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Sequs Asti e il manifesto politico per il 2027: “Perché non possiamo aspettare”
POLITICA
Stella Palermitani 
14 Gennaio 2026

Sequs Asti e il manifesto politico per il 2027: “Perché non possiamo aspettare”

Il gruppo Sequs Asti ha presentato un manifesto politico per il 2027, anno in cui ad Asti si terranno le elezioni amministrative.

“In questi ultimi giorni abbiamo visto emergere attraverso gli organi di stampa locali di Asti, alcune criticità su temi sociali che influenzano notevolmente beni comuni, come la mobilità e l’assistenza verso gli anziani – spiegano i portavoce Giuseppe Sammatrice e Patrizia Montafia -. Già da inizio anno, SEquS Asti ne aveva analizzato  le criticità redigendo il manifesto, un documento che avremmo voluto esprimere fra qualche settimana, ma come succede spesso la politica istituzionale ha una maggiore spinta dinamica durante i periodi di festa , quando “l’altra politica” cerca di respirare”.

Il documento porta con sé uno slogan inequivocabile: “Perché non possiamo aspettare”.

“La crisi ambientale, sociale ed economica che stiamo vivendo non è un caso, un incidente di percorso – precisano -. E’ il risultato di una visione del mondo che ha posto l’essere umano al centro di tutto, legittimando l’idea che ogni forma di vita e ogni bene naturale potessero essere utilizzati, sfruttati o consumati per lucro, profitto o divertimento. Questa visione si chiama antropocentrismo ed è arrivata al suo limite”.

Per Sequs quindi è necessario un cambio radicale di prospettica che significa riconoscere che l’essere umano no è padrone ma parte di un sistema vivente più ampio, fragile e indipendente.

Diversi i punti su cui si concentra il documento. “Asti non è una città senza risorse – si legge -. È una città a cui, negli ultimi anni, sono stati progressivamente sottratti diritti, servizi e funzioni pubbliche fondamentali”.

Per Sequs la qualità dell’aria è tra le peggiori della regione, “con conseguenze dirette sulla salute delle persone”. 

“La sanità pubblica è stata indebolita, con reparti ospedalieri trasferiti altrove e un crescente ricorso al privato – aggiungono gli attivisti -. I collegamenti ferroviari locali sono stati sospesi o ridotti, isolando il territorio e rendendo più difficile vivere, lavorare e studiare senza automobile”.

Secondo il gruppo inoltre la mobilità pubblica urbana “è fragile e insufficiente, mentre il traffico privato continua a crescere, peggiorando inquinamento e qualità della vita”.

“Parallelamente, servizi essenziali che dovrebbero essere garantiti come beni comuni sono stati trasformati in occasioni di profitto”, precisano ancora.

Questo secondo gli attivisti ha prodotto disuguaglianze crescenti: “Tra centro e frazioni, tra chi può permettersi soluzioni private e chi ne resta escluso, tra chi ha voce e chi non ce l’ha”, aggiungono.

“Asti non è diventata più debole per caso. È il risultato di scelte politiche che hanno rinunciato a una visione pubblica della città, preferendo la gestione dell’esistente alla costruzione del futuro – proseguono -. Noi crediamo che un Comune debba tornare a essere garante dei diritti essenziali: diritto a respirare aria pulita, diritto alla salute, diritto alla mobilità, diritto all’abitare, diritto alla cura, diritto al rispetto della vita in tutte le sue forme.

Per Sequs Asti, amministrare significa “rimettere al centro ciò che è stato lasciato ai margini. Perché una città si giudica da come tratta i più deboli, umani e non umani”, concludono.

Ecco il manifesto di Sequs Asti

AMBIENTE, ARIA, SALUTE

La qualità dell’ambiente in cui viviamo non è una questione astratta. È una questione di salute pubblica.

Asti registra da anni livelli di inquinamento atmosferico tra i più alti della regione.

Le concentrazioni di polveri sottili e di ossidi di azoto superano frequentemente i limiti consigliati, con effetti diretti su malattie respiratorie, cardiovascolari e sulla qualità della vita, in particolare per bambini, anziani e persone fragili.

Non si tratta di eventi eccezionali, ma di una condizione strutturale.

Il traffico veicolare privato, l’assenza di un sistema di mobilità pubblica realmente efficace, la scarsa diffusione di spazi verdi e la mancanza di politiche ambientali incisive hanno reso l’inquinamento una normalità accettata.

