Stop ad iniziative culturali e teatrali in carcere per l’Alta Sicurezza: il Dap ritiene “non opportuna la partecipazione contestuale ad attività di esterni e detenuti”. La replica dei garanti di Asti e Saluzzo
Pubblichiamo la replica scritta congiuntamente da Domenico Massano e Paolo Allemano, rispettivamente Garante dei diritti delle persone private della libertà personale della città di Asti e di Saluzzo, alla risposta del Direttore della Direzione Generale dei detenuti e del trattamento, Ernesto Napolillo, relativamente alle nostre precedenti lettere aperte sulla mancata autorizzazione delle attività teatrali e culturali programmate nei rispettivi Istituti.
Gentile dottor Napolillo,
le scriviamo per condividere alcune perplessità e preoccupazioni in merito alla risposta da lei data alle nostre lettere aperte relative alla mancata autorizzazione, nelle Case di Reclusione A. S. di Asti e Saluzzo, di iniziative e progetti teatrali e letterari che coinvolgevano la comunità esterna, in particolare le scuole, e che erano stati realizzati con significativi riscontri positivi e senza problemi di sicurezza negli anni precedenti.
Innanzitutto crediamo sia importante la sottolineatura iniziale nella sua risposta del fatto che “Ogni attività volta a potenziare la crescita culturale e personale della popolazione detenuta” si configuri certamente come “uno strumento di elezione per il perseguimento della Mission istituzionale di questa Direzione Generale e dell’Amministrazione Penitenziaria tutta, improntata alle finalità rieducative, sancite dall’articolo 27 della Costituzione, e mirata a trasformare il tempo della detenzione in un percorso strutturato di crescita civile e professionale”.
Crediamo, però, che le conclusioni cui arriva a partire da questa premessa e dalle ulteriori argomentazioni che ne offre, non siano coerenti con la stessa. Lei, infatti, scrive: “I criteri adottati da questa Direzione Generale nel rispetto delle imprescindibili esigenze di sicurezza connesse alla gestione dei circuiti alta sicurezza, di regola sono nel senso di ritenere non opportuna la partecipazione contestuale ad attività di esterni e detenuti ascritti a tali circuiti. Sono invece consentite iniziative con la partecipazione di esterni maggiorenni e detenuti appartenenti al circuito della media sicurezza”. Tali indicazioni esplicitano un chiaro indirizzo dell’attuale Direzione Generale relativamente all’Alta Sicurezza, che determina un’inevitabile chiusura ed interruzione di percorsi ed iniziative che si erano potute realizzare in precedenza. Chiusura che è difficilmente comprensibile alla luce del fatto che, lo ribadiamo, si ripercuote su attività che nel corso degli anni hanno avuto riscontri particolarmente positivi. Ad esempio, ad Asti per quanto riguarda, in particolare, le attività con le scuole, ci sono state in passato non solo rappresentazioni teatrali, ma anche laboratori di lettura e di scrittura, tra cui anche la realizzazione congiunta tra studenti e detenuti del libro “Una penna per due mani”. Inoltre, le diverse rappresentazioni teatrali aperte alla cittadinanza hanno sempre visto un’ampia ed attenta partecipazione di pubblico esterno, tra cui i rappresentanti delle diverse Istituzioni locali.
Lo stesso vale per Saluzzo con un impatto, se possibile, ancora maggiore, poiché, essendo 1 detenuto su 4 impegnato in attività scolastica (scuola superiore o università) sono diventati usuali gli incontri tra studenti interni ed esterni, in occasione di scambi augurali o laboratori, e non si comprende come il calendario scolastico possa essere privato di tali momenti del tutto funzionali alla didattica. Da due anni, inoltre, si tengono in carcere delle sessioni di laurea con partecipazione di esterni, occasioni preziose in cui si vivono emozioni forti in un contesto rigorosamente accademico. Il teatro in carcere è inoltre una realtà consolidata e ogni nuovo spettacolo è ripetuto più volte ad uso esclusivo delle scuole superiori.
Tali iniziative, non solo contribuiscono concretamente alla realizzazione di quella tensione rieducativa della pena costituzionalmente prevista, ma sono occasioni per parlare di giustizia e legalità ed hanno una preziosa funzione preventiva ed educativa, soprattutto per i giovani, oltreché culturale per la comunità tutta.
Tali attività, inoltre, organizzate in collaborazione con le Direzioni ed il personale delle diverse aree degli Istituti, coinvolgono persone detenute inserite in specifiche progettualità, coerenti con quelli che sono i loro percorsi trattamentali individuali, e gli stessi progetti richiedono adeguati tempi di preparazione ed organizzativi, e la loro proposta e condivisione è fatta tenendo conto sia degli aspetti trattamentali sia di quelli relativi alla sicurezza. Proprio tale attenzione ne determina per lo più non solo l’approvazione ma spesso anche l’inserimento nella Programmazione annuale da parte delle Direzioni e delle Aree Trattamentali.
