Lavoro al videoterminale e tecnostress: le tutele sanitarie obbligatorie per i dipendenti amministrativi
Nell’indagine OSH Pulse, che l’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro ha condotto nella primavera del 2022 su oltre 27.000 lavoratori europei, mal di testa e affaticamento della vista compaiono fra i disturbi causati o peggiorati dal lavoro per il 34% degli intervistati, subito dopo la stanchezza generale.
Sono fastidi familiari a chi passa buona parte della giornata davanti a un monitor, e poiché di rado costringono a fermarsi possono trascinarsi a lungo, anche se la legge italiana prevede per chi usa il computer in modo abituale tutele precise, affidate in parte al medico e in parte al modo in cui l’ufficio è organizzato.
È convinzione diffusa che il lavoro d’ufficio sia esente da insidie professionali, ma l’evidenza clinica dimostra esattamente il contrario. L’impiego prolungato davanti agli schermi, unito a postazioni spesso poco ergonomiche, espone i dipendenti amministrativi ad affaticamento visivo, patologie cervico-posturali e a un crescente ‘tecnostress’ derivante dalla continua iperconnessione. Per contrastare queste dinamiche, la normativa vigente classifica a tutti gli effetti i videoterminalisti come soggetti a rischio, rendendo obbligatoria una sorveglianza sanitaria periodica e altamente specifica. Per i responsabili delle risorse umane, organizzare questi controlli significa dover comprendere preventivamente le metodiche diagnostiche adottate dai medici competenti, al fine di garantire screening oculistici realmente efficaci. A livello informativo, alle aziende che desiderano capire nel dettaglio l’iter di questi accertamenti suggeriamo di consultare risorse del settore (a tal proposito, il sito Gdmsanita.it spiega come opera sulle visite mediche del lavoro a Torino) per capire con chiarezza i passaggi clinici e i protocolli adottati per tutelare l’integrità fisica di chi trascorre l’intera giornata alla scrivania.
La soglia che fa scattare le tutele
Il testo unico sulla sicurezza, il D.Lgs. 81/2008, considera videoterminalista il lavoratore che usa un’attrezzatura dotata di schermo in modo sistematico o abituale, per un numero minimo di ore settimanali stabilito dalla legge e calcolato al netto delle pause. Il tipo di attività non sposta la soglia, sicché vi rientrano allo stesso modo la contabile che registra le fatture e l’addetto di una sala di controllo, mentre ne resta fuori chi accende il computer per qualche verifica saltuaria.
La soglia fa scattare la sorveglianza sanitaria e il diritto alle pause, mentre gli obblighi sulla postazione valgono per chiunque lavori al computer, poiché la valutazione dei rischi deve occuparsi dello schermo, della sedia, del piano di lavoro, dell’illuminazione e dei riflessi. Chi supera la soglia ha in più il diritto di interrompere l’attività allo schermo con pause o cambi di attività.
La visita del medico competente parte dagli occhi
Per i videoterminalisti la sorveglianza sanitaria comprende una visita preventiva, prima che il lavoratore cominci, e poi visite periodiche, con la cadenza che la legge fissa in base all’età e all’esito dei controlli precedenti, salvo i casi in cui il medico ne stabilisce una diversa. La visita si concentra sulla vista e sull’apparato muscolo-scheletrico, e quando lo ritiene necessario il medico competente può affiancarle esami mirati, come una visita oculistica, per capire se un disturbo abbia a che fare con le ore passate davanti al monitor.
Al termine il medico esprime il giudizio di idoneità alla mansione, che può contenere prescrizioni, per esempio l’uso di lenti correttive durante il lavoro al computer. Bruciore agli occhi, fatica a mettere a fuoco a fine turno e mal di testa ricorrenti sono segnali da riferire in quella sede, visto che la visita è a carico dell’azienda e serve proprio a capire se la postazione o l’organizzazione vadano corrette.
Dove si previene il tecnostress
Il tecnostress, cioè la tensione che nasce dall’essere sempre raggiungibili fra mail, chat aziendali e videochiamate, si coglie poco durante una visita, perché dipende da come il lavoro viene distribuito e da quanto spazio resta fra un messaggio e l’altro. Secondo la pagina dell’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro sui rischi psicosociali e lo stress, questi rischi derivano da una progettazione, un’organizzazione e una gestione del lavoro carenti, e vanno affrontati con lo stesso metodo usato per gli altri rischi. In Italia, del resto, la valutazione dei rischi deve comprendere anche lo stress lavoro-correlato.
Per chi lavora in modalità agile la legge chiede che l’accordo individuale indichi le misure per assicurare la disconnessione dagli strumenti di lavoro, ma le stesse regole servono anche a chi resta sempre in sede. Bastano spesso fasce orarie in cui non si inviano messaggi, un canale riservato alle urgenze e riunioni online che non si susseguono senza pausa. Sono accorgimenti che non compaiono in nessuna cartella sanitaria, eppure possono pesare sugli stessi mal di testa di fine giornata che, secondo l’indagine europea, un lavoratore su tre attribuisce al proprio impiego.
Domande Frequenti (FAQ)
Chi è considerato videoterminalista dalla legge italiana sulla sicurezza sul lavoro?
È il dipendente che usa un computer o un’altra attrezzatura con schermo in modo sistematico o abituale, oltre una soglia di ore settimanali fissata dal D.Lgs. 81/2008 e calcolata senza contare le pause, qualunque sia il settore in cui lavora.
Gli occhiali per lavorare al computer devono essere pagati dall’azienda?
Il testo unico sulla sicurezza obbliga il datore di lavoro a fornire a proprie spese i dispositivi speciali di correzione visiva, quando le visite del medico competente ne mostrano la necessità e gli occhiali normali non bastano per il lavoro allo schermo.
Chi lavora in smart working deve fare le visite mediche per l’uso del computer?
La sorveglianza sanitaria dipende dalla mansione e dall’esposizione al rischio, che il medico competente valuta insieme all’azienda. Per il lavoro agile svolto fuori dai locali aziendali la legge chiede inoltre al datore di lavoro di consegnare al dipendente un’informativa scritta sui rischi, compresi quelli legati all’uso dei videoterminali.