Accettare questa situazione significa rassegnarsi all’idea che respirare aria malsana sia il prezzo inevitabile da pagare per vivere ad Asti.

Noi non lo accettiamo.

La tutela dell’ambiente è tutela della salute, deve tornare a essere una priorità dell’azione amministrativa. Ridurre l’inquinamento significa prevenire malattie, ridurre la spesa sanitaria futura e migliorare concretamente la vita quotidiana delle persone.

Per questo SEquS Asti considera indispensabile:

  • ridurre il traffico urbano non necessario,
  • rafforzare e rendere attrattivo il trasporto pubblico,
  • aumentare e tutelare le aree verdi,
  • intervenire sulle cause strutturali dell’inquinamento, non solo sui suoi effetti.

L’ambiente non è un tema per convegni. È il luogo in cui viviamo ogni giorno.

Garantire aria pulita non è un favore, né una promessa elettorale:

è un dovere di chi amministra.

MOBILITÀ PUBBLICA E FERROVIE

Riconnettere Asti con il territorio

La mobilità non è solo un problema di spostamenti.

È una questione di diritti, di accesso ai servizi, di possibilità di scelta.

Negli ultimi anni Asti e il suo territorio sono stati progressivamente isolati. Dal 2012 sono state sospese due linee ferroviarie fondamentali:

la Asti–Casale Monferrato e la Asti–Chivasso, collegamenti che garantivano mobilità quotidiana a studenti, lavoratori, anziani e cittadini dei comuni del Monferrato.

A queste sospensioni si è aggiunto un servizio ferroviario insufficiente sulle linee ancora attive, come Asti–Alba e Asti–Acqui Terme, non operativo nei giorni festivi e con frequenze inadeguate alle esigenze reali delle persone.

Il risultato è evidente:

chi vive ad Asti o nei comuni limitrofi è sempre più costretto a utilizzare l’automobile privata, con un aumento del traffico, dell’inquinamento e dei costi individuali.

Chi non può guidare o permettersi un’auto resta escluso.

Questa non è una fatalità.

È la conseguenza di scelte che hanno considerato il trasporto pubblico locale come un costo da ridurre, anziché come un investimento sociale ed economico.

SEquS Asti ritiene che il Comune debba assumere un ruolo attivo e di guida, diventando capofila di un’azione pubblica intercomunale per il ripristino e il potenziamento delle ferrovie locali del Monferrato. Riconnettere il territorio significa ridare vita economica ai comuni periferici, ridurre il traffico urbano e offrire alternative reali all’uso dell’auto.

La mobilità pubblica deve essere:

  • accessibile,
  • affidabile,
  • sostenibile,
  • pensata per le persone, non per i veicoli.

Una città che investe nel trasporto pubblico investe nella salute, nell’ambiente e nella coesione sociale. Asti può e deve tornare a essere un nodo di connessione, non un punto isolato sulla mappa.

LA CASA COME DIRITTO, NON COME MERCE

Il diritto alla casa è uno dei diritti fondamentali di una comunità.

Quando viene meno, tutto il resto diventa fragile: lavoro, salute, relazioni, dignità.

Ad Asti, negli ultimi anni, l’emergenza abitativa è diventata una realtà strutturale.

Mancano alloggi popolari, molte famiglie faticano a sostenere affitti e spese condominiali, e anche chi ha ottenuto una casa pubblica spesso si trova in difficoltà economica tali da rischiare l’esclusione.

Allo stesso tempo, la città presenta una contraddizione evidente:

centinaia di alloggi sfitti o abbandonati, edifici pubblici inutilizzati, immobili lasciati al degrado mentre cresce il numero di persone che non riescono ad accedere a una casa dignitosa.

Questo squilibrio non è inevitabile.

È il risultato di politiche che hanno trattato la casa come una merce e non come un diritto, rinunciando a una regia pubblica capace di governare il patrimonio abitativo esistente.

Per SEquS Asti, il Comune deve tornare ad avere un ruolo centrale nelle politiche per l’abitare.

Non solo come gestore dell’emergenza, ma come soggetto attivo nella pianificazione, nel recupero e nella valorizzazione del patrimonio pubblico e privato inutilizzato.

Garantire il diritto alla casa significa:

  • aumentare l’offerta di edilizia residenziale pubblica,
  • recuperare e riutilizzare gli alloggi sfitti e gli edifici abbandonati,
  • sostenere chi non riesce a pagare affitti e spese,
  • contrastare l’esclusione abitativa prima che diventi emergenza sociale.

