L’educazione “non formale” degli oratori
L’aula del Senato, la scorsa settimana, ha dato il via libera definitivo alla proposta di legge sull’educazione non formale, che riconosce per la prima volta nell’ordinamento italiano il ruolo educativo di centri estivi, oratori e realtà associative. “Con questa legge diamo finalmente pieno riconoscimento a chi ogni giorno nei territori svolge una funzione educativa fondamentale accanto alle famiglie e alla scuola”, dichiara la prima firmataria del provvedimento, Elena Bonetti. “Centri estivi, oratori, associazioni del terzo settore e volontariato – prosegue – organizzazioni sportive e culturali entrano a pieno titolo nell’ordinamento italiano come soggetti educativi, con un riconoscimento, tutele e strumenti di sostegno”.
La Chiesa italiana non arriva impreparata a questo importante passaggio, segno di un cammino iniziato già nel 2013 con la nota pastorale “Il laboratorio dei talenti” con la quale i vescovi italiani iniziarono una vera e propria riflessione sulla missione educativa dell’oratorio l’unico pronunciamento organico dell’episcopato sull’oratorio nella stagione post-conciliare. Riflessione proseguita nel corso degli anni attraverso un tavolo di studio del Servizio nazionale per la pastorale giovanile riprendendo gli incontri del Forum degli oratori italiani (Foi). “Gli oratori sono comunità e non si possono conoscere né descrivere se non dando voce a chi li abita ogni giorno. Abbiamo cercato di fare proprio questo” commenta don Riccardo Pincerato, responsabile del Servizio nazionale per la pastorale giovanile della Cei che si riferisce a una popolazione giovanile e non che affolla ogni giorno 25mila parrocchie italiane, senza escludere congregazioni e associazioni. Parroci, educatori, operatori, responsabili diocesani, ma soprattutto ragazzi e ragazze, bambini e bambine, con le loro famiglie in particolare nel periodo estivo. Il Vangelo che si fa educazione e l’educazione che si fa storia di un popolo ribadita nell’esortazione apostolica di Papa francesco “Christus Vivit”, “che riconosce l’oratorio come strumento della pastorale giovanile, senza esaurirne la ricchezza in quella categoria, e lo descrive come un poliedro dalle molteplici sfaccettature”.
Don Luca Ramello, presidente nazionale NOI, evidenzia come: “Per gli oratori il significato di questa legge è particolarmente rilevante. Fino ad oggi il loro riconoscimento trovava fondamento principalmente nella normativa riguardante le confessioni religiose, in alcune leggi regionali e in specifici provvedimenti settoriali. Con questa riforma, invece, l’oratorio entra nel quadro nazionale dell’educazione non formale come soggetto educativo riconosciuto dall’ordinamento italiano, accanto alle altre realtà della società civile impegnate nella formazione delle giovani generazioni. Non diventa una scuola, né intende sostituirsi ad essa. Rimane fedele alla propria identità ecclesiale, ma vede finalmente riconosciuto il proprio specifico contributo educativo al bene comune”. L’approvazione della legge costituisce dunque un punto di partenza, non un punto di arrivo. “Saranno necessari – commenta don Ramello – coraggio istituzionale, investimenti adeguati e una reale fiducia nei confronti delle migliaia di educatori e volontari che ogni giorno, spesso nel silenzio e con straordinaria generosità, costruiscono relazioni, cittadinanza e speranza. Non si tratta della vittoria di una singola realtà, né tantomeno degli oratori. È una vittoria dell’educazione. Il Paese riconosce finalmente ciò che tante comunità vivono da sempre: per far crescere un ragazzo non bastano un’aula e una famiglia. Serve una comunità educante, capace di accompagnarlo, sostenerlo e generare futuro. In questo riconoscimento risiede il valore più autentico e promettente di questa nuova legge”.
Un’altra attenzione verso l’oratorio è stata anche dimostrata recentemente dal protocollo d’intesa firmato tra la Cei e il Ministero per lo Sport e i Giovani, per promuovere la realizzazione e la riqualificazione di spazi dedicati allo sport negli oratori situati nelle aree urbane caratterizzate da maggiori fragilità sociali e educative. L’intesa rafforza, quindi, la collaborazione tra le istituzioni con l’obiettivo di valorizzare gli oratori quali presìdi educativi, sociali e aggregativi, riconoscendone il ruolo strategico nel contrasto alla dispersione scolastica, alla povertà educativa e al disagio giovanile, attraverso la promozione della pratica sportiva e dei corretti stili di vita. Il Protocollo prevede inoltre l’istituzione di un Tavolo tecnico permanente tra gli uffici del Ministro per lo Sport e i Giovani e la Cei, con il compito di coordinare, monitorare e accompagnare l’attuazione degli interventi, favorendo lo scambio di competenze e buone pratiche.
Don Ivano Mazzucco, vicepresidente regionale ANSPI, sottolinea come “questa intesa potrebbe favorire in particolare le aree più fragili del nostro Paese, ma anche per i nostri oratori potrebbe rappresentare una vera occasione per valorizzare ciò che già si fa nei nostri oratori, magari snellendo la burocrazia che a volte appesantisce un settore che si appoggia principalmente sul grande contributo dei volontari”.
Mauro Canta