E’ stata di nuovo preclusa la possibilità di effettuare un piano di contenimento della specie volpe
A ridaje, direbbero a Roma.
Ed invece siamo ad Asti dove, per il secondo anno consecutivo è stata preclusa la possibilità di effettuare un piano di contenimento della specie volpe. Sembra di essere sulla luna ed invece siamo con i piedi ben piantati sulla terra. A fronte di massiccia quanto dannosa ed incontrollata popolazione di volpi e nonostante che questo controllo venisse effettuato ininterrottamente ed in modo proficuo da oltre cinquant’anni a venire, con il cambio ai vertici della amministrazione provinciale, tale attività non è stata più fattibile. Attività, tra l’altro, portata avanti in tutte le altre provincie italiane. La motivazione fornita è stata quella che l’ISPRA ha dato parere negativo. A parte il fatto che non è dato capire il criterio per cui l’ISPRA in alcune provincie permetta ed in altre no, in tutto questo frangente salta inesorabilmente agli onori della cronaca l’assordante silenzio della associazioni venatorie. Le quali, sempre molto prolisse ad autocelebrarsi ed a denigrarsi a vicenda con la speranza di strapparsi una tessera dalle mani, non sono state in grado di mettere in atto l’unica cosa sensata in questo frangente. Ovvero stilare un documento congiunto dove si faceva presente all’amministrazione provinciale, in modo garbato ma altrettanto deciso, che il parere dell’ISPRA in base all’art. 18, comma 2, primo periodo, legge 157/92 e s.m.i. è OBBLIGATORIO ma NON VINCOLANTE. Ma questo avrebbe voluto dire una corretta quanto sensata interpretazione del ruolo deputato alle associazioni di cui sopra. Evidentemente, capisco, era sperare troppo.
Giuseppe Vigna