Ha festeggiato 80 anni al Cardinal Massaia insieme ai medici che le hanno salvato la vita: è durato sette ore la complessa operazione chirurgica che ha coinvolto un’anziana dell’Astigiano. Per le sue caratteristiche, l’intervento è da considerarsi assolutamente raro.
L’operazione, avvenuta a fine giugno e seguita da un regolare decorso, ha coinvolto i medici di quattro strutture ospedaliere: in prima fila la Chirurgia Vascolare (con il primario Gaggiano rientrato appositamente dalle ferie), affiancata dalla Cardiologia (Marco Scaglione), l’Otorinolaringoiatria (Paolo Pisani), l’Anestesia e Rianimazione (Silvano Cardellino).
“Un intervento di chirurgia complessa come quello svolto – sottolinea il dottor Gaggiano – non può che essere fatto in un ospedale, come il Massaia, dotato di eccellenze tecniche ma soprattutto fondato sul lavoro in team”.
Già precedentemente al ricovero, specialisti esterni all’ospedale avevano diagnosticato alla donna un aneurisma dell’arco aortico (dilatazione di una porzione dell’aorta), dichiarandola difficilmente operabile poiché l’intervento in sala avrebbe comportato elevati rischi per la vita.
All’arrivo al Massaia, la donna presentava dolore toracico, sintomo che può segnalare l’iniziale rottura nell’aneurisma: con la Tac si è accertato che la dilatazione dell’arteria aveva raggiunto gli 8 centimetri contro i 2 in condizioni normali dell’aorta.
Confermata l’impossibilità di operare l’anziana attraverso l’apertura dello sterno, l’équipe del dottor Gaggiano ha puntato su un’altra tecnica, con la collocazione di due bypass, il primo carotido- carotideo (tra una carotide e l’altra) e il secondo carotido-succlavio (tra la carotide e l’arteria succlavia). Con questa metodica, che ha richiesto l’intervento del dottor Pisani (Otorinolaringoiatria), è stato portato sangue al cervello e all’arto superiore sinistro della paziente.
Per cercare di impedire la rottura dell’aneurisma, dall’arteria femorale si è poi proceduto a introdurre un’endoprotesi, per poter “agganciare” la quale, nella ristretta zona di circa 13 millimetri tra il tronco anonimo (da cui ha origine la carotide interna) e l’inizio dell’aneurisma, è stato fondamentale l’apporto del cardiologo. Il dottor Scaglione ha infatti inserito nel cuore, attraverso la vena giugulare, un pacemaker provvisorio: i valori di pressione arteriosa e la frequenza del battito cardiaco, sono stati diminuiti drasticamente, manovra che, in circa sessanta secondi, ha consentito ai chirurghi vascolari di agganciare con precisione l’endoprotesi, dentro alla quale ha iniziato a scorrere il sangue. ? Questo intervento, insieme all’azione fondamentale dei medici rianimatori, ha consentito di tenere in vita la paziente nel momento in cui, in sala, la rottura dell’aneurisma si è effettivamente verificata. Terminato il periodo di degenza al Massaia (prima nel reparto di Cardellino, poi alla Chirurgia Vascolare), l’anziana paziente si è sottoposta, di recente, alla visita ambulatoriale, che ha confermato il regolare decorso post operatorio.
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