Il fatto di ritenere “non opportuna” la partecipazione contestuale a tale genere di attività da parte di persone esterne e di persone detenute nei circuiti Alta Sicurezza è, quindi, poco comprensibile e ancor meno condivisibile. Infatti, anche quando non si tenga conto dei riscontri positivi strettamente connessi a tali attività, si deve tenere conto che lo stesso Ordinamento Penitenziario (L. 354/75) è di tutt’altro orientamento, prevedendo che il trattamento si svolga “agevolando opportuni contatti con il mondo esterno” (art.15), che tenda “anche attraverso i contatti con l’ambiente esterno, al reinserimento sociale” (art. 1), e che siano favorite e organizzate attività culturali, sportive e ricreative curandone l’organizzazione “mantenendo contatti con il mondo esterno utili al reinserimento sociale” (art.27). Tale indirizzo di chiusura rischia di ripercuotersi negativamente anche sulla possibilità di riproporre e replicare precedenti percorsi di introduzione e sensibilizzazione alla giustizia riparativa, che hanno visto l’importante coinvolgimento della comunità esterna.
Alessandro Margara evidenziava come “C’è una scelta tra far del carcere la sede di un servizio e farne invece la sede di una severità simbolica, che si impone a chi è dentro le mura”. Riteniamo che, proprio nella prospettiva di valorizzare la funzione di servizio finalizzato alla rieducazione delle persone, sia importante impegnarsi perché il carcere, inclusa l’Alta Sicurezza, non si chiuda su sé stesso rischiando di soffocare la tensione rieducativa che lo dovrebbe contraddistinguere, ma mantenga vivi “gli opportuni contatti con il mondo esterno”, come recita la normativa, nella consapevolezza che, come testimoniano anche le nostre esperienze, grazie alle competenze e alle capacità del personale educativo, della polizia penitenziaria e delle direzioni degli Istituti, le diverse iniziative che prevedono la partecipazione di persone esterne, possono continuare ad essere realizzate tenendo insieme esigenze di sicurezza e funzione rieducativa.
Nel concludere la precedente lettera richiamavamo, in tal senso, le parole del Presidente Mattarella che ricordava come la nostra Costituzione e la normativa penitenziaria prevedano che l’impegno nei nostri Istituti penitenziari si svolga basandosi su due pilastri: “sicurezza e rieducazione”. Non si tratta, quindi, di mettere in discussione l’indispensabile funzione di sicurezza che le carceri devono garantire, ma di garantire al pari anche l’altro pilastro, quello rieducativo, del quale il coinvolgimento della comunità esterna è componente essenziale.
Gentile Dott. Napolillo, come Garanti dei Diritti delle persone private della libertà personale ci rivolgiamo nuovamente a lei perché siano rivalutati “I criteri adottati da questa Direzione Generale” per l’Alta Sicurezza che attualmente, a differenza del passato, di regola “sono nel senso di ritenere non opportuna la partecipazione contestuale ad attività di esterni e detenuti”. Tali nuovi criteri da lei dichiarati, ma che emergevano già abbastanza chiaramente dalla Circolare 21/10/2025.0454011.U DAP, da una parte stanno impedendo la realizzazione di diverse nuove iniziative ed hanno interrotto attività e progetti che avevano una storia e proseguivano da anni, dall’altra ci sembra stiano generando un ulteriore appesantimento burocratico ed un clima di incertezza che non agevolano lo sviluppo di nuove progettualità ed il contributo attivo di persone, enti ed associazioni.
Ci auguriamo che a partire da questa situazione e confidando in quel “di regola” da lei inserito e che lascia intravedere una possibile apertura e non una chiusura assoluta, si possa avviare un dialogo ed un confronto, con la partecipazione dei diversi soggetti che si occupano a vario titolo di collaborare e di contribuire alla funzione rieducativa della pena costituzionalmente prevista, sulla situazione attuale e sulle prospettive relativamente alla garanzia delle Attività trattamentali ed al coinvolgimento della Comunità esterna per l’Alta Sicurezza (con riferimento in particolare alla già citata Circolare dello scorso ottobre).
Nel ringraziarla per l’attenzione le porgiamo cordiali saluti.
Domenico Massano, Garante dei diritti delle persone private della libertà personale della città di Asti e Paolo Allemano, Garante dei diritti delle persone private della libertà personale della città di Saluzzo.