Alla Slow Wine Fair 2026 il dialogo tra il Cardinale Matteo Maria Zuppi e Carlo Petrini
Un dialogo intenso e partecipato ha animato la quinta edizione della Slow Wine Fair, in corso a Bologna fino al 24 febbraio negli spazi di BolognaFiere. Protagonisti dell’incontro il cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della CEI, e Carlo Petrini, l’agnostico pio così definito da Papa Francesco, fondatore di Slow Food, in confronto con giovani viticoltori e viticoltrici.
Al centro del dibattito il tema chiave di questa edizione: il vino come fattore capace di incidere sul territorio, sulle relazioni e sulle persone, ben oltre il contenuto del bicchiere. Non solo qualità organolettica, dunque, ma cultura, lavoro, giustizia sociale e responsabilità condivisa.
Petrini: “Il sistema alimentare deve diventare socialmente responsabile”
Petrini ha rivolto il suo intervento soprattutto alle nuove generazioni di produttori, chiamate – ha sottolineato – ad assumere responsabilità inedite rispetto al passato. Il vino, oggi, rappresenta un elemento identitario e uno dei simboli più forti del sistema alimentare, portatore di una rinnovata dimensione culturale.
Dal mito dell’infinità delle risorse tipico dell’era industriale si è passati alla consapevolezza della loro finitezza, nel pieno della transizione ecologica. In questo scenario, il sistema alimentare ha un peso determinante: una quota significativa del cibo prodotto viene sprecata mentre milioni di persone soffrono la fame.
Per il fondatore di Slow Food, una crescita fondata esclusivamente sul profitto non è più sostenibile. La produzione deve poggiare su beni comuni e beni di relazione. La qualità del vino, ha evidenziato, non può limitarsi agli aspetti sensoriali: senza responsabilità sociale il sistema è destinato a indebolirsi.
Petrini ha inoltre richiamato l’attenzione sulle condizioni di lavoro in agricoltura, in particolare per i migranti, e sui percorsi di inclusione avviati anche dall’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, con nuovi programmi formativi dedicati all’accompagnamento dei giovani nel settore enogastronomico e all’inclusione lavorativa e sociale. “La gastronomia è coscienza”, ha ribadito, invitando a superare il profitto come unico orizzonte.
Zuppi: “Buono, pulito e giusto è l’unico modo per avere futuro”
Nel suo intervento, Zuppi ha collocato la produzione vitivinicola nel contesto attuale, segnato da conflitti e logiche di forza, dove spesso è il mercato a orientare le scelte. La sfida, ha osservato, è dimostrare che un modello fondato su qualità, sostenibilità e giustizia non è utopico, ma rappresenta l’unica prospettiva concreta di futuro.
Richiamando l’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco, il cardinale ha messo in guardia dalla cultura del possesso e dal consumismo, sintetizzati nell’espressione “meno è di più”. Una logica individualistica, ha spiegato, rischia di erodere relazioni e senso di appartenenza.
Per l’arcivescovo di Bologna, la risposta passa dalla ricostruzione delle comunità, in particolare nelle aree interne, dove la dimensione umana può ancora prevalere sui numeri. Ritrovare il senso significa riconoscersi parte di una “comunità di destino”.
Le domande dei giovani vignaioli
Il confronto si è arricchito con gli interventi di giovani produttori. Dal Messico, Fernanda Parra ha posto l’accento sulla necessità di educare le nuove generazioni a considerare cibo e vino come espressione culturale e atto di responsabilità. Dalle Langhe, Michela Adriano ha chiesto strumenti concreti per integrare l’attenzione al sociale anche nelle piccole aziende. Dalle Marche, a Cupramontana, il vignaiolo e insegnante Edoardo Dottori ha interrogato i relatori su come restituire senso a generazioni spesso orientate a identificare nel denaro l’unico traguardo.
Zuppi ha ribadito l’importanza di superare la centralità dell’“io” per riscoprire la dimensione del “noi”, sottolineando come la cura della comunità e del territorio possa diventare luogo di senso e di responsabilità condivisa.
“Diventare co-produttori”: la fraternità come scelta
In chiusura, Petrini ha invitato a leggere il tempo presente come un’opportunità di cambiamento, passando dalla competizione alla cooperazione. La proposta è quella di diventare “co-produttori”: cittadini consapevoli che, attraverso le proprie scelte di acquisto, sostengono pratiche giuste e sostenibili.
La fraternità, è stato il messaggio conclusivo condiviso dai relatori, rappresenta una condizione imprescindibile per giustizia e uguaglianza. Senza di essa, non può esserci futuro.
Marianna Natale