Crisi Konecta. Rifondazione Comunista: “Inaccettabile la conferma delle chiusure di Asti e Ivrea e degli esuberi”
Sulla crisi della Konecta con la chiusura delle sedi di Asti e Ivrea e il trasferimento nella sede centrale di Torino di oltre 1100 lavoratori e sul tavolo che si è tenuto in Regione lunedì, è intervenuto il Partito della Rifondazione Comunista.
Il protocollo di intesa del 9 febbraio tra Konecta, Organizzazioni Sindacali e Regione Piemonte riguardante la crisi che colpisce i siti di Torino, Asti e Ivrea da un lato formalizza la chiusura della procedura di esubero per 180 lavoratori in Piemonte, fatto positivo, ma dall’altro conferma la decisione aziendale di chiudere le sedi di Asti e Ivrea, fatto altamente negativo.
“Stigmatizziamo la posizione non contrattabile dell’azienda riguardo alla chiusura delle sedi eporediese e astigiana e alla conferma degli esuberi, – dichiara Gianmarco Coppo, segretario provinciale di Asti – e riteniamo inadeguato l’intervento regionale”.
Come pure non possiamo rallegrarci appieno della formula della non opposizione al licenziamento, perché di fatto equivale al licenziamento più “morbido” (con incentivo economico) con l’obbligo però per il lavoratore della rinuncia al diritto di contestarlo in sede giudiziaria (accordo tombale).
“Parlare di “dimissioni volontarie” è un inganno, questo va chiarito ai lavoratori. Siamo di fronte a licenziamenti indotti”, – dichiara Cadigia Perini, segretaria del Circolo di Ivrea–. La ‘non opposizione’ non è una libera scelta del lavoratore, ma uno strumento che lascia nelle mani di Konecta il potere di decidere chi espellere dal ciclo produttivo. Si tratta di licenziamenti ‘consensuali’ solo sulla carta, ma mirati e unilaterali nella sostanza”.
Senza accordo l’azienda sarebbe andata avanti con i licenziamenti e senza incentivi all’uscita, certo, ma con l’accordo, di fatto si accettano comunque i tagli e la volontarietà sarà relativa, l’azienda vorrà decidere lei nella maggior parte dei casi chi dovrà essere licenziato. Un dilemma che si ripete sempre quando si arriva ai confronti con le aziende quando ormai queste hanno già deciso tutto.
Con l’accordo, Konecta ottiene anche un importante risparmio fiscale a discapito delle casse dell’Inps. Infatti, l’azienda pagherà solo un terzo del cosiddetto ticket Naspi previsto per licenziamenti collettivi senza accordo. “In pratica, Konecta finanzia gli incentivi all’esodo con i soldi risparmiati sul ticket NASpI, agevolando lo smantellamento dei siti piemontesi. – denuncia Giorgio Pellegrinelli, della Commissione lavoro della Federazione Prc di Torino – È inaccettabile che si utilizzi denaro pubblico per facilitare la desertificazione industriale”.
La nostra forte critica va poi alla Regione che si riduce a fare da spettatore e a proporre giusto un po’ di riqualificazione. “La Regione Piemonte si limita a proporre i soliti corsi di formazione: palliativi che l’esperienza insegna non aver mai prodotto contributi reali per la ricollocazione dei lavoratori espulsi, in particolare con esperienza e over 40-50. – afferma Alberto Deambrogio, segretario regionale del PRC-SE per il Piemonte e la VdA – Questi corsi non servono a chi perde il lavoro, ma avvantaggiano solo le società che vendono formazione. È un modo per alleggerire le responsabilità di Konecta, dando l’illusione di un sostegno che, nei fatti, non garantisce alcun futuro”.
“Senza investimenti certi e nuove commesse, i lavoratori restano sotto ricatto. Non resteremo a guardare mentre si smantella il tessuto produttivo del nostro territorio in nome del profitto e dei risparmi fiscali”, concludono.