Sotto al titolo “Cetacei arcaici e territori impagabili” si conclude il ciclo di racconti online “Fossili e Territori”. Dodici viaggi nella preistoria, scritti dalla giornalista Laura Nosenzo, per tracciare i ritrovamenti di grandi esemplari di cui finora non si era pressoché mai parlato, scoperti nell’Astigiano e conservati dal 2019 nel deposito del Museo astigiano (ma non solo: mastodonti e rinoceronti del Villafranchiano, per esempio, sono esposti a Bologna e Torino).
“Abbiamo portato la paleontologia dei nostri luoghi agli astigiani quando eravamo bloccati a casa dal primo lockdown della pandemia – ricorda Gianluca Forno, presidente del Distretto Paleontologico dell’Astigiano e del Monferrato – e successivamente, con narrazioni sorprendenti e avvincenti, li abbiamo guidati a scoprire i siti in cui delfini, balene, capodogli, dugoghi sono stati ritrovati tra l’Ottocento e il Novecento o in cui, a distanza di tre milioni di anni, si osservano ancora oggi consistenti affioramenti di conchiglie”.
“Il grande risultato di ‘Fossili e Territori’ – prosegue Forno – è di aver risvegliato l’anima identitaria di moltissimi comuni che, ritrovandosi ora nelle mani storie inedite sui reperti scoperti nelle loro terre, sono a loro volta decisi ad amplificarle per farle conoscere, promuovendo iniziative rivolte anche a visitatori, turisti e appassionati di paleontologia”.
Complessivamente sono stati venti i centri dell’Astigiano e dell’Alessandrino coinvolti dai reportage e oltre trenta quelli segnalati per le attrattività storiche, artistiche e naturalistiche che meritano di essere raggiunti nei dintorni.
Tutte le puntate si possono leggere sul sito www. astipaleontologico.it
In quella pubblicata da qualche giorno, “Fossili e Territori” racconta la storia di esseri davvero straordinari: i cetacei arcaici di Rosignano Monferrato, Moleto (Alessandria) e Belluno più vecchi delle collezioni del museo, delfini e balene vissuti tra i 19 e i 15 milioni circa di anni fa. Reperti in uno stato di conservazione eccezionale: uno di essi mantiene le impronte delle nervature e dei vasi sanguigni. Non manca una notizia inaspettata: anche il secondo antenato della balena grigia è conservato al Museo dei fossili insieme a quello, già classificato, estratto nel 1862 dalla sabbie gialle di Cortandone.
Impensabile anche ciò che, ancora oggi, è possibile vedere a Villadeati, nel Monferrato Casalese a due passi dalle nostre parti: “Un affioramento – scrive Laura Nosenzo – lungo un centinaio di metri di roccia bianca, leggera, porosa e friabile: nientemeno che la formazione di spessi strati di ceneri vulcaniche, dette cineriti, derivanti dall’eruzione di Mortara. In un periodo tra i 25 e i 15 milioni di anni il vulcano eruttò e le ceneri, trasportate dal vento, ricaddero anche qui (oggi siamo a una sessantina di chilometri dalla cittadina lombarda). Tutto questo successe nello stesso tempo in cui nuotavano nel Mare Padano delfini e balene”.
E che dire degli affioramenti di conchiglie a Cortazzone, nelle località Briccarello e Vanara, sito quest’ultimo “la cui grandiosità fa pensare che proprio lì sia stata ritrovata una balena, nell’Ottocento, di cui poco si sa”?
“Con ‘Fossili e Territori – commenta Forno – abbiamo consolidato una certezza: viviamo in un contesto unico e possediamo molte informazioni, e racconti suggestivi, per valorizzare compiutamente, insieme al museo, anche i luoghi dei ritrovamenti. Un obiettivo che il Distretto, forte della stretta collaborazione con il Parco Paleontologico Astigiano, si dà insieme ai Comuni nell’intento di continuare nello spirito di ‘Fossili e Territori’ con nuove iniziative: una di esse già allo studio e che annunceremo presto”.
In quest’ultima puntata si suggeriscono ai lettori sei mete da (ri)scoprire: l’acquario preistorico di Asti, il portico dell’amore a Castagnole Lanze, il parco artistico di Castelnuovo Calcea, il Romanico del Nord Astigiano, i Borghi più belli (Cocconato e Mombaldone), le Panchine letterarie di Monastero Bormida.
Dopo dodici puntate si conclude “Fossili e Territori”
cultura
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