Tre domande a… Stefano Ricagno
Debutta a Vinitaly l’Asti DOCG Rosé, nuova tipologia che segna un passaggio strategico per la denominazione ampliandone il perimetro competitivo sui mercati internazionali.
Ne parliamo con Stefano Ricagno, presidente del Consorzio dell’Asti, che illustra obiettivi, prospettive produttive e posizionamento di un progetto in cui innovazione e identità territoriale vanno di pari passo, a partire dall’incontro tra Moscato Bianco e Brachetto.
Quali sono a oggi le aziende del Consorzio che producono questa tipologia?
“Ad oggi sono circa una decina le aziende che hanno iniziato la preproduzione o la sperimentazione della nuova tipologia rosata, ma il cluster – ora che c’è stata la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale – è destinato ad espandersi nei prossimi mesi”.
La nuova tipologia di Asti DOCG Rosé rappresenta un’evoluzione importante per la denominazione: quali obiettivi strategici si pone e che ruolo potrà avere nel rafforzare il posizionamento internazionale dell’Asti?
“L’Asti Rosé nasce con l’obiettivo di rafforzare la competitività della denominazione sui mercati internazionali, ampliando la gamma e intercettando nuove occasioni di consumo così come nuovi consumatori. Non si tratta infatti di una semplice novità di prodotto, ma di un’estensione coerente della Docg, pensata per rispondere a mercati sempre più dinamici ed eterogenei”.
In che modo l’Asti DOCG Rosé riesce a coniugare innovazione e identità territoriale? Mantiene un legame con la tradizione vitivinicola piemontese?
“L’Asti Rosé rappresenta un unicum nel panorama vitivinicolo italiano. Nasce infatti dall’unione di due vitigni aromatici e storici del territorio piemontese, il Moscato Bianco e il Brachetto. Questa scelta consente di introdurre una nuova tipologia senza rompere con l’identità della denominazione, ma anzi rafforzandola: Il legame con il territorio resta centrale, così come la valorizzazione del know-how produttivo locale, in particolare nella capacità di bilanciare ed esaltare il profilo aromatico delle due uve”.
Quali sono i principali mercati di riferimento per questa nuova tipologia e che riscontro vi aspettate da parte dei consumatori, soprattutto tra le nuove generazioni?
“Al momento, anche sulla base dell’interesse riscontrato tra distributori e importatori, i mercati potenzialmente più ricettivi sono l’Europa – incluso il Regno Unito – il Nord America e, compatibilmente con l’attuale contesto, la Russia, senza trascurare il mercato interno. Per quanto riguarda il target, le analisi individuano come principale riferimento la fascia femminile tra i 30 e i 40-45 anni, non necessariamente al primo approccio con il vino. L’obiettivo è intercettare un consumatore consapevole, alla ricerca di un prodotto versatile, capace di adattarsi a diverse occasioni di consumo senza essere confinato a un momento specifico come accadeva in passato per i prodotti della nostra denominazione”.
Il primo simbolico brindisi per celebrare la recente introduzione della nuova tipologia nel disciplinare di produzione dell’Asti Docg si terrà martedì 14 aprile, alle ore 12 nel Padiglione 10, stand G3.
Marianna Natale