Il Brasile dal Seminario alla periferia
Il secondo incontro missionario online organizzato dal Centro Missionario il 20 febbraio scorso e moderato da Don Roberto Zappino, è stato caratterizzato dal ritorno lo scorso luglio di Don Italo Francalanci per 12 anni Fidei Donum nella Diocesi gemella di Juina in Brasile. La sua presenza è stata accompagnata, on-line sulla piattaforma diocesana, messa a disposizione da Michelino Musso, direttore dell’Ufficio Diocesano Comunicazioni Sociali della nostra Diocesi, da Don Roberto Zappino, già Fidei Donum a Juina prima di Don Italo e dal caro Mons. Neri José Tondello, Vescovo di Juina. Don Italo è ora per qualche mese ospite e collaboratore nella parrocchia del Sacro Cuore in Asti, in attesa di concludere i suoi studi. Don Roberto ora è parroco a Castello d’Annone, Rocca d’Arazzo e S. Caterina di Rocca d’Arazzo, Azzano, Montemarzo ed è Cappellano delle Carceri di Quarto.Mons. Neri è Vescovo di Juina dal 2009 eletto in seguito alla scomparsa di Mons. Franco Della Valle, originario di Montechiaro d’Asti, primo vescovo della Diocesi di Juina e deceduto improvvisamente il 2 agosto 2007.
Con lui abbiamo iniziato il nostro dialogo, partendo dal progetto “Porta Paradisi” di gemellaggio tra la Diocesi di Asti e quella nuova di Juina. Il progetto era iniziato con i due vescovi, Mons. Della Valle e Mons. Francesco Ravinale e con l’invio di sacerdoti astigiani. Nelle sue parole Mons. Neri ha espresso tanta gratitudine per il contributo ricevuto da don Roberto e don Italo nel formare seminaristi verso il sacerdozio e laici per le pastorali diocesane. Il lavoro missionario in diocesi prosegue con un bel progetto, avviato dalla Pastorale Giovanile di Juina, di Missione tra i giovani iniziato lo scorso anno e che avrà la sua Assemblea nel prossimo anno.
Il problema grosso attuale, che si è aggiunto a tanti altri, è che la proprietà della terra di 4.000 famiglie viene messa in discussione nel tentativo di allontanarle dalle loro case. In questo momento sono loro i più piccoli, più poveri della Diocesi. Disperazione di questi agricoltori che cercano di difendersi, ci sono gli avvocati, ma quando finiscono tutti gli sforzi cercano la Chiesa, cercano il Vescovo e c’è speranza perché si è instaurata una mediazione con le Istituzioni, un importante dialogo che ha sospeso per ora le procedure di sfratto. Poi c’è la situazione degli indigeni, sempre molto vulnerabile ma anche qui c’è la vicinanza e mediazione della Chiesa in dialogo con il Governo.
Don Italo ci ha parlato del suo compito per oltre 10 anni come Rettore del Seminario Diocesano a Cuiabà (a 750 km di distanza da Juina) e insegnante di Filosofia e Teologia nella Università cattolica del Mato Grosso che raccoglie i seminaristi di 8 Diocesi, insieme a studenti religiosi, religiose e laici
Ha impostato la presenza dei ragazzi in Seminario come in una famiglia perché, se si preparano in Seminario a vivere come in una famiglia, questo poi faranno in parrocchia: parroco/pastore, fratello tra fratelli, allora si svolgerà una carità pastorale. Ha cercato di essere fratello e padre imparandolo da Mons. Neri, persona molto affabile, che era stato Rettore nello stesso seminario, prima di essere ordinato Vescovo.
Un’altra cosa che ha cercato di far vivere ai seminaristi è l’apertura ai poveri. Molto utile la pastorale che il sabato e la domenica andavano a fare nelle parrocchie di periferia e l’accoglienza dei poveri alla tavola del seminario tutti i giorni. Si è constatata la reciprocità in atti di bontà proprio dai più poveri. Anche l’ospitalità a chi arrivava da lontano ed era di passaggio è stato un insegnamento per i seminaristi per come deve essere la Chiesa, sempre accogliente anche se questo atteggiamento comporta sacrifici.
L’ultimo anno e mezzo è tornato a Juina come parroco nella Cattedrale andando anche nelle varie comunità sparse in periferia. Vicino alla gente, attento ai loro bisogni non detti.
Molto belli i periodi dell’anno a Guariba, nella parrocchia Senhor Bom Jesus di Guariba, che si trova a 500 km da Juína, molto prossimo all’Amazzonia. Una realtà di persone semplici e poverissime ma molto fraterne. Un tesoro molto speciale ma molto vulnerabile, messo a rischio dal disboscamento e dalle attività di estrazione illegali. Il risultato è invasione delle terre indigene, conflitti agrari, violenza nelle campagne, povertà, fame.
Gli interventi e le domande di Don Roberto hanno suscitato confronti, ricordi, interventi di Mons. Neri che ha sottolineato il ruolo di Don Italo come formatore delle varie pastorali e sacerdote capace di comunione e di equilibrio nelle relazioni tra preti giovani, seminaristi, laici, come apprezzato consigliere e confessore.
Mons. Neri ha voluto rimarcare che il gemellaggio tra le due Diocesi con la presenza di Don Roberto proprio alla nascita della Diocesi con il primo Vescovo Mons. Franco Dalla Valle non si è interrotto e al ritorno di Don Roberto nel 2013 è partito Don Italo. Questa comunione gemellare tra le due Chiese è stata una testimonianza molto adulta, importante, che ha fatto del bene ad entrambe le Diocesi. Il Vescovo Mons. Francesco Ravinale diceva che la diocesi di Asti imparava da questa Diocesi giovane, di frontiera che dava la spinta. L’esperienza come sacerdoti della Diocesi storica di Asti ha invece accompagnato e portato alla ordinazione molti sacerdoti brasiliani. Certo ora si sente la mancanza di un fratello un po’ più maturo tra loro, ma sapranno affrontare questa nuova sfida.
Ora l’impegno storico con il Brasile si arricchisce con la prospettiva della fraternità con la parrocchia Holy Innocents a Tassia, alla periferia di Nairobi (Kenya): il lievito reciproco di speranza e di pace diventi sempre più la misura della vivacità della nostra Chiesa diocesana.
La registrazione dell’incontro è visibile sul canale Youtube della Gazzetta d’Asti al seguente link: Don Italo Francalanci e mons. Neri José Tondello: https://youtu.be/VA1jRhDbOWw
> Don Luigi Binello e l’équipe del Centro Missionario Diocesano