Tre domande a… Manlio Graziano
Manlio Graziano, analista geopolitico, offre una visione sugli ultimi accadimenti in Medio Oriente.
Dopo le minacce contro l’Iran, Trump ha accettato la proposta della tregua di due settimane, alla condizione che venga riaperto immediatamente lo Stretto di Hormuz. L’Iran dal canto suo ha presentato una lista di 10 punti per porre fine alla guerra che Trump ha definito una base per ulteriori negoziati che inizieranno presumibilmente venerdì. Che cosa possiamo aspettarci nelle prossime ore?
“E’ difficile prevedere cosa aspettarsi. Chiunque a Washington può cambiare le carte in tavola da un momento all’altro. Carte che già sono poco chiare. Sostanzialmente non è cambiato molto rispetto a prima. C’è un compromesso sul cessate il fuoco, ma si continua a sparare, aspetto da non sottovalutare. L’Iran ha presentato una lista di 10 punti, che ricalca sostanzialmente ciò che già aveva messo avanti in precedenza, e che è inaccettabile per gli Stati Uniti. Gli Usa fanno buon viso a cattivo gioco, ma di fatto accettare questa lista significherebbe ammettere di aver perso. Insomma, nelle prossime ore può succedere di tutto”.
L’accordo sul cessate il fuoco non include però il Libano.
“La situazione in Libano è poco chiara: qui gli Israeliani stanno facendo quello che vogliono. Sono costretti ad accettare gli accordi in Iran perché non avrebbero la forza di continuare gli attacchi, ma in Libano hanno detto che non si fermeranno”.
La tregua può risolvere o quantomeno mitigare la crisi energetica che ha portato al rapido innalzamento dei costi dell’energia, con impatti diretti sul costo della vita e sull’inflazione, specialmente in Europa e in Italia?
“Bisogna fare una distinzione tra corto, medio e lungo periodo. Nel corto periodo l’impatto sui mercati, avidi di buone notizie, sarà positivo, con una verosimile discesa dei prezzi. Nel medio periodo, la situazione sostanzialmente non cambierà, il blocco sullo Stretto di Hormuz rimarrà: le misure anti-inflazionistiche che sono state prese hanno carattere provvisorio. Nel lungo periodo invece è possibile che si acceleri la transizione verso nuove forme di energie alternative. La sudditanza a petrolio e gas non è più sostenibile. Non è il solo scenario però: è probabile un’accelerazione verso forme di energie rinnovabili e, simultaneamente, viene rilanciato l’uso di una vecchia fonte di energia, il carbone, come del resto già sta facendo la Cina”.
L’intervista completa sul numero della Gazzetta d’Asti in edicola da venerdì 10 aprile 2026
Laura Avidano