Una città che lascia vuote le case e senza casa le persone, è una città che ha smarrito le proprie priorità. Restituire dignità all’abitare significa rafforzare la comunità, ridurre le disuguaglianze e costruire un futuro più giusto per tutti.

Rimettere al centro il commercio di prossimità

Per una vera equità sociale, economica e ambientale

Asti ha bisogno di una svolta radicale nelle politiche commerciali.

Le scelte della giunta Rasero hanno favorito per anni centri commerciali e grandi superfici, impoverendo il tessuto economico cittadino, distruggendo suolo e Natura e provocando la chiusura di centinaia di negozi di prossimità. Una politica miope che ha desertificato il centro e indebolito la coesione sociale.

Noi proponiamo un cambio di rotta chiaro e immediato.

Le nostre soluzioni concrete

Bando comunale per il rilancio dei negozi sfitti

Il Comune, utilizzando fondi europei, nazionali e regionali, attiverà un bando che contribuisca per 24 mesi alle spese di affitto dei locali commerciali oggi sfitti.

Un sostegno reale all’avvio di nuove attività, rivolto in particolare a:

-giovani imprenditori e imprenditrici,

-commercio di prossimità,

-attività artigianali e di servizio al quartiere.

Redistribuzione del reddito e sostegno ai cittadini

Rafforzare il commercio locale significa ridare potere d’acquisto alle famiglie. Cittadini che possono tornare a comprare sotto casa:

  • senza dover raggiungere supermercati e centri commerciali decentrati,
  • risparmiando tempo,
  • riducendo traffico e inquinamento,
  • migliorando la qualità della vita urbana.

Più lavoro dignitoso, meno lavoro povero

Ogni negozio che riapre significa reddito dignitoso per una famiglia. Il contrario di ciò che avviene nei centri commerciali, dove:

  • si lavora a tutte le ore e nei giorni festivi,
  • si è spesso assunti con contratti precari e sottopagati,
  • soprattutto giovani sono intrappolati nel cosiddetto lavoro povero, senza prospettive, senza stabilità, senza futuro.

Giovani che, in queste condizioni, non possono costruirsi una vita, né una famiglia.

Una scelta di giustizia sociale

La nostra visione è semplice e radicale:

mettere fine a un modello che rende sempre più ricchi i ricchi e sempre più poveri i poveri.

Difendere il commercio di prossimità non è nostalgia:

è una scelta di giustizia sociale, di equità economica,

di tutela ambientale, di dignità del lavoro.

ANZIANI, CURA, VECCHIAIA DIGNITOSA

La cura delle persone anziane non è un tema secondario né una questione privata. È una responsabilità pubblica che riguarda l’intera comunità.

Ad Asti, negli ultimi anni, il sistema della cura è stato profondamente indebolito.

La chiusura della più grande RSA pubblica del Piemonte ha rappresentato una svolta negativa, spostando il peso dell’assistenza verso il settore privato e lasciando senza risposta molte persone che non possono permettersi rette elevate.

Questo modello produce esclusione.

Chi ha risorse economiche trova una soluzione, chi non le ha resta ai margini o viene affidato a famiglie già in difficoltà.

La vecchiaia, invece di essere una fase della vita tutelata e accompagnata, diventa per molti una condizione di solitudine e precarietà.

Per SEquS Asti, la cura non può essere governata dalla logica del profitto.

Il Comune deve tornare a svolgere un ruolo attivo nel garantire servizi pubblici di assistenza, presìdi di prossimità e soluzioni accessibili a tutte e tutti, indipendentemente dal reddito.

.

Parlare di vecchiaia dignitosa significa:

  • difendere e ricostruire un sistema pubblico della cura,
  • sostenere le famiglie e i caregiver,
  • contrastare l’isolamento sociale,
  • garantire servizi diffusi sul territorio, anche nelle frazioni.

Una città che rinuncia a prendersi cura dei propri anziani rinuncia a una parte della propria umanità.

BENESSERE ANIMALE E RISPETTO DELLA VITA

Il rispetto della vita non è selettivo.

Una comunità civile si riconosce da come protegge chi non ha voce, chi è più esposto, chi non può difendersi.

Per SEquS Asti, il benessere animale non è un tema marginale né una battaglia di nicchia.

È parte integrante di una visione di città fondata sulla responsabilità, sulla cura e sulla giustizia verso tutte le forme di vita.

Negli anni, anche ad Asti, gli animali sono stati spesso considerati oggetti di intrattenimento, strumenti di profitto o problemi da rimuovere, anziché esseri viventi da tutelare.

