Tre domande a… Chiara Buratti
Il Teatro Alfieri ritorna a ospitare domani, sabato, alle 21, dopo oltre dieci anni dalla sua prima rappresentazione, lo spettacolo “Chelsea Hotel” di Massimo Cotto, lo spettacolo più atteso dell’intera stagione inserito nella sezione “Altri Percorsi”.
Lo spettacolo ritorna nella città del suo autore, giornalista, critico musicale e speaker radiofonico di Virgin Radio, a poco più di un anno dalla sua scomparsa.
“Chelsea Hotel” vedrà sul palco del Teatro Alfieri l’attrice Chiara Buratti, moglie di Massimo Cotto, accompagnata dalla voce del cantante Mauro Ermanno Giovanardi, voce del gruppo La Crus e dal musicista Marco Carusino, diretti da Alessandro Maggi.
In sostanza la “trama” è il viaggio nel tempo e nello spazio attraverso la storia e i personaggi del Chelsea Hotel, reso vivo da voci, musiche e racconti.
Ne parliamo proprio con Chiara Buratti durante una pausa delle prove.
“Chelsea Hotel” torna dopo oltre 10 anni: come sarà la nuova versione?
“Io sarò il prolungamento della voce di Massimo (Cotto) ma in modo diverso. Sarò sul palco insieme alla inconfondibile voce di Mauro Ermanno Giovanardi e al musicista Marco Carusino. Rispetto alla prima edizione mancherà Matteo Curallo ma sarà sicuramente in platea. La regia è affidata ad Alessandro Maggi che ha voluto dare un’impronta diversa: ‘Chiara – mi ha detto – tu sei un’attrice per cui le storie saranno raccontate e vissute’. Praticamente diventerò anche alcuni personaggi narranti. Non sarò quella che guarda dal buco della serratura, ma vivrò le storie in prima persona. Il testo sarà lo stesso di allora ma il finale sarà diverso: prima era Massimo che parlava della sua prima volta al Chelsea Hotel, ma lui ci sarà comunque nel finale”.
Ci parli del mito del “Chelsea Hotel”.
“Il Chelsea Hotel è stato il luogo cult in cui la pop culture, per una notte o per sempre, è passata: da Bob Dylan a Leonard Cohen che qui ha scritto Chelsea Hotel #2 dopo una serata passata con Janis Joplin, passando per Sid Vicious, Jack Kerouac, Tennessee Williams, Charles Bukowski, Patti Smith, Iggy Pop, Jimi Hendrix ed Edith Piaf.
Per molti artisti fu l’essenza stessa della libertà e del vivere fuori da ogni tipo di regole e limiti, un posto dove le percezioni sensoriali erano viatici per facili scambi di idee creative. Tanti sono diventati famosi, grazie al Chelsea Hotel, personaggi come Milos Forman. Lo storico proprietario era attratto dai grandi artisti, era una sorta di mecenate, li faceva alloggiare per anni e pagavano quando potevano e magari avevano sfondato. In quel luogo hanno preso vita tutti i generi relativi all’arte: Andy Wharol, Sid Vicious, Edit Piaf , tanto per nominarne alcuni, ritrovavano al Chelsea Hotel qualcosa di quello spirito ai confini della realtà che era nelle loro corde”.
Quali di questi personaggi e di queste storie l’ha emozionata di più?
“Io non ho avuto il rapporto che Massimo ha avuto con alcuni di loro, come Janis Joplin e Leonard Cohen, ho vissuto con lui vent’anni, e sono stata a mille concerti, anche a quelli di Cohen, per cui ho vissuto delle emozioni fortissime. Mi è rimasta impressa la battuta della Joplin a Cohen: ‘Siamo brutti ma noi abbiamo la musica’.
La storia che più mi ha colpito è stata quella dell’amore dannato tra Nancy Spungen, fidanzata del bassista dei Sex Pistols, Sid Vicious che, nell’ottobre del ’78, fu trovata morta nella camera n° 100, accoltellata nel letto e stesa accanto al fidanzato (Sid fu arrestato e poi rilasciato, per poi morire di overdose nel febbraio del 1979). Un amore fortissimo, finito tragicamente e con tanti interrogativi”.
L’intervista completa sul numero della Gazzetta d’Asti in edicola da venerdì 16 gennaio 2026
Massimo Allario