Lo sfondamento del fronte italiano durante il primo conflitto mondiale, determinatosi a seguito dell’attacco eseguito con tattica innovativa a Caporetto dalle forze tedesche il 24 ottobre 1917 ha avuto due narrazioni differenti, prima e dopo la metà degli Anni ’60 del XX secolo. Sin dai giorni immediatamente successivi all’evento bellico che portò ad un arretramento di circa 150 chilometri delle nostre linee, poi riposizionate a difesa sul Piave, si diffuse nell’Esercito e nel Paese la convinzione che il cedimento delle truppe fosse stato determinato dallo scarso valore dei soldati di alcune grandi unità , da estesi episodi di intelligenza con il nemico e da un rifiuto a continuare la guerra favorito dall’opera di movimenti pacifisti indirizzati allo scardinamento dello Stato,sul modello di quanto avveniva in Russia. Questa linea di pensiero, avvalorata da un bollettino di guerra, in cui il Capo di Stato Maggiore, Luigi Cadorna, accusava di viltà molti reparti trovò la sua consacrazione popolare ne “La leggenda del Piave”, canzone scritta nel 1918 in cui si parlava appunto di “tradimento” e di “onta consumata a Caporetto”. L’avvento successivo del regime fascista monumentalizzò la Grande Guerra facendone un forte strumento di propaganda e non fu disponibile ad alcun approfondimento che potesse mutare la visione storico-militare del conflitto in generale e dell’episodio di Caporetto in particolare. Si dovette arrivare all’inizio degli Anni ’60 perché la vicenda iniziasse ad essere indagata con una nuova attenzione dagli storici e, nel 1964, fu pubblicato, per la prima volta e postumo, il diario personale che Angelo Gatti, colonnello di Stato Maggiore con ruolo di storiografo del Comando Supremo, aveva scritto in contemporanea ai fatti. In questo documento Gatti, costantemente a stretto contatto con Cadorna e tutti i maggiori capi militari, nonché con massimi esponenti della politica di governo, pone l’accento sulla almeno parziale inadeguatezza di piani e comandanti, più che sulla scarsa combattività o addirittura fellonia delle truppe. A seguito di alcune denunce la pubblicazione venne ritirata, ma la sua importanza di testimonianza da un osservatorio tanto connesso alle alte sfere decisionali fu indiscutibile per ristabilire la verità storica. Una seconda edizione del Diario di Gatti vide la luce nel 1997 dando ( in tempi meno prossimi agli eventi e in un contesto meno divisivo) fonti sicure alla ricerca sui protagonisti dei fatti, sia in campo militare, sia politico. C’è infatti da tener presente che il Diario era una memoria privata, non quella ufficiale che il colonnello Gatti redigeva quotidianamente in qualità di cronista – storiografo del Comando supremo, pur se le riflessioni e memorie personali sono in linea con l’onestà intellettuale, morale e professionale che contraddistingue l’autore. Va ricordato, a questo proposito, che, nel 1925 Gatti, con l’intercessione di Cadorna, propose a Mussolini un’opera sugli avvenimenti militari relativi all’ottobre/novembre 1917. Il “Duce” dapprima diede il suo assenso, poi lo ritirò dicendo che agli italiani in quel momento servivano miti e non analisi storiche. L’importanza dell’opera di Angelo Gatti al fine di delineare una verità inedita sulle cause di Caporetto (un avvenimento tuttora usato nel linguaggio comune come sinonimo di disastro totale) non è sfuggita all’Assessorato alla Cultura del Comune di Asti, che ha voluto organizzare, per mercoledì 24 ottobre alle 21, sul palcoscenico del Teatro Alfieri un incontro-dibattito in cui Alessandro Barbero, storico italiano di prima grandezza, dialogherà con il giornalista Vanni Cornero, l’assessore alla Cultura, Gianfranco Imerito, la direttrice della Biblioteca astense Donatella Gnetti, la storica Franca Garesio. Il professor Barbero (autore di numerosissimi saggi, membro del Comitato Scientifico di Rai Storia, oltre che collaboratore di importanti quotidiani come La Stampa e Il Sole 24 Ore) nella preparazione del suo grande affresco su Caporetto, pubblicato di recente ha infatti attinto ampiamente alle notizie fornite da Gatti, dando risposta a molti interrogativi, ancora in sospeso dopo un secolo, su questo dramma nazionale. Accendere un faro sulla figura di Angelo Gatti, militare, storico e letterato di origini astigiane significa riverberare questa luce su Asti, in occasione delle celebrazioni per il centenario della Grande Guerra, dando alla città un evento di ampio rilievo nel panorama di questa importante ricorrenza.
Ad Asti si ricorda il centenario della vittoria della Prima Guerra Mondiale
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