Intrecci di vite: ora è una realtà
Una villa Liberty immersa nel verde ma nel cuore della città. Uno spazio curato in ogni minimo dettaglio destinato a ospitare persone con demenza senile. E’ stato presentato lunedì, giorno in cui, e non è stata una coincidenza, si celebra la giornata internazionale dell’Alzheimer, Intrecci di vite, il nuovo centro diurno per le persone affette da Alzheimer realizzato da Socialcoop assieme a Confcooperative Piemonte Sud. Una volontà di rispondere a una domanda collettiva “di relazione, cura e comunità”, per dirla con le parole del presidente Socialcoop Maurizio Serpentino.
Una villa Liberty, ristrutturata finemente, dal mille metri quadrati con due mila quadrati di giardino all’angolo tra vi De Gasperi e via Antica Zecca, un ambiente pensato per soddisfare i bisogni delle persone affette da demenze senili, per far sì che mantengano le loro abilità personali e domestiche, ma anche per dare un sostegno concreto alle famiglie.
“Il luogo che presentiamo oggi alla città è il frutto di uno sforzo collettivo e cooperativo che si pone all’interno della filiera dei servizi socio-assistenziali. Si tratta di un tassello messo a fattore comune con l’ente pubblico in un’ottica di complementarità, non di antagonismo – ha commentato Serpentino -. Abbiamo responsabilità diverse, ma possiamo e dobbiamo mettere insieme le competenze e la conoscenza dei bisogni: questo è il nostro metodo di lavoro”.
Serpentino ha poi richiamato la filiera della cura che parte dal domicilio, arriva ai servizi semiresidenziali e infine alle Rsa. “Il rapporto tra le persone valutate e quelle prese in carico è 5:1. Questo significa che per 50.000 persone nelle strutture piemontesi, ce ne sono 250.000 da prendere in carico – ha aggiunto -. Questa è la sfida lanciata dal presidente della Regione Alberto Cirio e rispondere insieme è un problema collettivo: per questa sfida la cooperazione è pronta”.
Serpentino è sicuro, il tema della non autosufficienza non è individuale o di ogni singola famiglia, ma è collettivo e riguarda tutti.
Ed è per questo che “Intrecci di vite” non è semplicemente un regalo fatto alla città ma “un vero atto d’amore per le persone più fragili”, ha commentato Mario Sacco, presidente di Confcooperative Piemonte Sud. Questo è un tassello che mancava alla nostra filiera di servizi: “Oggi presentiamo un luogo che per oltre cinquant’anni fu sede della congregazione religiosa delle Ancelle di San Giuseppe e che oggi è ritornato alla comunità astigiana in una nuova veste – ha aggiunto -. Una veste che tuttavia riflette la medesima vocazione sociale e assistenziale. La visione alla base di questo progetto è profondamente cooperativa: abbiamo unito le forze e collaborato con cooperative, associazioni locali e istituzioni per supportare le famiglie che ogni giorno convivono con la malattia dei propri cari. Questo è un grande atto di amore che, come dimostra la partecipazione entusiasta all’evento di oggi, è stato recepito bene dalla comunità cittadina”.
Comunità che aveva e ha necessità di un luogo come questo. E’ stato il presidente dell’associazione Alzheimer Asti Marcello Francesconi a sottolineare proprio questo aspetto: “Il primo centro diurno per persone affette da demenza senile è nato nel 1999 all’interno della casa di riposo città di Asti chiusa nel dicembre 2022 – ha ricordato -. Da allora non avevamo più un posto e ci siamo inventati i Caffè Alzheimer sparsi sul territorio fino alla proposta che ci è arrivata da Socialcoop e Concooperative Piemonte Sud”.
Francesconi ha tracciato anche un “bilancio numerico” del nostro territorio che rimarca la necessità di un luogo come “Intrecci di vite”: “In provincia di Asti si contano circa 4000 persone affette da demenza, comprese le forme a esordio giovanile sotto i 65 anni. Un numero che coinvolge direttamente anche le famiglie con una stima compresa tra 8 mila e 16 mila caregiver familiari”.
