Meditando la Parola: Una pietra spostata
Il commento al Vangelo di domenica 5 aprile (Gv 20,1-9) a cura di suor Isa
Il Vangelo di Pasqua inizia nel buio. Maria di Magdala va al sepolcro quando è ancora notte. E questo mi colpisce molto, perché assomiglia tanto ai nostri momenti di vita: quando non capiamo, quando qualcosa ci fa male, quando ci sembra che tutto sia finito.
Maria non va con grandi discorsi o certezze. Va e basta. Va perché ama. E forse è proprio questo il primo passo della fede: continuare ad andare, anche quando dentro è buio. Arrivata al sepolcro, trova qualcosa di inatteso: la pietra è tolta. Non trova subito Gesù, trova un segno. E allora corre. Anche Pietro e Giovanni corrono.
È bello questo correre: è il segno di un cuore che cerca, che non si accontenta, che desidera capire. Mi sembra un invito anche per noi: non restare fermi, non abituarci alla fede, ma lasciarci mettere in movimento. Giovanni entra, vede e crede. Non vede Gesù, vede dei teli.
Eppure crede.
Questo mi consola: anche noi spesso non vediamo tutto chiaro, non abbiamo prove, ma piccoli segni. Eppure proprio lì può nascere la fede. Pasqua allora non è qualcosa di lontano.
È quando, dentro le nostre giornate, anche nelle più semplici, iniziamo a vedere qualche segno di vita dove pensavamo ci fosse solo fine. È quando una pietra si sposta, magari piano, magari senza far rumore. È quando il cuore riprende a sperare. E allora anche noi, come Maria, come Pietro, come Giovanni, possiamo rimetterci in cammino… anche se è ancora buio.