Quando le colline erano sott’acqua: al Museo dei Fossili torna l’acquario
Là dove c’era il mare ora c’è una città. Parafrasando un verso di una delle più celebri canzoni di Adriano Celentano si può spiegare efficacemente cosa è successo al nostro territorio negli ultimi milioni di anni. Nella collina torinese esisteva un mare padano subtropicale che ha plasmato le nostre colline e creato i nostri terreni che ci oggi ci regalano eccellenze quali i tartufi e i vini d’eccellenza. E ora è possibile vederlo da vicino, almeno in una sua riproduzione, con i fondali, gli organismi e i pesci che lo abitavano. Il Museo dei Fossili ha, infatti, riportato a nuova vita, dopo dieci anni, l’acquario tropicale che va ad arricchire uno dei patrimoni paleontologici più importanti d’Europa custodito tra le sale del palazzo del Michelerio, ma anche nella riserva naturale di Valle Andona-Valle Botto. L’acquario non è un semplice sfoggio naturalistico, ma una vera e propria macchina del tempo. Osservando le specie viventi ospitate nella vasca da tre mila litri (una ventina di pesci e una quarantina di varietà di coralli che sono allevati dall’azienda astigiana di Simone Porcellana) il visitatore può finalmente cedere un vita i colori e il dinamismo di quegli organismi le cui spoglie si trovano anche nelle teche del Museo. Un vero scrigno di biodiversità, insomma che ci offre uno spaccato dei mari caldi piemontesi del Miocene. Una ricostruzione realistica che arriva al termine di un viaggio tra preziosi fossili come la Balena Tersilla o la Viglianottera, vere celebrità del Paleontologico. E proprio Tersilla è la Caronte di un percorso dedicato ai bambini, e non solo e che chiarisce in modo semplice e divertente alcune curiosità sui reperti custoditi nel museo. L’acquario è, invece, intitolato a Ernst Haeckel illustre scienziato, ma anche filosofo e artista inventore dell’Ecologia e tra i primi sostenitori della teoria evolutiva. Ad abbellire ancora di più la vasca un acquerello e donato dall’artista Floriana Porta, protagonista di una personale allestita nella chiesa del Gesù, dal titolo “Dai fossili alla vita”.
“Da oggi per vedere un bel mare non bisogna andare ai Caraibi, ma venire al Paleontologico”, ha scherzato Sara Rabellino, presidente del Parco Paleontologico Astigiano
“In questa spettacolare vasca di oltre 3 mila litri d’acqua marina possiamo ammirare un autentico scrigno di biodiversità: coralli e pesci tropicali, provenienti da diverse parti del mondo, ricreano un habitat dell’antico fondale del Miocene, un’epoca compresa tra 23 e 5,4 milioni di anni fa – ha spiegato invece il direttore del Parco Graziano Delmastro -. L’ambiente corallino si ispira ai resti fossili, risalenti a circa 20 milioni di anni fa, rinvenuti sulla Collina di Torino, offrendoci uno spaccato dei caldi mari piemontesi, pullulanti di vita”.
Una riproduzione, fedele dei fondali del nostro Mare Padano che ha lasciato tracce anche nei reperti fossili di coralli che di possono ammirare nel percorso museale. Ma non bisogna fermarsi qui. “Tutta la nostra esposizione, quello che è conservato qui, è solo una piccola seppure importante testimonianza di quello che abbiamo fuori, di quello che il Parco offre e di quello che nascondono le nostre colline”, ha aggiunto Rabellino. Il museo è aperto dal lunedì al venerdì dalle 11 alle 17 (Pasquetta compresa) e il sabato e la domenica dalle 11 alle 18. La domenica di Pasqua sarà chiuso.