Il cartello della discordia è riapparso, ma non è bastato a sopire le polemiche sulla sua rimozione. Parliamo del manufatto che qualche settimana fa l’associazione per la difesa del Cardinal Massaia, aveva sistemato nel cortile antistante l’ingresso del nosocomio, per illustrare la contrarietà verso l’annunciata riforma sanitaria voluta dalla giunta Cota.
L’associazione è un sodalizio trasversale costituito dai consiglieri provinciali di minoranza, da qualche consigliere di maggioranza dissidente, da molti sindaci e amministratori locali di destra e sinistra, da componenti autorevoli della società civile, come il presidente di Confartigianato Biagio Riccio.
Nei giorni scorsi, su disposizione del commissario dell’ Asl di Asti Walter Galante, il cartellone è stato rimosso, suscitando il dispetto dell’associazione.
In un comunicato, Mariangela Cotto, Roberto Peretti, Marta Parodi, Paolo Luzi, Massimo Padovani, Giovanni Boccia, Mario Aresca e Felice Sismondo lamentano la sparizione improvvisa del manufatto (poi restituito all’associazione): “il nuovo corso della sanità astigiana comincia con il piede sbagliato, poche e confuse risposte, poca trasparenza, un atteggiamento arrogante verso un’associazione che è dalla parte della gente”.
Il commissario spiega in un comunicato le proprie ragioni: “il cartello è stato rimosso semplicemente perché lì non poteva rimanere; il confronto politico si può legittimamente sviluppare in tutte le forme e nei luoghi idonei, ma l’ospedale non è non negozio dove mettere in vetrina le varie posizioni, non può essere considerato terreno di scontro politico”.
A sostegno del commissario interviene anche il consigliere regionale del Pdl Rosanna Valle, con parole piuttosto pesanti: “Prendo atto che qualcuno intende spostare il confronto politico sulla piazza dell’ospedale. Per guadagnare un po’ di visibilità si cerca di tirare in ballo l’istituzione rea di aver fatto rimuovere un cartello collocato in modo improprio in un luogo in cui non sono consentite affissioni. I cittadini vanno in ospedale non per diletto, ma per farsi curare, ci vuole rispetto per i malati. A chi cerca di cavalcare la protesta sulla riforma sanitaria, mi sento proprio di dire giù le mani dall’ospedale”, “usurpando” lo slogan scelto dalla associazione.
Accuse prontamente rispedite al mittente da Mariangela Cotto, uno dei più strenui difensori dell’autonomia del Massaia: “di sanità mi occupo da sempre, tutti lo sanno. Abbiamo lottato molto per conquistare il nuovo ospedale, ora lo difenderemo con tutte le forze, con buona pace della Valle e della giunta Cota, non certo per avere visibilità ma per il bene di tutti. Non vogliamo che i tagli alla sanità penalizzino Asti più che altri territori”.
Un problema quello dei tagli decisi dall’amministrazione regionale che rischiano di avere pesanti ricadute sui servizi offerti agli utenti. Si parla di 150 milioni di euro complessivi, di cui circa 7 milioni di competenza dell’Asl di Asti.
“Ci dicano dove faranno i tagli, – incalza la Cotto – l’Asl astigiana è sempre stata considerata tra le più virtuose della regione, dunque gli sprechi da eliminare credo siano ben pochi. Temo che buona parte dei risparmi si concentreranno sugli straordinari del personale, con l’unica conseguenza di allungare a dismisura le liste di attesa. Ancora una volta il conto finale lo pagheranno i pazienti. E contro questa filosofia che ci battiamo”.
Intanto continua la raccolta di firme dell’associazione contro l’accorpamento dell’ospedale di Asti a quello di Alessandria: “abbiamo superato quota quattromila, 1.100 solo a Villanova – afferma la Cotto – e non ci fermeremo qui”. E’ possibile infatti che la protesta astigiana, si saldi con quella della Valle Belbo, ansiosa circa le sorti del nascente ospedale. Un incontro in tal senso si tiene oggi, venerdì, per valutare azioni comuni tra i due comitati.
Massimiliano Bianco
POLITICA
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