Tre domande a… Maria Luisa Mosele
Un vivido affresco dell’anima che intreccia il lutto, l’inquieta ribellione giovanile degli anni Ottanta e l’emersione di una verità tanto inattesa quanto sconvolgente. Che cosa sopravvive di un legame quando la morte irrompe prima che giunga il tempo del chiarimento? È l’interrogativo sottile e persistente che percorre le pagine di “Un padre bugiardo” (Ed. Morellini, euro 18), il romanzo di Maria Luisa Mosele, preside in pensione, ambientato tra le colline silenziose di Cerrina Monferrato. L’opera scandaglia con penetrante intensità i segreti inconfessati di una famiglia italiana, mettendo in scena lo scontro fra generazioni sullo sfondo di un’epoca attraversata da profonde metamorfosi sociali.
La presentazione del libro si terrà sabato 7 marzo alle 17,30 alla libreria Ubik di Asti, in corso Alfieri 226. A dialogare con l’autrice sarà il giornalista Pier Carlo Guglielmero. Il tour nelle librerie cittadine proseguirà il 17 aprile ad Alberi d’Acqua e il 2 maggio da Giunti per un firmacopie.
Com’è nata la passione per la scrittura?
“Amo leggere sin da quando ero ragazzina. Credo che il desiderio di provare a scrivere nasca dalla passione per la lettura. E poi le due passioni si fondono l’una nell’altra o forse si tratta delle due facce di una stessa medaglia”.
Quali sono i suoi autori preferiti?
“La mia autrice preferita è Michela Marzano che seguo sin dal 2011. Quando ho letto ‘Volevo essere una farfalla’ sono rimasta folgorata. E non l’ho più lasciata. Mi sento legata a lei da un filo invisibile. Mi ha fatto un regalo che non ha prezzo: ha letto il mio ‘Padre bugiardo’. Gliene sarò grata per sempre. Di seguito potrei citare tantissimi altri scrittori che apprezzo moltissimo. Ad esempio Elena Ferrante, che scrive romanzi strepitosi; o Gianrico Carofiglio dalla scrittura lucida e nel contempo toccante. E vorrei anche citare Tiziano Terzani che mi ha affascinata nei miei anni giovanili per la vita straordinaria che racconta nei suoi libri. Le sue parole portano lontano nel tempo e nello spazio e fanno riflettere. E, infine, come potrei non citare colei che ha editato il mio romanzo? La bravissima scrittrice Sara Rattaro, che ti rapisce con i colpi di scena dei suoi avvincenti romanzi!”
Chi è stata la sua prima lettrice?
“La mia prima lettrice è stata Michela Marzano, che ha commentato così il libro: ‘L’ho letto molto prima del previsto: ho iniziato a guardarlo, poi a leggerlo e non ho più smesso. Da subito si è nel dolore della protagonista Sofia, costretta a confrontarsi con il lutto e, insieme, con il passato irrisolto con i genitori, e la voce interiore è molto bella e autentica; l’intreccio tra vicenda privata e contesto politico-culturale (anni Settanta, terrorismo, movimenti studenteschi, contrapposizione generazionale) è molto riuscito; alternando presente e passato restituisci molto bene il modo in cui i ricordi riaffiorano, frammentari, invadenti, a partire dal trauma dell’incidente. Insomma: mi è piaciuto tantissimo!!!”.
L’intervista completa sul numero della Gazzetta d’Asti in edicola da venerdì 6 marzo 2026
Massimo Allario