E va da sé, quindi, che i luoghi semiresidenziali diventano fondamentali nel contrastare la solitudine delle persone affette da demenze, ma anche per alleviare le famiglie di un carico impegnativo.
All’inaugurazione anche il sindaco di Asti Maurizio Rasero che ha rimarcato l’importanza della collaborazione tra enti e istituzioni, il presidente della Provincia Simone Nosenzo, il consigliere Regionale Sergio Ebarnabo e l’assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi. “Dietro ogni malattia c’è una famiglia che assorbe ancora di più rispetto a chi ne è affetto – ha dichiarato -. Per questo strutture come questo centro sono fondamentali per dare sollievo anche alle famiglie dei malati”.
Il direttore generale dell’Asl At Giovanni Gorgoni ha, invece, rimarcato l’efficienza nella realizzazione del progetto, presentato nel 2023 e a distanza di una manciata di anni diventato di fatti operativo. “Nella cura delle demenze umanità e dignità devono accompagnarsi a un sistema di comunità e sussidiarietà”, ha concluso.
Ma Intrecci di vite sarà anche una struttura aperta alla città, un progetto vivo, inserito nella comunità e integenerazionale, capace di dialogare anche con le scuole.
“Abbiamo già attivato una collaborazione con gli studenti del quinto anno del corso socio-sanitario dell’Istituto Castiglaiano (che il giorno dell’inaugurazione si sono occupati dell’accoglienza) con l’Università e con le agenzie formative”, hanno assicurato i referenti della struttura.
La struttura
Venticinque i posti che la villa offre. Superando il giardino, completamente “risanato”, che però ha mantenuto le viti centenarie, simbolo vero e proprio della struttura e del nostro territorio, al piano rialzato c’è un ufficio di accoglienza e un’elegante sala bar anche a misura di persone dotate di presidi come carrozzine.
“Un locale che si spera possa diventare autogestito dagli stessi ospiti”, ci hanno spiegato. C’è poi una sala dedicata alle attività, dove gli ospiti potranno svolgere lavori che vanno dal bricolage alla musica passando persino per la sartoria. “Non esiste un’unica attività uguale per tutti, perché ogni persona porta con sé una storia, degli interessi e delle capacità diverse”, hanno aggiunto.
Poi ci sono i bagni attrezzati , le cui insegne, in ceramica sono state studiate appositamente dall’artista Cecilia Geninatti. Salendo di un piano (ovviamente la villa è ditata anche di ascensore, ndr) ci si trova di fronte alle cucine, due, una professionale dove cuochi prepareranno i pasti per le persone ospiti e l’altra “terapeutica” che proprio gli ospiti potranno utilizzare. “Questa è una delle stanze più importanti del centro – hanno aggiunto -. E’ stata pensata come una vera cucina di casa. Non serve soltanto a preparare i pasti ma può diventare uno spazio in cui fare attività e partecipare alla vita quotidiana”.
Poi una sala da pranzo, “come quella di casa, non come una mensa”, utilizzabile anche per fare attività legate la mondo culinario e un altro salottino dove consumare i pasti. Poi una sala relax con tanto di caminetto elettrico, arredata con gusto, mobili recuperati e pavimenti storici del periodo Liberty.
Al secondo piano si trovano la sala da bagno, con “bagno assistito”, che non sarà utilizzata soltanto dalle persone che frequentano il centro, ma che potrà essere messa a disposizione anche di persone esterne che ne abbiamo necessità e con una parte di aromaterapia, una zona parrucchieri, una sala multifunzionale arredata con quadri donati dall’associazione Artemiasia e ancora un’infermeria con un ambulatorio medico e una palestra attrezzata dedicata al movimento e al mantenimento delle capacità motorie.
La struttura diventerà operativa non appena arriveranno le delibere dell’Asl.