Tre domande a… Stefania Belmondo
Stefania Belmondo si sdoppia. Sabato la campionessa olimpica di sci di fondo sarà prima a Libri in Nizza alle 16 e poi alle 18 all’università Astiss per un incontro organizzato dalle Acli e dalla libreria Alberi d’Acqua.
Al centro ci sarà il suo libro autobiografico “Ho imparato a vincere. Passione fatica tenacia”. Dialogherà con il giornalista Enzo Armando e la presenza della coautrice Antonella Saracco.
Il libro non racconta solo una Stefania Belmondo ai vertici internazionali dello sci di fondo con 10 medaglie olimpiche (due ori, tre argenti, cinque bronzi, oltre a 13 mondiali con 68 podi e 24 vittorie in Coppa del Mondo; nonché 35 campionati italiani Assoluti) ma soprattutto è un’opera che va oltre per trasformarsi in una guida motivazionale rivolta principalmente ai giovani: inseguire i propri sogni con pazienza, passione e rispetto per il sacrificio. Una campionessa icona di impegno, lealtà sportiva, che sottolinea anche il valore pedagogico delle sconfitte, che sono diventati i mattoni su cui ha costruito i suoi successi. Il racconto delle imprese sportive ma anche il suo passaggio dai riflettori dell’agonismo alla quotidianità. Dal sofferto ritiro dalle competizioni alla dedizione ai figli sino al lavoro odierno presso il gruppo carabinieri forestali di Cuneo.
Come descrivere in sintesi il libro “Ho imparato a vincere”?
“Intanto devo ringraziare l’autrice Antonella Saracco che ha lavorato molto anche per altri miei libri. Solo attraverso le sconfitte si impara che è ancora più bello, interessante, importante la vittoria. A forza di ‘prenderle’ è un premio per tutti i sacrifici. Il motto è non mollare mai”.
Su carta un percorso agonistico e umano carico di emozioni e ricordi presentato alla gente.
“Fa piacere, rallegra anche se ogni tanto con un poco di nostalgia. Mancano le gare, la preparazione, l’ambiente, l’adrenalina. Però bisogna essere contenti di ciò che si è avuto. In una occasione accennavo che mi sarebbe piaciuto raccontare di una atleta una volta smessa l’attività. Può essere un esempio per i giovani parlare dei valori dello sport che poi sono quelli che riguardano il lavoro di ogni essere umano nella vita quotidiana”.
Nel libro si parla di doping. Il talento pulito unito a sacrificio e tenacia può trionfare su aspetti illeciti?
“Indistintamente le medaglie sono sempre state eccezionali: Mondiali, Olimpiadi ma quella a Salt Lake City 2002 nella 15 km contiene un grandissimo significato: la vittoria contro il doping. Nonostante avessi rotto il bastoncino, non ho desistito, mollato e ho vinto la medaglia d’oro al confronto di atlete non in regola. Qualcosa di eccezionale per fare capire che in condizione fisica ottimale si può battere qualsiasi cosa. Si è più forti del doping”.
L’intervista completa sul numero della Gazzetta d’Asti in edicola da venerdì 23 ottobre 2026
Giuseppe Pio