Asti Musica chiude la ventunesima edizione (14 appuntamenti) e apre alla ventiduesima: ci sono già idee per il 2017. Quella suggerita dal direttore artistico Massimo Cotto: “Concentrare il programma su sole dieci serate, cinque grandi concerti a pagamento e altrettanti gratuiti”. E quella pensata dalla presidente dell’Asp Giovanna Beccuti: “Far crescere la manifestazione, disseminandola di eventi durante l’anno”. “Per ora – aggiunge Cotto – ci godiamo questo momento, gli artisti sono andati via soddisfatti. E noi siamo felici quando vediamo che anche il pubblico lascia la piazza contento”. Qualche dato, anche se “i numeri sono importanti, ma non sono tutto”. Gli spettatori paganti, ha indicato il direttore organizzativo Gianluigi Porro, sono stati circa 5000 (di cui 2000 al concerto di Arbore e l’Orchestra Italiana), cui si aggiungono quelli ai concerti gratuiti. In 1200 hanno ascoltato Capossela, mentre per Rocco Hunt sono entrati in 600 e in 1000 hanno applaudito Al Bano. Poi ci sono i 600 spettatori che hanno tenuto i tagliandi per Ezio Bosso, che recupererà la serata persa a luglio il 7 settembre al Teatro Alfieri (in cinquanta hanno chiesto il rimborso). La nuova collocazione del palco, prestigioso nelle sue dimensioni, ha reso piazza Cattedrale ancora più bella: “Guardando il tutto – osserva Porro – si ha la sensazione di un grande festival e ci sono davvero tutte le potenziali per fare grandi cose”. Per il 2017 si pensa alla creazione di una vera e propria cittadella, riempiendo lo spazio vuoto in fondo alla piazza con un ristorante che crei attrazione e aggregazione. La conferenza stampa di fine rassegna, ieri nella Sala Basso del Teatro Alfieri, ha confermato negli organizzatori di Comune e Asp la convinzione della vigilia, già resa solida dall’esperienza del 2015: “Abbiamo lavorato – sottolinea Porro – tutti insieme in un’unica squadra coesa, pur rappresentando soggetti differenti: Comune, Asp, Agenzia Piemonteuno e altri. E abbiamo anche fatto scelte coraggiose, come quella di non riservare le prime file, rendendo i posti tutti uguali per tutti”. Seppure assente per precedenti impegni, l’amministratore delegato dell’Asp, Paolo Golzio, ha voluto fare arrivare, attraverso la presidente Giovanna Beccuti, la propria valutazione: “Stiamo acquisendo i dati contabili definitivi del festival: presumiamo che anche quest’anno l’obiettivo dell’equilibrio economico sarà raggiunto. Siamo perciò disponibili a organizzare la prossima edizione di Astimusica”. “La rassegna dovrà crescere ancora oltre i confini astigiani – il parere di Giovanna Beccuti – perciò continueremo nel rafforzamento della comunicazione e della promozione. Sarà però necessario arrivare a definire l’ossatura del programma all’inizio dell’anno e fare rete con altre manifestazioni estive, in modo da creare un’offerta culturale complessiva e collegata che rafforzi il pubblico astigiano, ma richiami anche appassionati di altre città e turisti”. Di qui la proposta di istituire a tempi brevi un tavolo tecnico per cominciare a entrare nel merito delle idee. “E poi – l’obiettivo della presidente Asp – ci piacerebbe per il futuro avere più aziende locali tra gli sponsor”. Questi ultimi quest’anno sono stati Banca C.R. Asti, Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, Iren, AEC, Energrid; media partner La Stampa. Anche nel 2017, inoltre, la multiutility astigiana punterà a individuare un luogo della città da valorizzare, dopo la felice scelta del chiostro del Museo Paleontologico (300 spettatori per Accordi Disaccordi, un centinaio dei quali ha visitato le collezioni fossili e l’ex chiesa del Gesù). E a proposito di luoghi, Massimo Cotto osserva: “Ventuno anni fa, quando il festival è nato, piazza Cattedrale era l’unico luogo di aggregazione: dopo la musica si tirava tardi fino alle 2-3 di notte. Ora i punti di incontro si sono moltiplicati e ospitano fasce di pubblico e generi musicali differenti. E’ anche per questo che si può pensare di cambiare, ipotizzando un programma di dieci concerti”. Il sindaco Fabrizio Brignolo amplia l’orizzonte: “Sarebbe bello uscire da piazza Cattedrale, a fine concerto, e camminare in un centro storico senza auto per raggiungere gli altri luoghi di festa. Ne guadagnerebbero l’atmosfera e il piacere di sentirsi in una città più fruibile. Mettiamo anche questo tra gli impegni della prossima edizione”. Il festival, infine, ha mantenuto fede alla propria identità: dare spazio agli artisti emergenti. “Anche i due concorsi per solisti e band che abbiamo ospitato – indica Cotto – hanno contributo a ricordarci questo nostro compito. E siamo fieri di poter dire che questa è stata un’edizione bellissima, partita un po’ in sordina per cause concomitanti (Europei di calcio, il freddo) ma poi andata in crescendo. Il mio ruolo di direttore artistico non è quello di scegliere concerti facili, ma stimolanti per il pubblico: quello astigiano, ed è una nostra peculiarità, non regala mai applausi, se si annoia se ne va. E questo ci consente di percepire in tempo reale se il concerto è piaciuto o no”.
Asti Musica chiude i battenti. 5000 spettatori per 14 concerti
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