Tre domande a… Cristina Giraudi
Cristina Giraudi è docente nelle scuole superiori di secondo grado dal 2001. Per alcuni anni in servizio presso l’istituto professionale Castigliano, dal 2020 è al liceo Scientifico “Vercelli” dove insegna Matematica e Fisica. E’ anche mamma di due ragazze di 19 e 22 anni.
Lei insegna da oltre 25 anni. Come ha visto cambiare i giovani in questi anni?
“La prima riflessione riguarda l’autostima degli studenti. Nel corso degli anni ho osservato una progressiva diminuzione della fiducia che i ragazzi ripongono nelle proprie capacità, un aspetto che emerge anche nell’approccio alla matematica, una disciplina certamente complessa, che non richiede soltanto studio ma anche comprensione e tempo per assimilare i concetti. Spesso gli studenti appaiono insicuri e faticano a riconoscere le proprie potenzialità, soprattutto quando si trovano ad affrontare un compito impegnativo. Non escludo che questa fragilità possa essere legata anche alle aspettative, talvolta elevate, che la società e l’ambiente circostante ripongono in loro, e alla pressione di dover raggiungere determinati standard. Di fronte alle difficoltà, infatti, capita che si scoraggino facilmente e mettano in dubbio le proprie capacità. È un aspetto che porta anche noi docenti a interrogarci sul nostro ruolo: diventa fondamentale accompagnarli nel percorso di apprendimento, sostenerli e incoraggiarli a perseverare, aiutandoli a comprendere che l’errore e la difficoltà fanno parte del processo di crescita. A volte, infatti, è sufficiente un piccolo progresso per far ritrovare loro fiducia e consapevolezza delle proprie possibilità.”
Dal suo osservatorio quotidiano in aula, quali sono i sentimenti prevalenti che percepisce tra i ragazzi in questo periodo?
“Un aspetto che mi colpisce particolarmente è la difficoltà che molti studenti incontrano nell’immaginare il proprio futuro. Sia negli istituti professionali sia nei licei quando viene chiesto loro quali siano i sogni, le aspirazioni o i progetti per gli anni a venire, spesso faticano a individuare una risposta. Un altro elemento significativo riguarda l’aumento delle manifestazioni d’ansia che ho riscontrato nel periodo successivo alla pandemia. In diverse occasioni si è reso necessario ricorrere ai soccorsi per episodi di panico o stati d’ansia particolarmente intensi, legati sia a situazioni scolastiche sia a difficoltà personali. Molti ragazzi sembrano vivere una condizione di frustrazione e insicurezza, alimentata dal timore di non riuscire ad affrontare le sfide che si presentano loro. È interessante notare come questa preoccupazione non si traduca necessariamente in risultati scolastici insufficienti: spesso, infatti, la difficoltà non risiede nelle effettive capacità degli studenti, quanto piuttosto nella paura di non essere all’altezza di una verifica o di un’interrogazione. L’ansia sembra quindi manifestarsi già prima della prova, condizionando la percezione che hanno di sé e delle proprie possibilità”.
Di cosa hanno più bisogno i giovani, secondo lei?
“Ritengo che i ragazzi abbiano bisogno di regole chiare e di punti di riferimento che li aiutino a comprendere quali siano i comportamenti adeguati nei diversi contesti che frequentano. È importante che imparino a conoscere le norme e a comprenderne il significato, così come le conseguenze delle proprie scelte. Anche quando decidono di trasgredire, dovrebbero essere in grado di farlo con consapevolezza e senso di responsabilità. La famiglia e la scuola svolgono, in questo senso, un ruolo fondamentale perché rappresentano contesti educativi in cui i giovani possono confrontarsi con limiti e regole, anche se talvolta questi possono suscitare opposizione o ribellione. Osservo, inoltre che alcuni ragazzi, già a 14 o 15 anni, godono di un’autonomia che può risultare eccessiva rispetto alla loro età: dispongono, per esempio, di somme di denaro considerevoli o non sono tenuti a rispettare orari precisi. A mio avviso, un’autonomia priva di adeguati punti di riferimento rischia di avere una valenza poco educativa. Naturalmente, le regole non dovrebbero mai essere imposte senza spiegazioni ma accompagnate dal dialogo, dall’ascolto e dalla comprensione delle motivazioni che le sostengono. Durante l’adolescenza, infatti, è importante poter contare su confini chiari e orientamenti solidi, che non limitino la libertà personale ma aiutino i ragazzi a sviluppare gradualmente la capacità di compiere scelte autonome e responsabili, fino a individuare con maggiore consapevolezza la propria strada in età adulta”.
L’intervista completa sul numero della Gazzetta d’Asti in edicola da venerdì 30 ottobre 2026
Laura Avidano