Banca di Asti, Scandurra: “Cara Fondazione, possibile un cambio di passo?”
Egregio Direttore, Le chiedo cortesemente la pubblicazione di questa lettera aperta.
Apprezzo da sempre gli Astigiani. Sono un popolo cordiale, verace, incline al buongusto – stante gli ottimi prodotti enogastronomici che il loro territorio propone – e alla convivialità platonicamente intesa.
Auspicherei, pertanto, che medesima misura venisse applicata anche alla gestione del futuro imminente della ‘Banca di Asti’. Noto un clima eccessivamente teso, che fa di un tema cardine una vexata quaestio. Un contesto da haters, più adatto all’ignoranza dei social che all’istituzionalità e alla delicatezza di un argomento così delicato.
Rilevo, in maniera chiara e oggettiva, una crescente contrapposizione tra ‘Fondazione Cassa di Risparmio di Asti’ e il resto del mondo. Francamente, pur nel rispetto di ogni posizione, ne ignoro i motivi. La convenienza. I vantaggi.
Un atteggiamento, tutto lascerebbe presumere, di solitudine sempre più ampia che sottolinea e demarca, con tratto evidente, la distanza anche dal mondo dei media. E, soprattutto, a quanto parrebbe, dagli attori del territorio, primi per sovranità e volontà: cittadini, clienti, dipendenti, sindacati bancari, tessuto produttivo in genere.
Stando a quanto letto su ‘Gazzetta D’Asti’, da Collega giornalista esprimo solidarietà alla Sua Redazione. Mi preme, con rispetto, ricordare al Presidente Livio Negro, al di là del richiamo a ordinamenti e regolamenti, che l’Assemblea degli Azionisti, oltre ad assolvere ai propri incarichi (bilancio, organi di governo) ha piena facoltà e altrettanto potere – essendo sovrana anch’essa – di discutere che cosa vuole, semplicemente inserendolo nell’ordine del giorno: senza chiedere pertanto il permesso ad alcuno. Nemmeno al maggior Azionista.
Questa sterile conflittualità credo possa essere meglio sostituita da un netto cambio di passo. Da una presa di coscienza del fatto che occorre confermare continuità ad Ad e Cda che stanno facendo benissimo, come praticamente tutti i soggetti coinvolti a più voci e riprese chiedono: perché allo stato attuale, pur secondo chi scrive, è l’unica strada in grado di assicurare risultato e prospettiva alla Banca.
Anche per un semplice fatto: stando agli ultimissimi rumors, sembrerebbe ancora essere assente il Grande Candidato. Il Capo Azienda pari livello. L’uomo in grado di mettere d’accordo tutti. Forse Matteo Bigarelli, Direttore Generale di ‘Bper Factor’, che gestisce un comparto secondario del proprio istituto? Forse il biellese Maurizio Barnabé, Direttore Generale della ‘Cassa di Risparmio di Orvieto’, istituto che cuba poco meno di un sesto di Banca di Asti? Forse ancora Lodovico Mazzolin, di cui si sono occupate recentemente, per questioni extrabancarie, le cronache nazionali? Avrebbe senso tutto questo?
Manca, insomma, un Amministratore Delegato pari grado che abbia già ricoperto con esperienza il ruolo principe. Confido nel senso di responsabilità dei Consiglieri della Fondazione: chiamati ad agire secondo coscienza e prudenza, al di là di ogni eventuale o potenziale velleità di potere fine a sé stessa. Ognuno si assuma il rischio di ciò che fa. Noi, intanto, vigiliamo attenti e svegli.
Maurizio Scandurra