I Prodigi di un secolo fa rivivono sul palco di Vanni De Luca: il debutto venerdì 27 febbraio al Teatro Alfieri
Un viaggio nel tempo indietro di un secolo, in un’epoca in cui i fenomeni umani attiravano curiosità e clamore. Un palcoscenico di inizio ‘900 che richiama l’immaginario del vaudeville e del varietà, in cui il teatro è ancora luogo privilegiato dello stupore, abitato da mnemonisti, calcolatori umani, fachiri e menti straordinarie.
È Prodigi, il nuovo spettacolo di Vanni De Luca, guidato dalla regia di Andrea Rizzolini, la produzione firmata da Officine dell’Incanto e le voci di Arturo Brachetti e Raul Cremona.
Il debutto avverrà il 27 febbraio al teatro Alfieri di Asti.
Un one man show in cui De Luca riporta in vita l’eredità dimenticata di sette storie incredibili: dal calcolatore umano Giacomo Inaudi all’invulnerabile Mirin Dajo, dal genio degli scacchi George Koltanowski al prodigio del pianoforte Blind Tom, capace riprodurre perfettamente qualsiasi melodia dopo averla ascoltata una sola volta senza aver mai studiato musica.
Rivive sul palco anche il “calendario umano” Datas, in grado di ricordare a memoria la data di qualsiasi avvenimento storico; e Thea Alba, nota come “la donna dai dieci cervelli”, capace di scrivere contemporaneamente con mani, piedi e bocca parole diverse.
Un susseguirsi di colpi di scena fino a Le Meraviglie Multiple, un omaggio al multitasker Harry Kahnein cui Vanni risolve un cubo di Rubik, esegue complessi calcoli matematici e recita a memoria un canto della Divina Commedia scelto liberamente dal pubblico. Tutto nello stesso momento. È il trionfo del multitasking umano, un uomo solo contro tutti, nessun attrezzo, solo una mente. Una mente che compie… prodigi, appunto!
C’è una frase di Giuseppe Verdi che mi accompagna da anni: “Tornate all’antico, sarà un progresso”: racconta Vanni De Luca. È esattamente quello che mi è successo incontrando i fenomeni di cui parlo in questo spettacolo. Anche se hanno vissuto in un’epoca lontana dalla nostra, i loro insegnamenti sono incredibilmente attuali: parlano di metodo, di lavoro, di elogio dell’errore, di rispetto per il tempo e per l’intelligenza umana. Questo spettacolo nasce dal desiderio di far vivere al pubblico proprio questa scoperta: che chiunque può migliorare, anche molto, se trova il giusto metodo e ha la determinazione di applicarlo con costanza.
Ciò che mi ha avvicinato all’illusionismo è la capacità di questo linguaggio di rendere reale la finzione teatrale; il lavoro di Vanni, invece, ha valore proprio perché non è finzione, perché è tutto autentico: aggiunge il regista Andrea Rizzolini. Per questo motivo, sin dall’inizio della riscrittura di Prodigi, ci siamo imposti una regola chiara e non negoziabile: non presentare al pubblico nulla di finto. Ciò che Vanni compie in scena lo fa davvero, senza trucchi e senza inganni. Prodigi è uno spettacolo che parla di memoria. Interroga il senso del ricordare, del tenere a mente chi ci ha preceduto, per non dimenticare chi ci ha permesso di diventare ciò che siamo. In questo senso, non è solo uno spettacolo di abilità straordinarie, di mnemotecnica, ma un atto di memoria viva, un omaggio a una tradizione che continua a esistere solo se qualcuno sceglie di incarnarla, qui e ora, davanti a uno sguardo che osserva e ricorda.