Fine del servizio di bike sharing. Fiab: “Manca una strategia sulla mobilità sostenibile”
L’annuncio da parte del Comune della cessazione del servizio di bike sharing per mancanza di fondi ministeriali ha fatto discutere.
Sulla questione sono intervenute anche le sezioni di Fiab Asti e Fiat Monferrato – Terre Unesco che denunciano una mancanza di strategia sulla mobilità sostenibile.
“Bike sharing vuol dire condivisione di una bicicletta: un’iniziativa nata in tutte le città del pianeta per spingere i cittadini ad abbracciare uno stile di vita più sostenibile ed economico affittando a loro, una bici messa a disposizione nei centri urbani – commentano dalla Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta -. Il Bike Sharing ad Asti è stato di fatto un “giocattolo” a costo zero per il Comune, perché interamente finanziato dalla Regione”. La sperimentazione ad Asti era, infatti, partita a marzo del 2024 con una flotta di 80 bici elettriche a pedalata assistita grazie a un finanziamento della Regione Piemonte che, con fondi ministeriali, aveva stanziato circa 320 mila euro per garantire il servizio per gli anni 2024/2025.
“E’ inutile esclamare “denaro pubblico sprecato”, aggiungono da Fiab che appunto sottolinea come ad Asti sia mancata in primis una reale strategia di mobilità sostenibile: “La mobilità sostenibile è un sistema di trasporto ecologico, efficiente e sicuro che mira a ridurre l’impatto ambientale, sociale ed economico, dei veicoli privati. Include l’uso di mezzi pubblici, il Car Sharing, il Car Pooling , il Bike Sharing (mobilità dolce) oltre che i veicoli elettrici, contribuendo a diminuire inquinamento, traffico, rumore e rischi di incidentalità”, aggiungono.
La federazione ricorda che Asti si attesta costantemente tra le città italiane più inquinate e che “poco o nulla è stato realizzato per fronteggiare la situazione dell’inquinamento atmosferico, che, dall’inizio del 2025 e nei primi mesi del 2026, la inserisce nella classifica delle città con la qualità dell’aria più scadente non solo in Piemonte, ma anche in Italia”.
“Stessa criticità la si verifica, anche a fronte del nuovo Codice della Strada, sul fronte degli “scontri stradali” (grazie anche il grave dissesto del manto stradale) che il rapporto della Regione Piemonte per il 2024 aveva conferito alla Provincia di Asti la “maglia nera” in Piemonte per l’aumento di incidenti, morti e feriti in un anno. Le due recenti morti in frazione Palucco, drammaticamente lo confermano – aggiungono -. La sicurezza per noi di Fiab Asti è basilare; l’introduzione del limite di 30 km/h in città riduce drasticamente il rischio incidenti e vittime, migliorando la sicurezza per pedoni e ciclisti, ricordando che le zone 30 funzionano solo se supportate da una strategia di moderazione del traffico e di veri interventi infrastrutturali.
Fiab Asti ribadisce come il bike sharing non doveva partire senza il coinvolgimento attivo della cittadinanza ” e i suoi alti costi per accedere al servizio, non hanno sicuramente incentivato l’utilizzo”.
“Bisogna progettare insieme un nuovo Piano Strategico della Mobilità (PUMS) che, anche se non obbligatorio per Asti ( la redazione del PUMS è obbligatoria per le Città con più di 100.000 abitanti) deve pianificare una nuova mobilità urbana”, aggiungono.
Per questo Fiab Asti chiede al Comune che venga istituito la Consulta della Mobilità per lavorare in sinergia alla ricerca delle soluzioni migliori rispetto alle risorse disponibili.
“Per realizzare un’efficace rete ciclo pedonale non servono opere costose e faraoniche (spesso poi mal tenute) ci vogliono studi e programmazioni complessive, tra cui un’efficace rete di intermodalità tra ciclisti e pedoni – precisano -. Mancano veri progetti incentivanti: “Bike to Work” o “Bike to School”, con promuove il Comune di Cuneo, appoggiandosi a “Wecity” con la certificazione dei chilometri percorsi in aree urbane (con premi e buoni sconto). Questo è il “cambio di passo” che noi di Fiab cerchiamo per una mobilità sostenibile: interventi infrastrutturali, intermodalità, incentivi continui, campagne per il cambiamento culturale e la riduzione reale dell’uso dell’auto, non sotto la forma di penalizzazione o costrizione ma creandone delle alternative possibili utili a tutti”.
Ad Asti il bike sharing era gestito dalla Vaimoo (in collaborazione con Asp) che ha dichiarato chenei primi mesi dell’avvio del progetto sono stati calcolati 4.500 utenti che, pedalando per circa 10.000 ore hanno percorso circa 40.000 km (pari alla circonferenza della Terra).
“Questo è la dimostrazione che l’interesse al servizio pubblico non era proprio disatteso dai cittadini e turisti di Asti – concludono da Fiab –. Ecco che, oltre la mancanza di soldi manca per la città una strategia progettuale con prospettive di lungo termine, che portino la Città “delle Cento Torri” verso un futuro sostenibile, sano e sicuro. Noi siamo pronti e disponibili a sostenerla”.