Confronto e partecipazione. Sono i capisaldi del percorso che accompagnerà alla delibera regionale di riforma dell’assistenza territoriale piemontese, da licenziare entro giugno. Una bozza è stata illustrata, mercoledì mattina nella sala del Consiglio provinciale di Asti, dall’assessore alla Sanità Antonio Saitta, giunto in città per incontrare amministratori locali e soggetti che a vario titolo gravitano nel mondo sanitario, i quali contribuiranno con suggerimenti e osservazioni alla stesura definitiva del testo. Spostare il fulcro dall’Ospedale al territorio. Snodo fondamentale per l’avvio del processo è quello di contrastare l’inappropriata ospedalizzazione e ridurre i passaggi non strettamente necessari in pronto soccorso. “Il Piemonte – ha spiegato Saitta – conta annualmente 1.768.800 passaggi in Pronto Soccorso ma la stragrande maggioranza (il 90,54%) sono codici bianchi e verdi che non necessitano ricovero. Questo segnala che l’assistenza territoriale è insufficiente”. Meno ricoveri e potenziamento delle cure domiciliari. Quasi la metà dei 492.000 ricoveri (escluso il day hospital) che si registrano in Regione riguardano pazienti over 70. Troppo pochi i casi in cui i degenti più anziani intraprendono, dopo le dimissioni ospedaliere, un percorso di assistenza domiciliare integrata (meno dell’1%) od usufruiscono dell’ospedalizzazione a domicilio (solo lo 0,19%). “Nel periodo post acuto sarebbe importante seguire il paziente in base alle proprie esigenze, offrendo così un servizio mirato e più efficiente”, ha continuato Saitta. L’importanza del distretto forte. Gli esempi di Emilia e Toscana confermano, ha sottolineato l’assessore, l’importanza di consolidare la presenza dei distretti e attribuire poteri ai loro responsabili: “Il distretto deve essere un luogo fisico dove s’incontrano le esigenze socio sanitarie; le competenze resteranno, anche dopo la riforma, in capo ai comuni”. Oggi il Piemonte conta 56 distretti di cui tre (Asti Nord, Asti Centro e Asti Sud) nella nostra provincia ma in previsione potrebbero scendere fino a 30; qui Asl, comuni e volontariato potranno affrontare congiuntamente le esigenze di cura. Il distretto avrà un bacino d’utenza “fra gli 80mila ed i 150mila abitanti e coinciderà con l’ambito territoriale del Consorzio socio-assistenziale, con deroghe ad hoc per aree montane e scarsamente abitate”. Una quota che preoccupa il sindaco Brignolo, presente in sala: “Mi auguro che il dato sia interpretato con la dovuta elasticità, non possiamo stravolgere i tre distretti anche se hanno un’utenza leggermente inferiore a quella prestabilita”. Sforbiciata alle strutture complesse. La “mannaia” sulle SOC (strutture operative complesse) non si limiterà a quelle ospedaliere (Asti perderà 5 primariati) ma anche a quelle di cure primarie. Oggi sono 543, di cui 257 amministrative e 286 sanitarie, “dopo la riforma diventeranno al massimo 318” Via libera alla medicina di gruppo. L’accorpamento dei medici di famiglia, 15 – 20 per ogni struttura ausiliati da infermieri e assistenti sociali, “deve diventare la modalità principale di assistenza”; la Regione offrirà un contributo logistico per individuare i siti idonei allo svolgimento della professione. Solo così sarà possibile “mettere assieme esperienze diverse e offrire un miglior servizio ai cittadini”. Il tutto porterà, assicura Saitta, a un abbattimento dei cavilli burocratici e maggior tempo da dedicare al paziente. Intanto i medici di famiglia si preparano alla mobilitazione del 19 maggio, con la chiusura degli studi dalle 8 alle 20, per denunciare i rischi che sta correndo la medicina generale colpita dai tagli governativi. Ora le assunzioni. Il Governo ha dato il via libera alla Regione per l’assunzione di 600 tra medici, infermieri e operatori socio sanitari. Sul tavolo regionale sono pervenute 2159 richieste: “564 medici, 52 dirigenti sanitari non medici e 1543 unità di personale non dirigente di cui 944 personale infermieristico e perfino 40 amministrativi.” Il maggior numero sono giunte dalla Città della Salute di Torino, che con un organico di oltre 10mila dipendenti ne ha sollecitati ulteriori 354. Una necessità in linea con quella di Alessandria, che chiede 324 nuove assunzioni tra Azienda ospedaliera e Asl. L’Asl di Asti ha limitato le proprie richieste a circa 80 nuove figure. Dalla Regione saranno comunicati, a breve, i budget di spesa stabiliti per ogni Azienda: la neo direttrice Ida Grossi (che s’insedierà ufficialmente il 18 maggio) sarà chiamata ad assumere la prima decisione importante per il nostro territorio. Ma non sarà l’unica: i neo-direttori generali sono stati assunti con il nuovo contratto che prevede il raggiungimento di obiettivi che “non saranno solo solo aziendali, ma anche di quadrante, nonché obiettivi articolati e specifici relativi sia all’assistenza territoriale sia alla prevenzione”, ha precisato in passato Saitta, una prospettiva che se non si dovesse realizzare porterebbe al decadimento dalla carica. L’assessore ha inoltre rimarcato che i direttori, entro sei mesi, dovranno presentare il piano pluriennale (tre anni, tanti quanti la durata del mandato) in cui è prevista l’assistenza territoriale del distretto, definire i posti letto necessari e inquadrare i servizi svolti nelle case della salute. Fabio Ruffinengo
Saitta ad Asti: spostare il fulcro dall’Ospedale al territorio
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