Questo approccio non è più accettabile.

SEquS Asti aferma con chiarezza alcuni principi fondamentali:

  • nessun utilizzo di animali a fini di spettacolo sul territorio comunale;
  • contrasto a ogni forma di maltrattamento, sfruttamento e abbandono

Accanto ai principi servono strumenti concreti.

Per questo riteniamo necessario un presidio veterinario comunale gratuito, che rappresenti un servizio pubblico essenziale:

  • per gli animali domestici di famiglie bisognose;
  • per gli animali selvatici feriti o in difficoltà.

Proponiamo inoltre l’individuazione di un’area comunale da destinare a santuario per animali salvati da maltrattamenti e sequestri, uno spazio di tutela e recupero che rappresenti un segno concreto di civiltà e responsabilità collettiva.

La tutela degli animali è parte di un’idea più ampia di benessere:

una città che rispetta la vita, che riduce la violenza, che educa alla cura e alla convivenza.

Perché, come già affermato, una città si giudica da come tratta i più deboli, umani e non umani. Questo principio non è simbolico: è una linea guida per l’azione amministrativa.

IL PALIO DI ASTI E L’EVOLUZIONE DEL NOSTRO SGUARDO

Il Palio di Asti è una manifestazione storica profondamente radicata nella vita cittadina e rappresenta, per molte persone, un elemento identitario e culturale importante della comunità astigiana. Proprio per questo, riteniamo che possa essere oggetto di una riflessione condivisa e rispettosa, capace di tenere insieme memoria, sensibilità contemporanee e responsabilità collettiva.

Ogni tradizione vive nel tempo e, come tale, può essere riletta alla luce dei valori che una comunità sceglie di affermare nel presente. In particolare, quando una manifestazione coinvolge esseri viventi, è legittimo

interrogarsi sul suo significato etico e sul modo in cui essa si inserisce in una società che dichiara di voler tutelare la vita in tutte le sue forme.

SEquS Asti ritiene che sia arrivato il momento di affrontare questo tema con serenità, onestà e senso di responsabilità, senza contrapposizioni ma con la volontà di guardare avanti. Negli ultimi decenni è cresciuta, a livello culturale e scientifico, una maggiore attenzione al rapporto tra esseri umani e animali, che invita a superare una visione esclusivamente antropocentrica e a riconoscere il valore intrinseco della vita animale.

Anche il Palio di Asti, nel corso degli anni, è stato segnato da incidenti e infortuni che hanno coinvolto i cavalli. Al di là dei numeri, questi episodi pongono interrogativi che meritano di essere ascoltati, perché una comunità viva è quella che sa mettersi in discussione e interrogarsi su come rendere le proprie tradizioni sempre più coerenti con i valori che afferma.

Per questo, SEquS Asti propone di avviare un percorso pubblico, trasparente e partecipato, che coinvolga cittadini, rioni, istituzioni e associazioni, con l’obiettivo di immaginare un’evoluzione del Palio capace di:

  • escludere ogni forma di sofferenza animale;
  • preservare il carattere popolare e comunitario della sfida tra rioni;
  • valorizzare creatività, inclusione e partecipazione collettiva.

In molte realtà, tradizioni storiche sono state rinnovate attraverso forme simboliche, giochi di abilità e competizioni collettive, dimostrando che è possibile mantenere lo spirito della festa senza mettere a rischio alcuna vita. Queste esperienze indicano che innovazione e rispetto della tradizione non sono in contraddizione, ma possono rafforzarsi a vicenda.

In questo quadro, anche l’utilizzo delle risorse pubbliche può essere ripensato in modo più ampio, tenendo conto delle priorità sociali, ambientali e culturali della città, dal welfare alla mobilità, dalla tutela del territorio al benessere animale.

SEquS Asti è consapevole che su questi temi esistono sensibilità diverse. Proprio per questo, riteniamo che il compito della politica non sia quello di dividere, ma di aprire spazi di confronto e indicare prospettive capaci di tenere insieme rispetto, responsabilità e visione del futuro.

Riconoscere che l’essere umano è parte di un ecosistema più ampio significa assumersi la responsabilità di far evolvere le nostre pratiche collettive. Una città che guarda al futuro è una città che sa interrogarsi, ascoltare e avere il coraggio di cambiare, senza rinnegare la propria storia.

BENI COMUNI E SERVIZI PUBBLICI

Rimettere il pubblico al servizio della comunità

Acqua, energia, mobilità, rifiuti, servizi essenziali non sono merci.

