Tre domande a…Roberto Portinari
Finalmente, dopo due anni di silenzio, ritroviamo con grande piacere uno scrittore che, con discrezione, si è fatto spazio nel panorama culturale astigiano: Roberto Portinari.
Roberto è un artista poliedrico, impostosi, inizialmente, come fotoamatore, si è poi affermato come scrittore e critico letterario.
In occasione dell’uscita del suo nuovo romanzo, “Appunti di un dio” (Letteratura Alternativa, 14,90 euro), che verrà presentato ufficialmente al Diavolo Rosso giovedì 4 dicembre alle 18,30, l’autore si racconta e condivide questa sua ulteriore avventura artistica, fedele alla consueta misura e riservatezza che lo contraddistinguono.
Da dove nasce l’idea di “Appunti di un dio”? C’è qualcuno o qualcosa che l’ha ispirata?
“L’esigenza di scrivere questo libro è nata dalla mia attitudine di cercare di cogliere gli spunti dalla quotidianità per trasmettere un pensiero, per tradurre le mie emozioni e provare a comunicarle a chi ha il piacere di leggerle. Nella fattispecie, mi sono chiesto: ‘Come e che cosa potrei scrivere, se decidessi di parlare di dio?’ L’uso della minuscola non vuole essere blasfemo, ma è un preciso meccanismo nell’economia complessiva del romanzo. E così, dal nucleo di tale ispirazione, ho cominciato a comporre come un piccolo mosaico la struttura narrativa, costruendola seguendo la logica della mia inclinazione letteraria: osservare la realtà, modellarla, presentarla con l’offerta di una domanda, di un dubbio, di un conseguente ragionamento”.
Ci parli dei personaggi surreali che lo popolano, e dei loro contrasti.
“I personaggi assumono, per quanto possibile, ruoli ordinari e domestici, pensati per accogliere il lettore e predisporlo a un contesto narrativo familiare. Sfilano così una cameriera, un operaio, alcune anziane signore ben radicate nelle loro abitudini, un compito amministratore di condominio e, infine, la figura di dio, più ardua da ricondurre a una dimensione umana – intento nel quale spero di essere riuscito. I conflitti tra loro scaturiscono da sentimenti universalissimi: incomprensioni minori e maggiori, aspettative disattese, desideri appagati, slanci di rinascita, morte, amore, il valore del silenzio. Ne risulta un microcosmo denso e significativo, condensato in poche pagine”.
Chi è il dio di cui lei parla? E come sarebbe stato se avesse avuto anche una moglie?
“Il dio di cui parlo è l’oggetto della mia analisi ed è caratterizzato da impulsi e reazioni tipicamente umani: affronta problemi legati alle sue responsabilità e cerca di superarli come farebbe uno di noi. La sua quotidianità è presentata in modo semplice e dettagliato: dalla casa all’abbigliamento, dalle abitudini ai pensieri. In una scena arriva persino a chiedersi, in modo provocatorio, come sarebbe stata la sua vita se si fosse sposato: un espediente scelto per aggiungere un ulteriore tratto di umanità alla sua figura”.
Massimo Allario