Il Samaritano apparecchia: domenica a tavola insieme
È così che abbiamo scelto di chiamare una nuova iniziativa in cui gli ospiti del centro diurno per persone senza dimora, alcuni ospiti della mensa gestita da suor Luigina e i volontari si ritrovano attorno alla stessa tavola, senza distinzioni. Un pranzo condiviso, per ora una volta al mese, per costruire legami, dignità e un autentico clima di famiglia. È il primo frutto delle riflessioni emerse dalla lettura della Dilexi te.
Domenica 18 gennaio l’appuntamento con gli ospiti era alle 11.30 in via Morelli 11. Ad attenderli per accompagnarli alla Casa del Giovane c’erano due volontari, Giorgio e Simonetta. Alle 10.30, mentre il resto dei volontari era impegnato a cucinare e apparecchiare, Nicolae si è presentato da solo alla Casa del Giovane. Occhi brillanti e sguardo tranquillo, un sorriso buono ma un po’ trattenuto, per non mostrare troppo i denti mancanti. Di origine rumena, con un italiano fatto di pochi vocaboli, alla domanda “come mai sei già qui?” si è limitato a rispondere: “Ho cercato e alla fine ho trovato”. Nicolae dorme per strada, vicino ai giardini pubblici. Ha uno zainetto: dentro c’è la sua coperta, molto piccola, troppo leggera per il freddo di questa stagione. Sorride, contento di trovarsi in un luogo caldo dove gli verrà offerto un pasto. Rimane composto, in silenzio, mentre i volontari terminano di preparare tutto il necessario per trascorrere una domenica in festa.
“Si è trattato di molto più della semplice distribuzione di un pasto – ha commentato Eleonora, coordinatrice del centro – non solo un gesto di attenzione e cura nei confronti degli ospiti, ma un momento di scambio reciproco, di crescita dell’autostima e del senso di responsabilità delle persone coinvolte. Ho colto la gioia nell’ospite che, all’inizio del pranzo, è stato invitato a leggere un pensiero. Ho colto la soddisfazione nell’essere stati coinvolti a collaborare: prima nel servire i piatti a tavola e poi nel riordinare, trasformando la condizione di bisogno in partecipazione attiva e valorizzazione delle proprie capacità”. Alcuni ospiti, infatti, sono stati invitati a collaborare alla pari dei volontari e lo hanno fatto con grande disponibilità. Alla domanda “come vi siete trovati oggi?”, in molti hanno voluto condividere il proprio pensiero. Per Mohammed si è trattato di una bella giornata: per la compagnia, per il buon cibo e anche per la tombola, grazie alla quale sono stati distribuiti alcuni premi. Se l’iniziativa si ripeterà, si è detto disponibile a dare una mano come volontario. Moncef ha raccontato di “una giornata veramente bellissima, una domenica diversa, tutti vicini come in una famiglia”. Anche Nada si è trovata benissimo, sottolineando che il cibo era ottimo ma, soprattutto, che il clima è stato familiare.
Omar ha parlato di “una giornata stupenda, dove si è sentito che siamo tutti fratelli, amici. Ottimo il cibo, ma più del mangiare è stato bello stare insieme. Questo stare insieme aiuta a sollevare i tanti pesi dei problemi che ciascuno porta”. Gianluca, 53 anni, che vive per strada da un paio d’anni, dice di essere stato felice di condividere il pranzo perché “una delle cose più brutte del vivere per strada è la solitudine. Normalmente sono solo e vivo sotto i portici in una parte della città”. Lucia, che si è impegnata ad aiutare a sparecchiare, si è espressa come a scuola, dando “un 10 a tutti gli organizzatori per la splendida giornata. Da soli ci si sente abbandonati. Insieme sembra di avere una famiglia”. Anna Maria, pur dicendo che è stato bello, confida un senso di diffidenza: finita la festa torna a casa, nell’alloggio ATC, e sprofonda di nuovo nella solitudine e nell’abbandono. “È tutto rotto, a partire dal campanello, e non c’è speranza che venga riparato. Anzi, mi ricordano che sono indietro di alcune mensilità dell’affitto”. Driss racconta di aver vissuto “una giornata all’insegna dell’amicizia e della festa”. “Il pranzo al Samaritano è stato un modo per stare davvero insieme – commenta Silvia, operatrice Caritas –. Abbiamo condiviso pensieri e risate, accorciando le distanze. Un’esperienza intima e gioviale”.
Il pranzo della domenica al Samaritano non ha solo riempito piatti, ma ha scaldato relazioni. Attorno a una tavola semplice ma curata, segno di attenzione e rispetto verso gli ospiti, si sono incontrate storie fragili, speranze silenziose e gesti concreti di accoglienza. Per qualche ora, la strada, la solitudine e le differenze sono rimaste fuori dalla porta. È in momenti come questi che si riscopre il valore dello stare insieme: non come risposta definitiva ai bisogni, ma come segno autentico di umanità condivisa. Un piccolo passo, ripetuto nel tempo, capace di seminare fiducia e restituire dignità. Un’esperienza che aiuta a ricordarci che la Caritas, prima di essere un soggetto che eroga servizi, è un luogo di cura delle relazioni.
Qui il link della campagna Uniti nel dono
Beppe Amico