Un modello di accoglienza legale e sicuro che dimostra ancora una volta come l’accoglienza, specie in un momento storico come quello che l’Italia sta vivendo, sia possibile. Sono i corridoi umanitari, la risposta della Chiesa a un’immigrazione ancora incontrollata fatta di viaggi della speranza, sfruttamento, blocchi delle frontiere e chiusure dei porti. Un protocollo firmato dalla Cei e dalla Comunità di Sant’Egidio che ha coinvolto 500 persone provenienti dall’Eritrea, che sono state fatte arrivare in Italia con un percorso legale, sicuro e garantito gestito dalla Caritas. Un percorso completamente pagato dalla Cei, che non grava quindi sulle casse dello Stato e che ha visto nelle comunità e nelle parrocchie i veri protagonisti di un’integrazione possibile. Lo dimostra la storia di mamma Maryan, 33 anni che a giugno è stata accolta a San Domenico Savio assieme ai suoi quattro figli Filippo, 18 anni, Sabir 15 anni, Gebriel 10 e Kinan 9.
Arrivati dopo quattro anni trascorsi in un campo profughi in Etiopia, sono stati accolti in un appartamento messo a disposizione dalla Caritas e abbracciati da un’intera comunità. Oggi questa esperienza si ripete a Villafranca che darà ospitalità a un’altra famiglia eritrea cristiana che proviene dal campo di Shimbella, in Etiopia. Giovedì 31 gennaio, Teklemariam, padre di famiglia di 35 anni, è arrivato in Italia assieme alla moglie Almaz, 27 anni, e alle figliolette Snit 5 anni, Nardos 4 e Solyana, 1 anno. Sono atterrati a Roma e poi, dopo alcuni accertamenti di rito, in treno hanno raggiunto la nostra provincia, inseriti in nel secondo progetto di corridoi umanitari che coinvolge la Diocesi di Asti.
A Villafranca ad attenderli c’era un appartamento completamente arredato messo a disposizione dalla Caritas, che grazie al protocollo Cei, li seguirà e li sosterrà a livello economico per un anno. Ma soprattutto a Villafranca c’è una comunità che si è subito detta disponibile all’accoglienza. Sono infatti una quarantina i volontari che hanno risposto alla chiamata della Caritas e che si sono detti disponibili per fare integrare questa famiglia. Nel giro di 24 ore , da quando cioè è giunta la certezza dell’arrivo, è nato un gruppo che si è già incontrato diverse volte e che è già diventato operativo.
“Abbiamo ricevuto tanta disponibilità dalla comunità – ha spiegato Beppe Amico, direttore della Caritas Diocesana -. C’è chi si è occupato di pulire l’alloggio che Caritas ha messo a disposizione, chi ancora ha dipinto le parenti e chi ha voluto creare dei quadretti per abbellire la camera delle bambine”. C’è stata la disponibilità di un medico, di insegnanti che vogliono insegnare l’italiano, di un’imprenditore agricolo che si è detto disposto ad assumere Teklemariam.
“La comunità ha risposto ottimamente facendo proprio il messaggio di papa Francesco – ha continuato Amico -. I primi passi da fare saranno l’inserimento scolastico delle bambini all’asilo e al nido di Villafranca (solo dopo che avremo acquisito la documentazione sanitaria che ne comprova il buono stato di salute) e l’insegnamento dell’italiano. Poi verranno valutate le possibilità di tirocini lavorativi per il capofamiglia”.
Una famiglia eritrea a Villafranca con i corridoi umanitari
CHIESA
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