I lavoratori della Konecta in piazza a Torino
Questa mattina, sotto il grattacielo della Regione Piemonte, si è tenuto il presidio dei lavoratori Konecta, organizzato da Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil regionali per dire no alla chiusura delle due sedi di Asti e Ivrea che impiegano oltre 1100 persone. A metà dicembre l’azienda aveva comunicato la decisione di spostare i dipendenti nella sede centrale di Torino, costringendoli di fatto al pendolarismo.
“Una scelta che mette in grave difficoltà centinaia di persone e colpisce territori già segnati da anni di impoverimento industriale – commentano Sarah Disabato, capogruppo regionale M5S Piemonte e Antonino Iaria, deputato M5S -. Definire questa operazione una semplice riorganizzazione è fuorviante. Con stipendi bassi, molti part time e carichi familiari diffusi, imporre il pendolarismo quotidiano verso Torino significa nei fatti spingere una parte dei lavoratori alle dimissioni. Un meccanismo che rischia di trasformarsi in licenziamenti mascherati, senza assunzione di responsabilità da parte dell’azienda”.
I pentastellati si dicono al fianco dei manifestanti nel chiedere alla Giunta Cirio “una presa di posizione forte verso la proprietà, per aprire un confronto vero sul piano industriale e individuare soluzioni alternative all’accorpamento, che garantiscano continuità occupazionale reale e tutela dei territori”.
“Non si può scaricare il costo delle riorganizzazioni sui lavoratori e sulle comunità locali. Qui non è in gioco solo una sede, ma un pezzo di futuro occupazionale del Piemonte”, concludono.
Anche il Pd è sceso in piazza con i lavoratori.
“Bene che dopo l’interessamento dei sindacati e dei sindaci, si sia aperto un tavolo di confronto con la Regione – commenta il Consigliere regionale Fabio ISsnardi -. Konecta, già Comdata, è una realtà nata ad Asti, economicamente tra le più rilevanti della città. Siamo tutti d’accordo che l’idea del trasferimento dei dipendenti a Torino non è sostenibile e mascheri la volontà dell’azienda di tagliare sul personale”.
Tanto più che l’intero settore appare in crisi, come segnala il Consigliere comunale Michele Miravalle: “Oltre a Konecta, altri due call center, Tecnocall e Mediacom, annunciando di dover licenziare metà dei propri dipendenti in seguito, pare, all’assenza dei volumi di lavoro garantiti da Iren Mercato. Quantomeno su questo fronte, la politica deve essere in prima linea comprendere le ragioni di Iren, multiservizi che ha anche interessi su Asti”.
Aggiunge Maria Ferlisi, Capogruppo in Consiglio comunale ad Asti: “Sosteniamo i sindacati nella richiesta di un nuovo piano aziendale che preveda il mantenimento della sede Asti, fondamentale per l’equilibrio sociale ed economico del territorio”.
Il timore della Segretaria provinciale Elena Accossato riguarda un ennesimo conflitto tra accentramento tecnologico e condizioni di vita nei territori: “Dal sito di Konecta appare chiaro come si punti sulle nuove tecnologie, per esempio l’intelligenza artificiale, a scapito però di condizioni lavorative sempre più precarie nei confronti di chi lavora. Gli esempi migliori nel mondo oggi ci dicono però che lavoro e innovazione, per esempio grazie a una migliore connettività, possono e devono andare di pari passo, con le giuste scelte politiche a fare da supporto”.
In caso contrario per la Provincia di Asti si rischia un ulteriore impoverimento. Conclude Isnardi: “Per queste e altre crisi serve una vera strategia delle istituzioni da mettere in atto nei prossimi anni che parta dal Governo nazionale di concerto con gli enti locali. Il lavoro deve avere condizioni dignitose per le persone e consentire uno sviluppo economico sostenibile, che tenga conto delle esigenze di tutti, e soprattutto non faccia ricadere sulle famiglie dei lavoratori le conseguenze dell’innovazione tecnologica e le scelte sbagliate di multinazionali troppo lontane nella mentalità dai territori”.