Richiesta di giudizio immediato per Piero Pesce, l’uomo accusato dell’omicidio pluriaggravato nei confronti del figlio Valerio, 28 anni, ucciso nella casa paterna a coltellate nelle prime ore del 23 novembre scorso.

Il giudice per le indagini preliminari ha richiesto il giudizio immediato per l’uomo, come rende noto la procura di Asti, che parla anche delle modalità in cui si è svolto l’efferato delitto.

Il ragazzo, che fino a qualche tempo prima gestiva una tabaccheria in Alba e che solo da poco era tornato a vivere nella casa paterna a Canelli, sarebbe stato raggiunto da plurimi fendenti sferrati con un coltello da cucina mentre si trovava disteso nel letto della propria stanza. L’esame autoptico eseguito dal direttore di medicina legale dell’Asl di Asti Moreno Bertoni ha permesso di riscontrare oltre  cento ferite sul corpo della vittima, alcune superficiali e altre invece che hanno trapassato il torace e il fianco sinistro, tanto da de terminare la lesione degli organi interni (polmone, rene).

Era stato lo stesso Pesce a chiamare i carabinieri qualche ora dopo l’accaduto; le indagini sono state eseguite dai carabinieri della compagnia di Canelli- Nucleo Operativo e Radiomonile, subito intervenuti in risposta alla chiamata del padre della vittima che avrebbe ammesso sin da subito le proprie responsabilià. Sempre il padre appena dopo il delitto avrebbe compiuto un gesto “anticonservativo”, ma non riuscendo nell’intento avrebbe chiamato i militari che hanno quindi scoperto cosa era accaduto nell’appartamento. Sempre i carabinieri sono riusciti a fare luce anche sul movente. Secondo quando sarebbe emerso il delitto sarebbe maturato a causa di problematiche di natura economica relative alla tabaccheria di Alba acquistata dal padre ma gestita dal figlio. Questioni, sembra, legate alle condizioni psicofisiche del ragazzo, segnate da abuso di alcol e dal vizio del gioco, come spiegano in una nota dalla Procura di Asti.

Nella foto Valerio Pesce, la vittima