’affioramento attrezzato di fossili (conchiglie di tre milioni di anni fa) e, in un’area appositamente predisposta, simulazione di scavo per i più piccoli.
Quota di partecipazione: 10 euro adulti, 6 euro ragazzi fino a 14 anni. Prenotazioni: 340.3506539; enteparchi@parchiastigiani.it.
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