Tre domande a… Carola Vettorello
Può essere considerato il brano della rinascita. Dopo oltre due anni Carola Vettorello (in arte Carola) è tornata con un singolo che segna l’inizio di una nuova fase. “Blackout” è una canzone introspettiva, dalle sonorità moderne, attraversata da atmosfere cupe capaci di aprirsi gradualmente a uno spiraglio di luce. Una dinamica che, in qualche modo, ricalca il percorso con cui la cantante astigiana è arrivata a pubblicare il secondo capitolo della sua storia discografica.
Cosa è successo durante questo periodo di silenzio?
“Gli ultimi due anni sono stati abbastanza complicati. Ho sofferto di attacchi di panico, anche per questo mi sono allontanata dalla musica. Ho ripreso grazie alla mia attuale etichetta, Orangle Records: sono sempre rimasta in contatto con Martina Colavitti, che l’ha fondata insieme al marito Christian Cambareri. Quando mi hanno proposto di tornare in studio per provare a registrare qualcosa ero titubante, poi mi sono decisa”.
Da quell’incontro è scaturito “Blackout”, il primo brano realizzato insieme al nuovo team.
“È nato in modo naturale. Da tempo sentivo il bisogno di scrivere una canzone sull’ansia, farlo mi ha permesso di sfogare le cose che avevo dentro. Nel pezzo racconto con un linguaggio leggero l’atmosfera angosciante dell’ansia notturna ma volevo far emergere anche un senso di rinascita, qualcosa che lasciasse la speranza di poterne uscire”.
Per bilanciare l’oscurità del tema il testo introduce un’immagine precisa, quasi salvifica.
“Sì, il mare. Mentre scrivevamo, ci siamo chiesti quale pensiero potesse aiutare durante un attacco d’ansia. Per me è l’acqua, sto benissimo in mare. Il verso ‘è strano come il fondo sappia farti respirare’ nasce proprio da questa sensazione”.
n cui i ricordi riaffiorano, frammentari, invadenti, a partire dal trauma dell’incidente. Insomma: mi è piaciuto tantissimo!!!”.
L’intervista completa sul numero della Gazzetta d’Asti in edicola da venerdì 6 marzo 2026
Alberto Gallo