Crisi Call Center ad Asti. Miravalle (Pd): “Difendiamo i posti di lavoro, non spingiamo i lavoratori alla resa”
Tra i temi discussi ieri, lunedì, in consiglio comunale anche quello della Konecta, l’azienda leader nel settore dei call center che, a ridosso di Natale, aveva annunciato la chiusura delle due sedi di Asti e Ivrea, che contano complessivamente 1200 posti di lavoro, con il conseguente trasferimento dei dipendenti, molti dei quali assunti part-time, nella sede centrale di Torino. Una vicenda già approdavate in Regione e a cui si sono aggiunte anche le problematiche, con tanto di annunciato licenziamento dei lavoratori, di Tecnocall e Mediacom, facendo parlare di una crisi del comparto call center anche ad Asti.
Il consiglio comunale ha approvato un ordine del giorno proposto da Fratelli d’Italia, nelle persone di Cirone, Accomasso, Berzano e Venturini, che nel primo punto chiedeva al mondo politico bipartisan di agire per scongiurare l’accorpamento delle tre sedi piemontesi di Konecta Spa, e quindi la chiusura delle sedi di Asti e di Ivrea e la conseguente riduzione del personale in Tecnocall e Mediacom, e nel secondo, in soldoni, che i lavoratori del gruppo si guardino attorno: la proposta è quella che il Comune si faccia da tramite per mettere in contatto i lavoratori con le cooperative per una futura ricollocazione. Il documento presentato in consiglio da FdI chiedeva all’amministrazione comunale di “essere presente con i propri rappresentanti al fianco dei lavoratori e a Confindustria Piemonte di attivarsi a difesa dell’occupazione e di agevolare ogni azione necessaria affinché si realizzi un momento di incontro tra la domanda e l’offerta e si creino le prospettive per una futura, nuova e stabile occupazione”.
Proprio su questo fronte è intervenuto il consigliere di minoranza in seno al Partito Democratico Michele Miravalle che ha parlato di una sorta di resa di parte della maggioranza che ha già “alzato bandiera bianca”.
“Fino a poche settimane fa, tutte le forze politiche avevano marciato unite per convincere le aziende a non abbandonare il territorio astigiano. Un fronte comune che sta portando avanti una trattativa delicata e potenzialmente positiva al tavolo aperto in Regione Piemonte – commenta Miravalle -. Tuttavia, l’ordine del giorno presentato ieri da Fratelli d’Italia segna un brusco cambio di rotta. La proposta che il Comune metta in contatto i lavoratori con le cooperative per una futura ricollocazione (ipotizzando persino passaggi a ruoli molto diversi, quali quelli di operatori socio-sanitari) assomiglia ad una resa anticipata. E oltretutto dà al Comune un compito che non ha, quello di far incontrare la domanda e l’offerta di lavoro”.
Per MIravalle con l’approvazione di questo odg “si sta mandando un messaggio sbagliato e rischioso: arrendetevi e cambiate mestiere“. “È paradossale chiedere a chi lavora da anni in un call center di trasformarsi improvvisamente in altro, quasi come se i lavoratori fossero persone sprovvedute e incapaci di scegliere il proprio futuro – continua -. Oggi l’unica priorità deve rimanere il mantenimento dei call center ad Asti. Ipotizzare soluzioni alternative in questa fase rischia di indebolire la posizione dei lavoratori e delle istituzioni al tavolo delle trattative.
“Viene il dubbio che qualcuno non creda più alla possibilità di salvare questi posti di lavoro – conclude l’intervento in Consiglio -. Noi non ci stiamo: la partita non è finita e non possiamo correre il rischio che lo stabilimento astigiano chiuda i battenti. Se, sul territorio, ci sono realtà economiche che offrono posti di lavoro ai lavoratori dei call center si facciano avanti, proponendo stipendi e contratti adeguati. Non c’è bisogno di nessun improbabile tavolo proposto dal Comune per farlo”.