Sono beni comuni, perché da essi dipende la qualità della vita, la salute, l’equità sociale e la possibilità stessa di abitare un territorio.

Negli ultimi decenni, anche ad Asti, questi ambiti sono stati progressivamente sottratti al controllo pubblico, affidati a gestioni orientate al profitto o frammentati in modelli che hanno ridotto trasparenza, accessibilità e partecipazione.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti:

  • costi crescenti per i cittadini,
  • servizi diseguali,
  • scarsa capacità di pianificazione a lungo termine,
  • decisioni prese lontano dai bisogni reali della comunità.

SEquS Asti ritiene che il Comune debba tornare ad assumere un ruolo centrale nella gestione e nel governo dei beni comuni.

Non per ideologia, ma per responsabilità.

Gestire pubblicamente significa:

  • garantire accesso universale ai servizi essenziali,
  • reinvestire le risorse nella comunità invece di distribuirle come profitto,
  • programmare con una visione di lungo periodo,
  • rendere le scelte trasparenti e controllabili dai cittadini.

In particolare, SEquS Asti considera prioritario:

  • rafforzare il controllo pubblico sull’acqua come bene vitale;
  • riportare mobilità e trasporto pubblico a una logica di servizio e non di mercato;
  • gestire i rifiuti come servizio ambientale e sociale, non come rendita e distribuzione di utili agli azionisti;
  • orientare le politiche energetiche alla riduzione dei consumi, all’autoproduzione e alla giustizia sociale.

I beni comuni non sono solo infrastrutture.

Sono il terreno su cui si misura l’idea stessa di comunità.

Rimettere il pubblico al centro significa affermare che l’interesse collettivo viene prima del profitto, e che la gestione dei servizi essenziali deve rispondere ai bisogni delle persone, non alle logiche finanziarie.

Questo è un passaggio necessario se vogliamo costruire una città più giusta, più solidale e più capace di affrontare le crisi future.

PATRIMONIO PUBBLICO, PARTECIPAZIONE E FUTURO

Restituire spazi, voce e responsabilità alla comunità

Ad Asti, negli anni, una parte significativa del patrimonio pubblico è stata lasciata al degrado o all’inutilizzo: edifici dismessi, strutture vuote, aree abbandonate che potrebbero invece diventare risorse per la comunità.

Ex ospedale, ex caserme, immobili pubblici inutilizzati o ridotti a ruderi rappresentano oggi una contraddizione evidente: spazi vuoti in una città che ha bisogno di alloggi popolari, servizi, luoghi di cura, presìdi sociali e culturali.

Lasciarli marcire significa rinunciare a una parte del futuro collettivo.

SEquS Asti ritiene che il recupero e la rifunzionalizzazione del patrimonio pubblico debbano diventare una priorità amministrativa.

Non come operazione immobiliare, ma come scelta politica e sociale.

Rigenerare il patrimonio pubblico significa:

  • creare alloggi sociali e soluzioni abitative accessibili;
  • attivare servizi di prossimità nei quartieri e nelle frazioni;
  • offrire spazi alle associazioni, al volontariato e alle comunità locali;
  • restituire funzioni pubbliche a luoghi oggi abbandonati.

Ma nessuna rigenerazione è possibile senza partecipazione reale.

Negli anni, i cittadini di Asti hanno visto ridursi gli spazi di confronto, di ascolto e di decisione. Le

circoscrizioni sono state svuotate di ruolo e oggi non esistono più, i quartieri e le frazioni spesso ignorati, le scelte concentrate in pochi luoghi lontani dalla vita quotidiana delle persone.

SEquS Asti propone di ricostruire una democrazia locale viva e concreta:

  • ripristinando strumenti di partecipazione territoriale;
  • attivando sportelli di ascolto e presìdi civici nei quartieri e nelle frazioni;
  • coinvolgendo cittadini e associazioni nelle scelte che riguardano il territorio.

Il futuro di Asti non si costruisce con grandi opere calate dall’alto, ma con una visione condivisa che rimetta al centro le persone, i luoghi e le relazioni.

Restituire valore al patrimonio pubblico, ridare voce alla comunità e assumersi la responsabilità delle scelte significa una cosa sola:

tornare a pensare la città come un bene comune.

Cambiare rotta è possibile.

Ma richiede il coraggio di superare modelli ingiusti, di rimettere il pubblico al centro

e di riconoscere che una città si giudica

da come tratta i più deboli, umani e non umani.

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