Maurizio Scandurra: “La Banca di Asti funziona e cresce, perché allora cambiare?”
Ho scelto di candidarmi al Consiglio di Amministrazione della Banca di Asti per tutta una serie di motivi. Primo, amo l’Astigiano, e quale “cittadino onorario” di Montiglio Monferrato stimo la locale banca.
Che funziona, cresce e va benissimo, con una redditività costante nell’ultimo decennio pari alla media del sistema, equiparandosi a istituti molto più blasonati e di copertura nazionale.
Che ha fatto del criterio della solidità non scalabile il collante di fiducia fra soci, correntisti e dipendenti in barba a ogni spregiudicata, temeraria fusione.
Che ha saputo svilupparsi restando fedele al territorio, acquisendo in organico altri marchi strategici del credito piemontese come la Cassa di Risparmio di Biella e la Cassa di Risparmio di Vercelli, pur mantenendone con deferenza il nome sulle insegne nelle province d’origine per tradizione e continuità.
E accogliendo quali soci le omonime Fondazioni con gli altri azionisti (tra cui Fondazione Crt e Banco Bpm), tutte pronte a riconfermare i propri Consiglieri di Amministrazione, dicono voci di corridoio: soddisfatte, bilanci alla mano, dei risultati più che eccellenti dell’ultimo mandato triennale di Ad e Cda.
Resta l’incognita della Fondazione CrAsti, con il presidente Livio Negro a guidarla dal 2024 con il placet di sindaco e presidente della Provincia di Asti che al momento si chiamano entrambi Maurizio Rasero.
Stando ai “rumors”, mentre Negro propenderebbe per una impattante riduzione delle quote di maggioranza relativa dell’ente che presiede (e per cambiare Ad e Cda a ogni costo, da voci di corridoio), Rasero spererebbe invece, sempre secondo indiscrezioni, a sua volta di poter presiedere la Banca di Asti: così, di fatto, riaccasandosi essendo al suo ultimo mandato da vertice comunale.
Se ciò accadesse, per quest’ultimo proporrei il titolo del film “Lo chiamavano Trinità”: un mix esplosivo di potere nelle mani di chiunque possa assommare in sé la triplice carica di sindaco, presidente della provincia e della Banca di Asti. Cose che neanche ai tempi dei podestà.
Se accadesse, Banca D’Italia che direbbe? Quale reazione dai partiti di centrodestra (di cui storicamente Maurizio Rasero è espressione) alla soglia delle politiche del 2027, che di tutto necessitano ad Asti fuorché di potenziali scivoloni e perdite di consensi?
Dove sono i sindacati dei dipendenti? Una vendita comporterebbe esuberi e tagli, senza dubbio. Quindi, meglio scendere in campo per tempo e dire la propria.
Meglio lasciare il mondo per com’è onde evitare di trovarsi una banca al contrario, parafrasando Roberto Vannacci. Ad e Cda hanno superato le aspettative, quindi giusto riconfermargli fiducia.