Al cinema Cristallo di San Damiano la rassegna del cinecircolo “Luca Bosio”
Il cinema riesce, spesso, a raccontare la quotidianità, a entrare nelle storie delle persone, ad anticipare, qualche volta, disastri sociali più o meno annunciati, a commuoverci fino alle lacrime oppure a farci indignare e arrabbiare.
Uno spettacolo che si rinnova ma che, nei lavori migliori, in fondo, rimane uguale al cinema del secolo scorso, alla lezione del neo-realismo o del grande cinema civile che anche Hollywood ha saputo produrre ed esportare.
Altre volte, soprattutto in questi anni bui, abbiamo potuto conoscere il mondo e le sue immani disgrazie e anche le sue grandi bellezze, proprio grazie a un film, a un autore, a un regista dissidente e coraggioso, a un cinema povero di mezzi ma ricco dell’urgenza di raccontare e denunciare.
Su questa linea sottile di vecchie consapevolezze, di cinema civile, di nuovi autori, di conferme, si muove come ogni anno la proposta del cinecircolo San Vincenzo–Luca Bosio che propone, dal 20 febbraio, per sei venerdì, al cinema Cristallo di San Damiano la sua seconda rassegna, dopo quella “large” autunnale.
Una scelta di titoli che si muove tra qualche scommessa e alcune importanti conferme. A inaugurare la rassegna venerdì 20 febbraio sarà La camera di consiglio di Fiorella Infascelli che apre lo sguardo, con lucidità e impegno e con la grande forza della parola, su una delle vicende più tristi e complesse del rapporto difficile tra Stato e mafia. Il Maxi processo del 1987, le prime vere condanne del sistema mafioso di Cosa Nostra. Il film racconta, come dal titolo, la camera di consiglio, un appartamento bunker nel carcere dell’Ucciardone e gli sguardi di tutti i protagonisti di quelle scelte epocali.
La prima scommessa in programma sarà Le città di pianura un road movie Italiano, un film di periferie, di luoghi e personaggi minori, di storie di varia umanità.
Terzo film, Primavera, opera prima di un grande regista che arriva dalla musica, Damiano Michieletto, un’opera che racconta una parentesi intrigante della vita e del lavoro di Antonio Vivaldi. Seconda scommessa e secondo titolo meno noto eppure molto “quotato” tra i cinefili, Giovani madri per la regia solida e autoriale dei fratelli Dardenne. Cinque giovani donne hanno trovato rifugio e assistenza in strutture tipiche della realtà del Belgio dove il film è ambientato chiamate “Maison Maternelle”, luoghi di incontri, di speranza, di generatività. Cinque storie che intrecciano i loro vissuti nella “maison” che segue le ragazze e alla quale le ragazze tornano sempre a cercare appigli e motivi per reggere il fardello non facile delle loro vite ai margini. Gli ultimi due film (20 e 27 marzo) sono due opere molto diverse, due modi differenti di intendere il cinema perché realizzate in Paesi distanti politicamente, culturalmente e anche per i meccanismi dell’industria cinematografica: Un semplice incidente, film pluripremiato di Jafar Panahi, ci (ri)porta all’Iran delle censure, dei drammi personali e collettivi, della stessa vicenda umana del regista dissidente che riesce a fare cinema nonostante le accuse, gli intralci, il clima che nel suo Paese si fa ogni giorno più pesante, incerto, drammatico.
A chiudere la rassegna, il film certo più noto e chiacchierato di queste settimane, La grazia di Paolo Sorrentino. Una storia che riecheggia sia pure in maniera sfumata e con il piglio da grande regista e sceneggiatore di Sorrentino: vicende, visi, storie del nostro Paese, tra realtà e invenzione. Un Presidente della Repubblica, una grazia (forse) da concedere, la vita che scorre, molte domande, un lungo travaglio interiore, la ormai consueta “grande bellezza” dell’autore più “cool” del nostro cinema.
Mauro Ferro