Ad Asti, tutte le segreterie provinciali dei sindacati della polizia penitenziaria, con un comunicato hanno annunciato lo stato di agitazione permanente con l’adozione di azioni di protesta che di giorno in giorno saranno incrementate.
La polizia impegnata nel carcere di Asti-Quarto protesta per il mancato riconoscimento dei diritti lavorativi e sindacali, il crescente sovraffollamento della popolazione detenuta le persistenti carenze di organico della polizia penitenziaria, i rischi per la sicurezza interna ed esterna connessi alle particolari tipologie della popolazione detenuta attualmente presente con 137 detenuti ad “Alta Sicurezza” più due detenuti affiliati ad Al Quaeda.
Nel comunicato tra l’altro si legge: “La situazione è grave al punto che il personale sente il dovere di manifestare la propria rabbia attraverso le prime immediate e, non ultime forme organizzate di protesta con le seguenti modalità: un sit-in fisso all’esterno della casa di pena; rifiuto dei pasti della mensa di servizio; l’auto consegna del personale libero dal servizio. Si sta inoltre pensando di applicare lo sciopero bianco che consiste nella ferrea applicazione del regolamento carcerario e delle relative procedure che consentono di normalizzare lo svolgimento delle attività all’interno dell’istituto ma che provocherà molti disagi. In cantiere altre iniziative eclatanti”.
“Le carceri italiane oggi, Quarto compreso, sono una discarica sociale, letteralmente invivibili per i detenuti, per gli agenti e per tutti gli operatori del settore – scrive a proposito Salvatore Grizzanti, tesoriere dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta e membro del Comitato nazionale di Radicali Italiani -. Di questa situazione è responsabile la politica partitocratica e proibizionista che con le leggi Bossi-Fini (immigrazione) e Fini-Giovanardi (droghe) ha riempito le galere ed intasato la giustizia. Naturalmente in galera ci finiscono sempre i soliti, i poveracci che non possono permettersi il buon avvocato che gli garantisce che il processo vada in prescrizione, infatti oggi in Italia l’amnistia già esiste ed è un’amnistia di classe che corrisponde alle 200 mila prescrizioni ogni anno. Si consideri inoltre che il 30% dei detenuti italiani sono presunti innocenti cioè in attesa di giudizio. L’amnistia, quella legale, è l’unico modo per impedire che migliaia dì persone, magari colpevoli dei peggiori reati, se ne vadano liberi grazie alla prescrizione, servirebbe per superare il collasso del sistema carcerario e per consentire ai magistrati di fare il loro lavoro man mano che i processi vengono a maturazione”.
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