Meditando la Parola: Luce nel mondo
Il commento al Vangelo di domenica 8 febbraio (Mt 5,13-16) a cura di Alessandro Verduci
Leggendo questo passo del Vangelo, ciò che mi colpisce di più è la naturalezza con cui Gesù si relaziona con le persone. Entra in una casa e si trova davanti una donna a letto con la febbre. Non fa grandi discorsi e non cerca attenzioni ma compie un gesto molto umano: le si avvicina e la prende per mano per aiutarla ad alzarsi. Mi trasmette l’idea che la fede non sia una teoria complicata, ma qualcosa di estremamente concreto, che consiste nel saper vedere le difficoltà di chi ci sta vicino e nel provare a dare una mano, senza troppi giri di parole.
Un altro aspetto su cui ho riflettuto è la sua reazione di fronte alla folla che lo cerca. Dopo aver passato la serata a curare persone, quando chiunque altro si godrebbe il momento di popolarità, Gesù sceglie di fare l’esatto opposto. Si alza quando è ancora buio e cerca il silenzio. Credo che questo sia un messaggio importante per noi, che viviamo costantemente immersi nel rumore e nelle aspettative degli altri. Gesù ci insegna che per non perdere la propria strada è fondamentale sapersi fermare, trovare dei momenti di solitudine per riflettere e pregare, così da non farsi trascinare solo da ciò che gli altri si aspettano da noi.
Infine, mi interroga molto la sua voglia di non fermarsi mai. Quando i discepoli gli dicono che tutti lo stanno cercando, lui propone di andare nei villaggi vicini. Mi fa pensare che non bisogna mai accontentarsi sui risultati ottenuti o chiudersi nelle proprie sicurezze. La vita è un cammino continuo e proprio come la suocera di Pietro che una volta guarita si mette subito a disposizione degli altri, anche noi siamo chiamati a non restare fermi, ma a mettere ciò che siamo e ciò che abbiamo ricevuto al servizio di chi ancora non abbiamo incontrato.