Tre domande a… Beppe Giampà
Ci sono dischi che raccolgono canzoni e altri che custodiscono storie.
“Storie & Dintorni” (Bit Records), il nuovo cd di Beppe Giampà, appartiene alla seconda categoria: un viaggio tra libri, incontri, ricordi, luoghi e persone che hanno lasciato un segno.
In vista dell’uscita del disco, il 30 ottobre, il cantautore astigiano ci accompagna dietro le quinte del suo nuovo lavoro, raccontandone emozioni, ispirazioni e radici. Il suo primo album da solista risale al 2009 e si intitolava “Il sentimento brucia”.
È appena uscito il suo nuovo singolo “Il tuo amore”. Come è nato, a che cosa si ispira e quale messaggio porta?
“‘Il tuo amore’ è nata pensando a un mondo che forse stiamo perdendo, fatto di campagna, grilli, erba appena tagliata, cene senza fretta e di due persone che hanno condiviso una vita senza bisogno di troppe parole. Volevo raccontare un amore senza fuochi d’artificio, quello che vive nelle piccole cose di ogni giorno e sa di salvia, di vino e di sere d’estate. Perché spesso le cose più preziose sono quelle che non fanno rumore. Come certe persone: ti accorgi davvero di quanto siano importanti quando la vita comincia a portarsele via”.
A breve uscirà anche l’album “Storie & Dintorni”. Come si è sviluppato e qual è il filo conduttore delle canzoni?
“Le canzoni arrivano quando vogliono loro: alcune bussano alla porta, altre entrano dalla finestra, qualcuna te la ritrovi accanto senza sapere bene come sia arrivata. ‘Storie & Dintorni’ è nato così, intrecciando luoghi, personaggi, libri, ricordi e coincidenze. Non volevo raccontare un luogo preciso, ma quelli che ci portiamo dentro: l’infanzia, la memoria, le nostre radici. Perché basta una canzone, un odore o una parola per riportarci là dove tutto è cominciato. Il filo conduttore è proprio questo: siamo fatti delle storie che abbiamo vissuto, di quelle che ci hanno raccontato e anche di quelle che non abbiamo mai avuto il coraggio di raccontare”.
Lo considera il disco della tua maturità artistica e personale?
“Non so se sia il disco della maturità. La parola mi fa pensare a una mela che cade dall’albero, e io mi sento ancora piuttosto attaccato al ramo. Di certo oggi ho meno bisogno di dimostrare qualcosa: preferisco raccontare una storia che lasci il segno piuttosto che cercare una frase a effetto. Ho capito che una canzone non deve necessariamente urlare per farsi sentire. Forse questo disco nasce proprio dagli anni trascorsi a cercare una voce, sbagliare strada e scoprire che, a volte, il treno sbagliato era quello giusto. Se è maturità, è una maturità con ancora molte domande in tasca. E meno male”.
L’intervista completa sul numero della Gazzetta d’Asti in edicola da venerdì 23 ottobre 2026
Massimo Allario